mercoledì 22 aprile 2026

ANALISI DI 31 SERIE PLUVIOMETRICHE SECOLARI E CONFRONTO CON I TOTALI REGISTRATI NELL'ANNO 2025

Nel 2025 al Nord prevalgono anomalie positive mentre al Centro – Sud dominano valori nella norma o in lieve anomalia negativa. 


di LUIGI MARIANI e GIANNI OMODEO







Le serie storiche di riferimento

A partire dal 2022, anno particolarmente siccitoso per il Nord Italia, abbiamo dato inizio alla raccolta di serie storiche secolari di dati pluviometrici mensili riferiti all’area italiana. Attualmente disponiamo dei dati relativi ad osservatori storici siti nelle 29 località italiane e due località elvetiche di Lugano e Basilea (tabella 1). Tutte le località in esame dispongono di almeno un secolo di dati, con le eccezioni di Frascati la cui serie ha inizio nel 1945, Brindisi, che ha inizio nel 1952 e Urbino che ha inizio nel 1938. Si noti inoltre che i dati considerati sono stati attinti fin dove possibile dalle serie pluviometriche degli osservatori storici mentre negli anni più recenti sono state in vari casi attinte dai dati prodotti da stazioni appartenenti a reti meteorologiche operative e prossime agli osservatori storici considerati. La tabella 1 evidenzia anche che il numero di stazioni con serie secolari al centro-sud è ridotto e sarebbe auspicabile un suo incremento, per cui è il benvenuto ogni eventuale suggerimento o contributo in termini di dati da parte di coloro che leggono questa nota.



Le anomalie riscontrate nel 2025

In figura 1 si riportano le precipitazioni totali registrate nel 2025 mente in figura 2 sono indicati gli scostamenti percentuali rispetto alla media secolare (1924-2023) e, per i tre osservatori con meno di un secolo di dati, lo scostamento rispetto alla media dell’intera serie storica. Dal confronto fra la media secolare 1924-2023 e le medie cinquantennali (1974-2023) e trentennali (1994-2023) (tabella 2) emerge che le differenze sono in genere modeste, il che attesta la sostanziale stazionarietà degli apporti pluviometrici annui nel nostro paese, che sono comunque soggetti ad una sensibile variabilità interannuale. La stazionarietà è confermata dall’analisi di trend sulle singole serie storiche di dati annuali effettuata con il test statistico non parametrico di Man Kendall (tabella 3), il quale evidenzia che ventiquattro stazioni presentano trend non significativi, cinque stazioni presentano trend decrescenti significativi e solo una (Pesaro) presenta un trend crescente significativo.
La carta delle precipitazioni totali del 2025 (figura 1) evidenzia il gradiente pluviometrico Nord Sud, con massimi sui rilievi alpini ove si evidenziano valori più elevati in coincidenza con i tre massimi climatologici principali del nostro Paese e cioè il massimo carnico, il massimo dell’Alto lago Maggiore e il massimo appenninico legato al Golfo ligure, principale area ciclogenetica del Mediterraneo (Istituto di Geografia dell’Università di Pisa, 1964).





Figura 1
– Precipitazione totale annua per il 2025. Per ogni serie storica sono riportati i valori in millimetri. I colori sono frutto della spazializzazione dei dati.












Figura 2 – Anomalia percentuale delle precipitazioni per il 2025 rispetto alla media dell’ultimo secolo. I colori sono frutto della spazializzazione dei dati, eseguita solo per gli areali in cui il numero stazioni era sufficientemente elevato. 



La carta di anomalia pluviometrica (figura 2) indica che nel 2025 prevalgono valori nella norma o in anomalia positiva. Valori lievemente inferiori alla norma si riscontrano localmente su pianura piemontese, Lazio meridionale e Calabria meridionale. Si noti che per il Sud e la Sardegna la scarsa fittezza degli osservatori (Cagliari, Reggio Calabria, Brindisi, Palermo) ci ha portato a evitare di spazializzare i dati di anomalia per l’intero territorio.


















Cenni agli aspetti circolatori più salienti del 2025

Le precipitazioni totali registrate nel 2025 sono frutto di un inverno meteorologico (1 gennaio - 28 febbraio) reso mite e piovoso dal lungo persistere di condizioni di tempo atlantico con variabilità a tratti perturbata. La primavera meteorologica (1 marzo – 31 maggio) ha visto dal canto suo il prevalere di condizioni depressionarie sul Mediterraneo occidentale, con il frequente passaggio di perturbazioni in forma di saccature atlantiche, più attive sul Centro-Nord.
L’estate meteorologica (1 giugno – 31 agosto) ha visto il precoce affermarsi condizioni anticicloniche pienamente estive per il lungo persiste di un promontorio anticiclonico subtropicale di blocco cui è conseguita una sensibile anomalia pluviometrica negativa accompagnata da un’ondata di caldo persistita fino al 7 Luglio. Da tale data sul settentrione si è affermato un regime circolatorio atlantico con piovosità nella norma e temperature che si sono mantenute nella norma fino al 10 agosto, data da cui ha avuto inizio la seconda grande ondata di caldo del 2025 che ha avuto il suo picco intorno a Ferragosto per esaurirsi il 18 agosto in coincidenza con l’arrivo di masse d’aria più fresca da settentrione. L’autunno meteorologico (1°settembre – 3° novembre) si è aperto con il settentrione interessato dal periodico transito di perturbazioni che hanno prodotto una piovosità abbondante accompagnata da temperature nella norma o lievemente inferiori alla stessa mentre condizioni anticicloniche estive hanno prevalso al sud. Ottobre ha visto invece il predominio di strutture circolatorie sfavorevoli alle precipitazioni, che hanno presentato un’anomalia negativa. Le cose sono cambiate a Novembre allorché le correnti atlantiche, vettore di perturbazioni fontali, sono discese sul Mediterraneo garantendo la frequente presenza di fasi perturbate foriere di nuvolosità e precipitazioni abbondanti. Dicembre infine ha visto l’areale italiano mediamente interessato da un promontorio anticiclonico da Sud – Sudest che ha limitato il transito delle perturbazioni atlantiche con conseguente anomalia pluviometrica negativa.

Ulteriori analisi effettuate

In figura 3 si riporta il diagramma temporale del numero di serie storiche disponibili dal 1764 (primo anno per il quale disponiamo di dati) al 2025. Si noti che nel 1800 sono disponibili solo 4 serie storiche che salgono a 20 nel 1878 per raggiungere le 31 nel 1951. Occorre peraltro osservare tre degli anni citati (1764, 1878 e 1951) si legano ad eventi importanti della storia della meteorologia: nel 1763 infatti ha inizio la serie storica di Milano Brera, una delle più antiche del mondo, nel 1879 si tiene a Roma il Secondo congresso Meteorologico Internazionale, nel corso del quale viene fondata l’OMI (Organizzazione Meteorologica Internazionale) ed infine nel 1951 l’IMO viene sostituita dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Benincasa et al., 2019).


Figura 3 – Numero di serie storiche disponibili per il periodo compreso fra il 1764 e il 2025.



In figura 4 e figura 5 si riportano la media delle serie disponibili e la loro variabilità (espressa come coefficiente di variazione) per l’ultimo secolo (periodo 1926-2025). Abbiamo evitato di spingerci più indietro nel tempo in quanto il numero di serie va progressivamente riducendosi rendendo non probante l’analisi. Si noti che ambedue le serie considerate (media e coefficiente di variazione) manifestano una sensibile variabilità interannuale pur risultando stazionarie se sottoposte al test di Mann Kendall, il che conferma quanto scritto in precedenza per le singole serie storiche e cioè che gli apporti pluviometrici sul nostro territorio sono rimarcabilmente stabili se visti su lungo periodo, pur a fronte di una sensibile variabilità interannuale.

Figura 4 – Precipitazione media di serie storiche per l’ultimo secolo (1926-2025). Le stazioni erano 28 nel 1926 e salgono a 31 nel 1951.


Figura 5 – Coefficiente di variazione di tutte le stazioni per l’ultimo secolo (1926-2025). Le stazioni erano 28 nel 1926 e salgono a 31 nel 1951.




Preveniamo poi l’obiezione secondo cui i quantitativi annui sono stazionari ma tali quantitativi cadrebbero in un minor numero di giorni di pioggia, incrementando sostanzialmente la frequenza degli eventi pluviometrici estremi e la loro intensità, ribadita ad ogni piè sospinto dai media.
Per un’analisi aggiornata su tale tematica si rinvia ad un recentissimo articolo scientifico relativo all’Italia Centro-Settentrionale e al periodo 1961-2023 (Parisi et al., 2025) da cui emerge che con riferimento a frequenza e intensità delle precipitazioni, l'83% e l'86% dell’areale indagato non manifesta incrementi significativi, l'11% e il 15% mostra incrementi significativi e il 2% e il 3% mostra decrementi significativi. Inoltre per un’analisi più ampia ed esaustiva di tale tematica si rinvia all’articolo scientifico di Libertino et al. (2018) dal significativo titolo “Evidence for Increasing Rainfall Extremes Remains Elusive at Large Spatial Scales: The Case of Italy” (Libertino et al. 2019). In tale lavoro si analizzano i dati di precipitazione a 1, 3, 6, 12 e 24 ore riferiti a circa 5000 stazioni pluviometriche italiane per il periodo 1915-2015 evidenziando che la grande maggioranza delle stazioni presenta trend non significativi e che inoltre a seconda degli intervalli (1, 3, 6, 12 e 24 ore), l'86-91% delle stazioni non ha trend, il 4-7% ha trend significativo crescente e il 5-7% ha trend significativo decrescente. In base all’analisi condotta gli autori concludono che, per quanto riguarda la frequenza degli eventi, i risultati mostrano che tutte le tendenze osservate non sono significative, il che è compatibile con l'ipotesi di un clima stazionario. Al contempo per quanto attiene all’intensità degli eventi, non è possibile rilevare una tendenza chiara nei valori di precipitazione estrema a livello nazionale, pur evidenziandosi alcune tendenze significative (in aumento o in calo) in alcune aree e periodi specifici.

Considerazioni conclusive

Le analisi effettuate pongono in luce la sostanziale stazionarietà delle precipitazioni che cadono sull’areale italiano. A tale stazionarietà si associa un sensibile variabilità interannuale tipica degli areali a clima mediterraneo o sub-mediterraneo, rispetto alla quale occorre a nostro avviso adottare una prospettiva di adattamento basata su consolidate tecnologie ingegneristiche (invasi artificiali, casse di espansione, ecc.), agronomiche (suoli ben strutturati per una maggiore capacità d’invaso, sistemazioni idraulico-agrarie, aridocoltura, agricoltura conservativa a fini anti-erosivi, miglioramento genetico, ecc.) e forestali (scelta delle essenze più idonee per i diversi ambienti, sistemazioni idraulico-forestali, gestione razionale dei boschi, ecc.). Peraltro, molte di queste tecnologie, oltre a garantire un’efficace lotta alla siccità e all’eccesso idrico, presentano importanti ricadute positive in termini di gestione razionale del territorio.
Un ulteriore elemento su cui riflettere è dato dal fatto che il nostro Paese presenta una rilevante estensione latitudinale e longitudinale: dai 35° di Lampedusa ai 47° Nord della Vetta d’Italia e dai 6° Est del Piemonte occidentale ai 18° Est della Puglia. In tali condizioni non è raro osservare che annate siccitose al Sud manifestano una piovosità abbondante al Nord (o viceversa) e che annate a maggior piovosità sul versante tirrenico presentano una piovosità più scarsa su quello adriatico (o viceversa). Tale peculiarità dovrebbe spingerci a una gestione territoriale ampia delle risorse idriche ed in tal senso ci domandiamo se non possa essere immaginabile un acquedotto che colleghi il Nord al Sud per ridistribuire gli eccessi e compensare le carenze. Soluzioni di questo tipo sono state da tempo realizzate a livello regionale, collegando fra loro i laghi artificiali presenti in aree diverse ed in tal senso sono da citare gli esempi della Calabria (collegamenti fra i grandi invasi della Sila) e della Sardegna (collegamenti fra alcuni grandi invasi presenti sull’isola come il lago Omodeo).
Si evidenzia infine che le analisi da noi presentate potranno essere approfondite in futuro ricorrendo a strumenti quali l’analisi spettrale per evidenziare le ciclicità presenti nelle serie storiche indagate o l’analisi dei trend esistenti nei singoli mesi o stagioni.


Bibliografia

Benincasa F., De Vincenzi M. e Fasano G., 2019. Storia della strumentazione meteorologica nella cultura occidentale, con postfazione di Paolo Sottocorona, CNR Ibimet, 160 pp.

Istituto di Geografia dell’Università di Pisa, 1964. Carta delle precipitazioni medie annue in Italia (trentennio 1925-1950), CNR, Roma.

Libertino, A., Ganora, D., & Claps, P., 2019. Evidence for increasing rainfall extremes remains elusive at large spatial scales: The case of Italy. Geophysical Research Letters, 46, 7437–7446. https://doi.org/10.1029/2019GL083371

Øyvind Hammer et al., 2001. PAST: paleontological statistics software package for education and data analysis. Paleontologia elettronica 4(1): 9 pp.

Parisi SG, Alimonti G, Mariani L., 2025. Mean and extreme precipitation regime in North and Central Italy–between stability and change, Italian Journal of Agrometeorology.


Ringraziamenti


Si ringraziano gli enti che hanno messo a disposizione le serie storiche pluviometriche mensili e gli amici che hanno condiviso i loro dati.




Luigi Mariani

È Direttore del Museo di Storia dell'Agricoltura e Vicepresidente della Società Agraria di Lombardia.




Gianni Omodeo

Agronomo, già proprietario ed imprenditore agricolo della propria azienda e amministratore e di altre. Consulente tecnico d'ufficio del Tribunale di Milano. Da qualche anno in pensione, appassionato di meteorologia e della costruzione di piccoli laghi artificiali ai fini irrigui ed idroelettrici.

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