martedì 5 dicembre 2023

VALORIZZARE NON È SOLO RISPOLVERARE…


di SERGIO SALVI

 



Nell’arco di pochi mesi il ministro Francesco Lollobrigida si è fatto promotore di un’iniziativa di recupero e valorizzazione che ha portato all’allestimento, a tempo di record, di uno spazio museale dedicato a Nazareno Strampelli ricavato al piano terra del palazzo romano di via XX Settembre, sede del MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste). All’iniziativa hanno collaborato anche il Ministero della Cultura, il Comune di Rieti e il CREA.
L’opera è certamente meritoria, per almeno due motivi. Innanzitutto, è la prima volta che un Ministero della Repubblica accoglie “in casa” e in grande stile un personaggio come Strampelli, la cui storia di eccellenza scientifica è rimasta a lungo oscurata a causa dei suoi rapporti con il fascismo. Inoltre, il trasloco a Roma di parte degli arredi e dei materiali storici dell’istituto reatino ha portato nuovamente l’attenzione sul destino di una struttura che versa da troppo tempo in uno stato di semi-abbandono, ulteriormente aggravato dai danni inflitti dal terremoto del 2016. Da questo punto di vista, non è un caso che all’inaugurazione dello spazio museale, tenutasi lo scorso 4 dicembre, fosse presente anche Guido Castelli, nominato a gennaio 2023 Commissario straordinario alla ricostruzione in avvicendamento al precedente incaricato.
Fin qui tutto bene e tutto bello. Viene solo da chiedersi se è sufficiente quanto è stato fatto per poter affermare che si tratta di vera valorizzazione. Basta davvero rispolverare vecchi cimeli e metterli in bella mostra per poter affermare che ora Strampelli e il suo lavoro sono finalmente valorizzati, magari presentandoli al pubblico come eccellenze del genio italico e della sovranità alimentare nazionale?
Personalmente, ritengo che oggi la valorizzazione dello scienziato Strampelli e del suo lavoro passi per altre strade. Sono le strade che conducono al nostro prossimo, vicinissimo futuro, che attraversano l’emergenza climatica e passano per l’incremento della produzione di cibo per sfamare un miliardo e mezzo di persone in più che vivranno sul nostro pianeta nei prossimi 30 anni. Su questi temi Strampelli ha ancora moltissimo da dire: se oggi egli fosse tra noi e fosse messo a conoscenza di ciò che sta accadendo, ci parlerebbe di come i geni che introdusse un secolo fa nel frumento migliorato potranno essere utili anche nei prossimi decenni, quando avremo bisogno di nuove varietà di frumento in grado di adattarsi ad un clima sempre più caldo e a terreni sempre più aridi oppure ad essere coltivate a latitudini più estreme per sfuggire alla desertificazione che avanza.
Strampelli può ancora parlare al mondo. Lo ha già fatto con successo cento anni fa, con le sue varietà di frumento che furono fondamentali per la riuscita dei programmi di miglioramento genetico del cereale a livello internazionale. Relegarlo a fare bella mostra di sé nell’orto di casa serve a ben poco.
 



SERGIO SALVI

Biologo libero professionista, già ricercatore in Genetica, è uno studioso di Nazareno Strampelli e cultore di storia e attualità agroalimentare.






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