venerdì 12 giugno 2026

NAZARENO STRAMPELLI TRA NARRAZIONI DI COMODO E SCIVOLONI ALL’INDIETRO

di SERGIO SALVI



"La storia di Strampelli proiettata nel futuro digitale della LIM; a sinistra, la lavagna d'ardesia ricorda lo scivolone all'indietro delle narrazioni di comodo."

Sulla scia delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita dell’agronomo e genetista Nazareno Strampelli (1866 - 1942) avvenute dieci anni fa, qualcuno ha ritenuto opportuno approfittare della cifra tonda dei 160 anni (siamo nel 2026) per rendere nuovamente omaggio allo scienziato precursore della Rivoluzione verde.
Gli omaggi sono stati di vario tipo, spaziando dal Nazareno Strampelli Award, premio internazionale appena istituito dalla SIGA (Società Italiana di Genetica Agraria) e assegnato a giovani ricercatori in occasione del quarto International Wheat Congress tenutosi a Bologna, fino ad eventi conviviali di chiara connotazione politica.
Avevano fatto da apripista a questa ricorrenza alcune recenti iniziative, tra le quali ricordiamo l’inaugurazione dello spazio museale al MASAF (dicembre 2023, protagonista il ministro Lollobrigida), l’emissione del francobollo celebrativo (novembre 2024, per iniziativa di un comitato cittadino di Rieti) e il docufilm del regista Maurizio Zaccaro prodotto dalla RAI e andato in onda all’inizio di quest’anno.
Tutte iniziative meritorie, realizzate in un periodo nel quale gli eredi della parte politica di cui Strampelli fu sostenitore hanno attuato un vero e proprio endorsement sul personaggio a tutti i livelli di governo: statale, regionale (le Marche) e comunale (Castelraimondo e Rieti).
Pur avendo ridotto fortemente, da alcuni anni, la mia attività di ricerca e divulgazione su Strampelli, continuo a monitorare quello che si muove nel web intorno allo scienziato, il che mi ha permesso di constatare come la narrazione su Strampelli e sulla sua opera abbia subìto una repentina involuzione rispetto al tentativo di apertura e approfondimento culturale che era stato operato, apparentemente con buoni risultati, in vista del centocinquantesimo della nascita.
Nel giro di pochi anni, guarda caso proprio in coincidenza del recente endorsement politico, si è prodotto uno schiacciamento su narrazioni di comodo, peraltro già esistenti, accompagnato da scivoloni all’indietro su diversi aspetti relativi al genetista e al significato della sua opera.
Secondo queste narrazioni, Strampelli è indicato come il padre dei grani antichi ed eroe dell’agricoltura di una volta, nonché degno rappresentante del prodotto tipico rigorosamente “made in Italy”; la sua principale realizzazione scientifica è stata il grano duro Senatore Cappelli, considerato come il protagonista della Battaglia del grano e, a seguire, della Rivoluzione verde; più in generale, i frumenti di Strampelli sono ancora oggi coltivati in tutto il mondo; infine, per gli studi svolti sul grano, Strampelli avrebbe meritato il premio Nobel che però non gli fu assegnato perché era fascista. In sintesi: Strampelli è un emblema della sovranità alimentare italica nonché un genio incompreso, altrettanto italico, vittima del destino cinico e baro.
La realtà - ampiamente documentata e dimostrabile - è ovviamente ben diversa. Per prima cosa, Strampelli ha letteralmente spazzato via i grani antichi, avviando per primo la transizione dalle vecchie varietà ottenute per selezione genealogica alle varietà moderne ad alta resa ottenute grazie all’ibridazione, tanto da subire, a suo tempo, l’ira funesta dei produttori del frumento tipico “Rieti originario”, presto soppiantato dai nuovi frumenti strampelliani.
In secondo luogo, Strampelli ha lavorato soprattutto sul miglioramento genetico del frumento tenero e molto meno su quello del frumento duro. Le varietà più innovative, nonché le vere protagoniste della Battaglia del grano, furono infatti quelle di frumento tenero. Dotate di alcuni geni-chiave (per la resistenza alle ruggini, la bassa statura e l’insensibilità al fotoperiodo), finirono presto nel crogiuolo genetico dei programmi internazionali di miglioramento del grano avviati nel secondo dopoguerra, trasferendo i suddetti geni-chiave alle varietà ad alta resa prodotte e diffuse in tutto il mondo all’epoca della Rivoluzione verde. Gli stessi geni persistono nelle varietà moderne attualmente coltivate, mentre le varietà strampelliane originarie rimangono confinate nelle banche del germoplasma e in qualche campo catalogo.
La rapida sostituzione delle varietà più importanti di Strampelli con quelle da esse derivate, ha contribuito alla nascita di un paradosso che ha elevato a simbolo del lavoro del genetista una delle sue pochissime varietà di frumento duro (la Senatore Cappelli) semplicemente perché essa è stata rispolverata, una trentina di anni fa, agli inizi della riscoperta dei cosiddetti grani antichi.
Proprio il Senatore Cappelli è oggetto di un’altra narrazione completamente errata, secondo la quale esso sarebbe stato ottenuto per ibridazione quando, invece, è un banale prodotto di selezione genealogica condotta alla vecchia maniera e senza alcun valore aggiunto sul piano dell’innovazione. Oltre ad essere il frutto di un efficace storytelling (il senatore Raffaele Cappelli che concede i terreni sui quali Strampelli selezionerà la varietà poi ribattezzata in suo onore), il successo attuale del Cappelli - che resta confinato alla coltivazione in regime biologico - è legato alla sua natura prevalente di frumento da pasta, alimento che a partire dal secondo dopoguerra ha preso il sopravvento rispetto alla classica pagnotta proletaria di una volta. Fosse stato un frumento tenero, avrebbe fatto la fine di altre vecchie varietà che alcuni hanno provato a riportare in coltura e che, subito dopo, sono state declassate a mere curiosità amatoriali.
Infine, recentemente è stata rilanciata anche un’altra narrazione dura a morire, benché totalmente falsa: il mancato premio Nobel a Strampelli per motivi politici. Con una sorta di reverenziale pudore, qualche politico ha dichiarato che il premio non gli fu conferito perché “per l’Italia era un periodo particolare” o addirittura perché “in quegli anni il premio non fu assegnato”. Eppure, basta consultare il database delle candidature ufficiali presente sul sito della Fondazione Nobel per rendersi conto - maggiormente ora che le informazioni sulle candidature dell’epoca di Strampelli sono liberamente accessibili - che Strampelli non vinse il premio semplicemente perché nessuno mai lo candidò. E non c’entra nulla il fascismo: Mussolini, il più fascista di tutti, fu candidato ufficialmente al Nobel per la pace nel 1935. Inoltre, nel corso degli anni ‘30 vi furono diversi senatori fascisti, tutti medici e scienziati (come Giuseppe Sanarelli, Edoardo Maragliano, Ettore Marchiafava, Aldo Castellani), che ricevettero più volte la nominationufficiale al Nobel, sebbene nessuno di loro lo vinse mai. Non si capisce, quindi, perché il senatore Strampelli avrebbe dovuto fare eccezione circa la possibilità di essere ufficialmente candidato. La realtà è che nessuno propose il suo nome attraverso quei canali ufficiali che, da sempre, consentono di portare le candidature all’attenzione della commissione assegnatrice del più celebre dei premi.
In ultima analisi, il riacutizzarsi di certe affermazioni su Strampelli e sulla sua opera può essere visto come la conseguenza, da un lato, del progressivo venir meno delle attività di ricerca e divulgazione nel corso dell’ultimo decennio (basate perlopiù sul volontariato).
Dall’altro, l’endorsement politico subìto da Strampelli, associato ai richiami alla sovranità agroalimentare, all’esaltazione del prodotto tipico “made in Italy” e alla tradizione agricola dei bei tempi che furono, ha ricevuto il consenso di quella parte del mondo produttivo agroalimentare che, dal canto suo, ha sempre guardato con favore all’affermazione di certe narrazioni, senza preoccuparsi troppo della loro corrispondenza alla realtà dei fatti.
Personalmente sono convinto che Nazareno Strampelli abbia ancora molto da dire, a patto che la sua opera scientifica venga continuamente reinterpretata alla luce dei temi di attualità scientifica che gli si addicono, a cominciare dagli effetti dei cambiamenti climatici in agricoltura e al futuro dell’agricoltura in un mondo che cambia rapidamente.

 


Sergio Salvi
Biologo libero professionista, ex ricercatore in genetica, è uno studioso di Nazareno Strampelli e un cultore di storia e attualità agroalimentare.

Nessun commento:

Posta un commento