martedì 13 marzo 2018

SE IL PRESIDENTE FEDERBIO SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


di ALBERTO GUIDORZI e LUIGI MARIANI



Fra presidenti ci si intende, avrà pensato il presidente Federbio Paolo Carnemolla nel prendere carta e penna e scrivere al presidente della Repubblica per esprimere la sua riprovazione nei confronti di chi si rifiuta di essere acquiescente rispetto all’ideologia BIO. Dallo “sdegno civile” nasce la missiva in cui il presidente Federbio si appella al fatto che “la stessa presidenza della Repubblica abbia scelto da alcuni anni per le proprie gestioni agricole l’agricoltura biologica certificata”, per chiedere che il settore economico da lui rappresentato sia protetto “dall’opera costante e organizzata di delegittimazione dell’agricoltura biologica messa in atto da parte della Senatrice a vita Professoressa Elena Cattaneo.” Ciò anche alla luce del fatto che “le Istituzioni europee, nazionali (compresa la Presidenza della Repubblica) e regionali … dal 1991 hanno dato dignità normativa a questo settore, che oggi rappresenta uno degli elementi avanzati di innovazione tecnica, scientifica, economica e sociale nel quale proprio l’Italia eccelle a livello unionale e mondiale, dando al Paese opportunità di occupazione e sviluppo economico.

Premettiamo che la missiva di Carnemolla è a dir poco inopportuna in quanto vi si invita in sostanza il Presidente della Repubblica a perpetrare un attentato alla Costituzione, la quale contiene un articolo che indica come inviolabile la libertà di espressione delle proprie idee da parte dei membri del Parlamento.

Un’agricoltura pre-scientifica e le tante falsità utilizzate per diffonderla
Entrando più direttamente nel merito della questione rileviamo che secondo Carnemolla il BIO sarebbe “uno degli elementi avanzati di innovazione tecnica, scientifica, economica e sociale nel quale proprio l’Italia eccelle a livello unionale”. Niente di più falso, di fronte a un’ideologia che propone di riportare l’agricoltura alle tecniche in uso prima della rivoluzione scientifica dell’ottocento (per il biologico) o una congerie di procedure a base magica e astrologica (per il biodinamico). Con che coraggio si può infatti parlare di innovazione per un’agricoltura che: 
  • rifiuta i concimi di sintesi in nome del preconcetto secondo cui una molecola di urea prodotta dalla pancia di un mammifero è migliore di un’analoga molecola di urea sintetizzata dall’uomo a partire dall’azoto atmosferico grazie al benemerito processo messo a punto da Haber e Bosch ai primi del ‘900¹
  • rifiuta i fitofarmaci di sintesi moderni privilegiando fitofarmaci “antichi” arbitrariamente ritenuti più rispettosi dell’ambiente  
  • considera il soddisfacimento delle esigenze nutrizionali dei vegetali come effetto di energie cosmiche (biodinamico 
  • rifiuta le varietà vegetali moderne riproponendo varietà antiquate e a produttività spesso bassissima 
  • suggerisce di optare l'omeopatia e la fitoterapia come strumenti di cura delle malattie animali, mettendo così a repentaglio la salute degli animali domestici ed esponendoli altresì a inutili sofferenze nel caso di malattie che posso essere combattute efficacemente solo con il ricorso agli antibiotici (Sutherland et al., 2013; Doehring and Sundrum, 2016).
Questi aspetti non possono essere in alcun modo sottaciuti in quanto potenziali apportatori di danni enormi sul piano culturale, sociale ed economico. Ciò perché spingono a rifiutare quel bagaglio di innovazioni a base rigorosamente scientifica che è stato il fondamento della rivoluzione verde, la quale oggi consente di nutrire il mondo più e meglio di quanto si sia mai fatto in passato (la percentuale della popolazione mondiale al di sotto della soglia di sicurezza alimentare è scesa dal 50% del 1945 al 10% odierno) (FAO, 2018).
Si noti anche che il confronto fra agricoltura convenzionale a base scientifica e BIO ripropone quel che da anni sta accadendo nel mondo della sanità umana, in cui la medicina a base scientifica è chiamata a confrontarsi con una pletora di medicine alternative che propugnano ritorni ad improbabili paradisi pre-scientifici fondati sul rifiuto dei moderni medicinali e dei vaccini.
Per mettere ulteriormente in luce quanto di non scientifico covi nell’ideologia BIO giova anche porre in evidenza alcune delle falsità che vengono diffuse nell’opinione pubblica per propagandare tale tecnologia.
E’ falso che Bio non usi “pesticidi: in realtà BIO rifiuta i fitofarmaci moderni e utilizza solo fitofarmaci “antichi”, con calo delle rese delle colture e inquinamento dei suoli e delle acque (es: fungicidi a base di rame, insetticida azadiractina) (Barnabò et al., 2017; Lencioni et al., 2016). Vedendo poi cosa c’è scritto sull’etichetta di alcuni fitofarmaci usati nell’agricoltura biologica, si scopre che nei formulati insetticidi a base di Spinosad e Azadiractina è scritto “Altamente tossici per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.” (il secondo poi è un perturbatore endocrino). La poltiglia bordolese, di cui BIO fa vastissimo uso, è: “nociva se inalata, provoca gravi lesioni oculari, è molto tossica per lunga durata per gli organismi acquatici ” ed inoltre il rame è un metallo pesante che persiste nel suolo per tempi indefiniti con gravissimi danni per l’ambiente e la biodiversità.
E’ falso che Bio voglia bene alle piante: è falso perché usando prodotti fitosanitari antiquati non le si difende adeguatamente dai loro nemici (sarebbe come se contro malattie umane terribili – polmonite, peste, vaiolo, colera, sifilide, ecc. - si rinunciasse all’uso degli antibiotici) e inoltre rinnegando le regole più elementari della nutrizione vegetale si affamano le piante, negando loro il necessario apporto di nutrienti.
E’ falso che Bio sia più salubre per il consumatore: sul piano della presunta maggior salubrità non si dovrebbero mai scordare i 54 morti e i 10mila ricoveri in ospedale registrati i Germania e Francia nel 2011 a seguito di consumo di germogli di fieno greco prodotti da una azienda biologica tedesca e contenenti tossine prodotte dal ceppo O104 di E. coli (Frank etal, 2011). Sempre sul piano della salubrità ricordiamo l’articolo uscito su Atroconsumo (2015), in cui si ponevano a confronto alimenti bio con alimenti convenzionali, mostrando la sostanziale equivalenza in termini di salubrità (salvo che per contenuto in nitrati per il quale le carote bio erano peggio rispetto a quelle convenzionali).
E’ parzialmente falso che Bio sia sostenibile sul piano economico: BIO è economicamente insostenibile per il consumatore, chiamato a spendere mediamente il doppio per prodotti con caratteristiche non sensibilmente diverse da quelli provenienti dall’agricoltura convenzionale (Altroconsumo, 2015). In tal senso BIO si rivela a tutti gli effetti un’agricoltura per ricchi e la cui espansione farà diventare i consumatori ancora più poveri. E qui ricordiamo che è preciso dovere delle Istituzioni di garantire la salubrità dei cibi per il consumatore a prescindere dalle tecniche agronomiche con cui gli stessi sono stati prodotti. Per l’agricoltore il BIO può essere economicamente sostenibile a condizione che si mantengano i consistenti livelli di finanziamento pubblico fin qui erogati (Mipaaf, 2016) e che si trovino “amatori” che accettino di spendere il doppio per lo stesso identico prodotto, visto che la produttività del bio è molto più bassa e i costi di produzione assai più elevati. In proposito si invita a riflettere sul fatto che il diserbo a mano di 1 ettaro di risaia comporta 45-80 giornate di lavoro massacrante l‘anno contro meno di 10 ore l’anno richieste dal diserbo chimico (Ferrero, 2015).
E’ falso che bio sia sostenibile sul piano ambientale: stiamo infatti parlando di una tecnologia che produce se va bene il 50% in meno di quella convenzionale (Kniss et al., 2016). Pertanto se con una decisione politica sciagurata si decidesse di elevare BIO a unica agricoltura praticabile a livello mondiale, il risultato sarebbe che si dovrebbero raddoppiare le terre coltivate con effetti ambientali catastrofici (addio ai boschi e alle praterie). Ciò destituisce di fondamento anche l’idea che il BIO possa combattere i cambiamenti climatici: il raddoppio delle terre coltivate porterebbe infatti le emissioni annue del settore agricolo da 1,4 miliardi di tonnellate equivalenti di carbonio attuali a ben 6 miliardi, secondo stime effettuate da Burney et al. (2010).

La scarsa trasparenza e la debacle delle rese

Il signor Carnemolla fa anche riferimento alle “vessazioni verbali”…“offensive nei confronti delle oltre 72.000 imprese italiane che lavorano onestamente nella produzione e trasformazione di prodotti biologici”. Al riguardo, pur non volendo in alcun modo far di tutta l’erba un fascio, temiamo che il settore, approfittando della fiducia cieca dei consumatori di cibi BIO, sia stato fin qui tutt’altro che un esempio di trasparenza. A riprova basta prendere in esame il decreto che il Mipaaf ha sentito il bisogno di emanare nel febbraio 2018 allo scopo di meglio tutelare i consumatori ed il commercio, garantire maggiore concorrenza e rendere più efficaci i controlli assegnando un ruolo di supervisione alla repressione frodi. Il decreto inoltre stabilisce le seguenti disposizioni e/o proibizioni volte a evitare conflitti d’interesse in sede di organismi di controllo: il produttore biologico deve cambiare ente certificatore ogni quinquennio; è proibita la detenzione da parte dei produttori o di loro associazioni di quote societarie negli organismi di controllo; ai controllori è fatto obbligo di svolgere solo attività di controllo e non anche quella di fornitori di servizi o addirittura di produttori biologici in proprio. La riprova che questi disposizioni abbiano inciso su uno stato di cose persistito per i 23 anni di vita della precedente normativa ci viene dalle reazioni del mondo dell’agricoltura biologica al nuovo decreto (Corriere ortofrutticolo, 2018).
Un aspetto chiave della non trasparenza del BIO italiano consiste nel non rendere noto al Paese il disastro produttivo che si accompagna alla progressiva diffusione di tale tecnologia. Si noti infatti che le ultime statistiche produttive del BIO disponibili Italia sono relative al lontano 2000, e da esse emergeva che le produzioni medie nazionali erano di 29 q/ha di grano tenero (-35% rispetto alla media nazionale che fu di 45 q/ha), 14 q/ha di grano duro (–36% rispetto alla media nazionale che fu di 22 q/ha), 20 q/ha di orzo (-41% rispetto alla media nazionale che fu di 34 q/ha) e 45 q/ha di mais (-53% rispetto alla media nazionale che fu di 95 q/ha).
Ciò è particolarmente grave per un Paese che importa il 50% del grano per pane e pasta e il 35% dei mangimi zootecnici, con livelli di dipendenza dall’estero viepiù crescenti e che sempre più minano la nostra sovranità alimentare. Di tale disastro ci parlano comunque dati spot che emergono da dati provenienti da Paese più trasparenti del nostro come ad esempio gli USA (Mariani, 2016) ovvero da studi condotti su singoli campi o su piccole aree. Ad esempio Chiriacò et al. (2017) segnalano che per produrre 1 kg di pane integrale occorrono 8.52 m2 in biologico e 2.13 m2 in convenzionale, il che equivale a dire che la resa del biologico è pari al 25% rispetto al convenzionale o che occorre una superficie quadrupla per produrre con BIO la stessa quantità che si ottiene con l’agricoltura convenzionale. Ancora dal 36 al 51% in meno è la produzione del grano duro biologico rispetto al convenzionale che emerge per la Sicilia da uno studio di Tudisca et al. (2014).
Particolarmente interessante è per noi il caso di studio francese, per la cultura agricola evoluta e l’attenzione alle statistiche che tale paese tradizionalmente dimostra. Per la Francia elaborazioni su dati Scees, Onigc, Agreste e FranceAgriMer indicano un calo medio del 60% nelle rese del grano tenero per il periodo 2007-2014. Inoltre secondo Bernard Le Buanec (2012) il calo medio di resa registrato in Francia dal BIO rispetto al convenzionale è del 50-60% per il grano tenero, del 60% per l'orzo vernino, del 50% per il triticale, del 20-40% per il mais, del 30-90% per il colza, del 70-80% per il pisello e del 10-20% per la soia. Una vera debacle, passibile di gravi effetti sulla sicurezza alimentare globale qualora la tecnologia BIO avesse la diffusione auspicata da molti governi, fra cui ahimè quello italiano (Mariani, 2015).

Conclusioni
Per quanto sopra gli agronomi e gli uomini di scienza sono oggi a nostro avviso chiamati a prendere posizione in favore di un approccio ai problemi agronomici che sia allo stato dell’arte. Al riguardo sottolineiamo che i limiti delle tecnologie attuali si superano innovando e non ritornando a tecnologie agricole che per millenni hanno garantito vita grama e breve accompagnata da fame e malattie alla grandissima parte dell’umanità. E innovazione significa oggi agricoltura conservativa, aridocoltura, agricoltura di precisione, difesa integrata e miglioramento genetico praticato con metodi evoluti (National Research Council, 2010), ivi compreso il ricorso agli OGM (Pellegrini et al., 2018).
Le considerazioni da noi espresse sono suffragate da una vasta bibliografia che è a tutti gli effetti la migliore tutela rispetto alle “cause per diffamazione” minacciate dal presidente Federbio, rispetto alle cui considerazioni ci preme anche sottolineare il fatto che le Istituzioni si legittimano e si difendono evitando che le istituzioni stesse si facciano portatrici di una cultura antiscientifica (Mariani, 2015). Per questo riteniamo fondamentali ed ineccepibili sul piano etico le prese di posizione di chi, come la senatrice bersaglio della missiva del signor Carnemolla, si ostina lodevolmente a promuovere un approccio all’agricoltura fondato sulla scienza, l’unico in grado di dare soluzione agli attuali e futuri problemi di sicurezza alimentare a livello nazionale e globale. 




¹Da tale rifiuto derivano sensibili cali di resa delle colture e se tutta l’agricoltura mondiale si convertisse al BIO si ridurrebbe del 50% la disponibilità proteica per uomini e animali domestici (Smil, 2012) con una catastrofe umanitaria senza precedenti. Peraltro i concimi “chimici” di sintesi (introdotti in Italia per la prima volta da Camillo Benso conte di Cavour intorno al 1850 – Visconti, 1913), contrariamente a quanto sostiene Carlo Petrini, non alterano in alcun modo la fertilità dei suoli, come dimostrano i suoli dell’areale padano in cui tali concimi sono in uso da oltre 150 anni.

²Tutto ciò è di una comicità straordinaria se si considera ad esempio che secondo Steiner, fondatore della biodinamica, “La vacca ha le corna al fine di inviare dentro di sé le forze formative eterico-astrali, che, premendo verso l'interno, hanno lo scopo di penetrare direttamente nell'organo digestivo” (Bressanini, 2016). Unico peccato che quasi nessuno oggi rida di queste fesserie, il che è spiegato dalla seguente frase dello scrittore francese André Suarès: “La mode est la plus excellente des farces, celle où personne ne rit car tout le monde y joue.” 




 
BIBLIOGRAFIA

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Bressanini D., “Biodinamica: cominciamo da Rudolf Steiner “ http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/21/biodinamica%C2%AE-cominciamo-da-rudolf-steiner/?refresh_ce

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http://www.corriereortofrutticolo.it/2018/03/01/controlli-sul-biologico-mazzata-settore/

Doehring C., Sundrum A., 2016. Efficacy of homeopathy in livestock according to peer-reviewed publications from 1981 to 2014, Vet Rec. 2016 Dec 17; 179(24): 628 doi: 10.1136/vr.103779

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Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.




Luigi Mariani
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.

1 commento:

  1. Alessandro Cantarelli13 marzo 2018 alle ore 17:53

    Chi nega di volere minare la sicurezza alimentare nazionale, attraverso l'erogazione di sostanziose erogazioni pubbliche, allo scopo di diffondere l'agricoltura biologica, ora cerca di attentare alla Costituzione nascondendo la manina. Attraverso il Presidente della Repubblica, addirittura. Ignoranza e sindrome da Napoleone si confondono e, mi ricordano un altro politico che al Museo Cervi-biblioteca Sereni opero' un analogo intervento censorio. Casco' molto male, pero'.Auguri dott. Carnemolla

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