venerdì 22 maggio 2020

AGROFARMACI: RISCHI PERCEPITI E RISCHI REALI

di DONATELLO SANDRONI

 

 

                                                                                         Tratto da "I Tempi della Terra" |n° 5|


 



 
Informazione contro disinformazione. Scienza contro fake news. Analisi dei fatti contro allarmismo. Tre scontri nei quali il primo dei contendenti ha spesso la peggio, per lo meno analizzando i sentimenti espressi sui social da parte di una popolazione sempre più allarmata e preoccupata sia per la salute, sia per l’ambiente. In entrambi i casi, però, alla preoccupazione non seguono di solito le opportune modifiche dei propri stili di vita, al fine di renderli più sicuri per se stessi e per il Pianeta. Tale asimmetria fra sentimenti e azioni poggia sovente su dinamiche legate più alla psicologia e alla sociologia che alla tossicologia e all’ecologia. I media purtroppo remano spesso controcorrente, vuoi per nette posizioni ideologiche di chi amministra testate e trasmissioni tv, vuoi per precisi interessi economici dei media stessi.
A dimostrazione che il conflitto di interessi non è solo quello di chi ha collaborato qualche volta con una multinazionale. L’allarmismo è infatti uno dei più facili business del Terzo Millennio, facendo leva su due precisi punti deboli della psiche umana: la paura come emozione dominante nei propri comportamenti, nonché un’ignoranza più o meno marcata sui temi in discussione. Difficile infatti pensare che si possa sostenere discussioni ieri sul lattosio, oggi sugli ogm, domani su glyphosate e nei giorni successivi su olio di palma e 5G, a scelta. Eppure, è alquanto palpabile la voglia di esserci, di discutere, di assumere il ruolo di protagonista, di opinion leader su ognuno di questi argomenti. Basti vedere cosa è successo in tema di coronavirus cinese, argomento che ha dato la stura a una ridda di ipotesi fra le più bizzarre, inclusa l’origine militare del virus, destinato alla guerra batteriologica. Va da sé che farebbe un po’ sorridere pensare a un biologo che mettesse a punto un virus con finalità belliche, ma non riuscisse ad assicurare una mortalità superiore al 2% dei contagiati. La logica suggerisce quindi una direzione, ma la fantasia complottista appare capace di sedurre le menti più semplici anche su temi come questo. I no-vaxx, del resto, insegnano: una minoranza risicata di persone è riuscita a tenere in scacco un intero Paese, obbligando a Leggi che rendessero obbligatorio un atto che dovrebbe essere un pre-requisito spontaneo in ogni Paese civilizzato e scolarizzato. Si provi quindi a pensare a quanta mano libera abbiano gli allarmisti di professione quando il tema sia un diserbante accusato di provocare il cancro, come avvenuto con glyphosate. Oppure che gli agrofarmaci sarebbero la causa della scomparsa delle api a livello globale. Nel primo caso, a nulla è servito informare ripetutamente circa la sicurezza dell’erbicida, sostenuti dai pareri di ogni autorità di regolamentazione mondiale, cui si è aggiunto anche l’OMS, ovvero quell’organizzazione cui fa parte anche la IARC, l’agenzia che ha definito glyphosate “probabile cancerogeno” a dispetto di moltissime evidenze contrarie. La paura si è ormai impossessata delle menti umane, tramite un allarmismo mediatico battente e spregiudicato, e a nulla vale quindi spiegare scientificamente come stiano davvero le cose. Un po’ come cercare di fermare la folla che fugge da un cinema in fiamme, cercando di spiegare che queste sono state generate solo dal regista di un film catastrofista girato in 3D. L’unico risultato che si ottiene è quello di essere travolti. Analogamente, è più facile che un cittadino creda alla bufala di Albert Einstein che vaticina l’estinzione dell’uomo a soli quattro anni dalla scomparsa delle api, piuttosto che dare ascolto a chi spiega che le colonie di api mondiali sono oggi maggiori di quanto non fossero nei decenni passati. Così come appare gara durissima spiegare che parassiti e malattie sono alla base della maggior parte dei casi dichiarati di morie. Non a caso, in Australia e Nuova Zelanda le api non hanno subito alcuna crisi, come avvenuto invece in Europa e America fra il 2006 e il 2010, avendo come differenza il fatto di essere esenti da Varroa, l’acaro parassita che stalla da decenni in vetta alle cause di morte negli alveari. Anzi, recenti studi avrebbero pure individuato nelle api allevate la principale causa di pressione sugli impollinatori selvatici, dal momento che sono numericamente predominanti e per giunta possono trasferire loro i summenzionati parassiti e patogeni. Un’evidenza che va sempre più stretta, sia agli apicoltori sia alle associazioni ambientaliste che da sempre usano le loro lamentele per pompare messaggi devastanti contro la chimica agraria. Un sodalizio dall’amaro sapore strumentale di cui presto si potrà chiedere maggiori spiegazioni. Ultimi ma non ultimi gli OGM, percepiti come estranei alla vita degli Italiani quando invece ne fanno parte almeno dal 1953, anno in cui venne applicata per la prima volta la tecnica del bombardamento di colture agrarie con le radiazioni, tentando di mettere il turbo alle mutazioni al fine di selezionarle e sfruttarle. La sentenza della Corte di Giustizia europea del luglio 2018 ha infatti sancito che anche queste colture vanno considerate appieno come OGM, al pari del mais transgenico resistente agli insetti o della soia, parimenti transgenica, resistente a glyphosate. Ovviamente, di tale sentenza ne sono a conoscenza solo gli esperti di settore, mentre la stragrande maggioranza della popolazione ancora pensa che gli OGM siano pericolose diavolerie che coltivano e mangiano solo gli Americani. Poi si scopre che le principali cause di perdita della salute ricadono nell’alimentazione eccessiva, nel fumo, nel consumo di alcol e nella sedentarietà. Così come l’inquinamento ambientale è composto per la maggior parte da polveri sottili emesse da riscaldamenti, industrie e traffico automobilistico. Parimenti le acque sono contaminate in modo predominante da acidi, solventi, farmaci, idrocarburi e detergenti (già: AMPA non è metabolita del solo glyphosate…). Perfino droghe come la cocaina sono ormai state reperite nelle acque di importanti fiumi come il Po e il Tamigi che attraversa Londra. Ma come si diceva nell’incipit dell’articolo, molto meglio puntare il dito su un singolo mostro, accusandolo di ogni male del Mondo, che abbassare i riscaldamenti, andare di più a piedi, smettere di fumare nonché mangiare e bere in modo più morigerato. Come recita infatti un detto popolare molto in voga fra le anziane donne toscane del secolo scorso: “La colpa morì fanciulla perché nessuno la volle”. 


 


 Donatello Sandroni
Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Milano dove ha anche conseguito un Dottorato di ricerca in Ecotossicologia. E' Giornalista libero professionista. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo libro, “Ki ti paga?”, una disamina delle varie forme di disinformazione che creano dell'agricoltura un'immagine deformata e penalizzante. Dal 31 gennaio 2018 è disponibile l'ultima sua fatica: “Orco Glifosato - storia di lobby, denaro, cancri e avvocati”.

 

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