venerdì 5 giugno 2026

IL MIGLIORAMENTO DELLE PIANTE COLTIVATE SPIEGATO DAI RICERCATORI DEL CREA-CENTRO PER LA GENOMICA E LA GENOMICA E LA BIOINFORMATICA DI FIORENZUOLA D'ARDA (PC)- SECONDA PARTE


a cura di ALESSANDRO CANTARELLI

Quarta puntata - SECONDA PARTE : MA È VERO CHE…?



(Quest’immagine è tratta direttamente da: Sala F. Le frontiere della tecnologia. Biotecnologie vegetali: tra rifiuto e accettazione. Le Scienze, ottobre 2000. A cavallo del nuovo millennio si ricorda l’intenso dibattito (nonostante ulteriori evidenze scientifiche nel frattempo maturate, si può ben dire ancora acceso e attuale!), sull’impiego degli OGM in agricoltura con associazioni e multinazionali ambientaliste, prima fra tutte Greenpeace, apertamente schierate “contro”. Con un’altrettanta forte opera di lobbying a livello istituzionale, in Italia e in ambito europeo).

PRIMA PUNTATA 

SECONDA PUNTATA

TERZA PUNTATA

QUARTA PUNTATA " PRIMA PARTE"


In questa seconda parte della quarta puntata, si portano all’attenzione dei lettori di Agrarian Sciences gli altri stereotipi in tema di cereali e miglioramento genetico, menzionati ma non trattati nella puntata precedente (si rimanda alla nota della prima figura nella prima puntata).
In considerazione delle tematiche sollevate particolarmente “calde”, come risulta essere l’’impiego delle biotecnologie in agricoltura, in ossequio al metodo scientifico il curatore di queste note ha indicato tra parentesi le fonti dei dati riportati. Per la maggior parte di esse, trattasi di testi scientifici di natura divulgativa al cui interno viene a sua volta riportata la bibliografia con rimandi a contributi o articoli su riviste specializzate.
Nota del curatore: il 19 maggio scorso si è celebrata l'edizione 2026 del Fascination of Plants Day, anche quest'anno con notevole riscontro di pubblico É vero che...? quest'anno vedeva impegnato in qualità di docente anche il dott. Gianni Tacconi del CREA di Fiorenzuola d'Arda.
Al riguardo, fece scalpore nel 2016 la lettera pubblica di ben 107 premi Nobel che chiedevano a Greenpeace di cessare l’opposizione al riso geneticamente migliorato Golden Rice (riportato di seguito); opposizione non basata sull’evidenza scientifica (Bressanini, 2019; Capone L., 2016, Fidaf, 2016).


”Gli OGM e TEA sono innaturali” FALSO.

Diverse persone tendono ad apprezzare ciò che è naturale e a sospettare ciò che è artificiale. Il marketing lo si richiamava in premessa (prima parte), si inserisce e cerca di sfruttare questo “desiderio di naturalità”, come dimostra la recente diffusione di prodotti “biologici” o “naturali” per l’alimentazione, la cosmesi, l’igiene e persino l’edilizia. Gli OGM e le piante migliorate attraverso le TEA sono percepiti come innaturali, quindi da rifiutare.È l’idea istintiva di “naturalità” che si deve invece mettere in discussione, avente origini psicologiche, culturali, filosofiche e persino religiose, ma senza un solido fondamento scientifico. 
In natura d’altra parte, non mancano esempi di modificazioni genetiche che potrebbero apparire “innaturali”.Per esempio il passaggio da una specie vegetale a un’altra (come nella genesi dei grani nei quali vi sono state nei millenni precedenti delle ibridazioni -delle quali non sappiamo nemmeno ora come siano potute avvenire-, come ad es. quella tra Triticum urartu, diploide (un parente selvatico del farro piccolo) e Aegilops speltoides (graminacea ancora oggi non coltivata) che ha generato il Triticum diccocoides (farro selvatico), che a seguito della domesticazione effettuata dall’uomo origina Triticum dicoccum (farro coltivato), tetraploide. Così come l’ibridazione tra quest’ultimo e Aegilops tauschii ha originato il Triticum aestivum o grano tenero, esaploide, l’unico grano a non avere un corrispondente selvatico in natura. Il grano è quindi un “OGM naturale” generato da incroci che, secondo una certa visione essenzialista della natura non dovrebbero poter avvenire, così come la domesticazione delle piante selvatiche in piante coltivate al fine di selezionare quelle caratteristiche maggiormente utili all’uomo, costituisce allora uno dei primi atti “contro natura” (Bressanini D., “Contro Natura”, 2016).Non mancano nemmeno le ambiguità nella definizione stessa di “specie”. Forse anche per queste ragioni i legislatori non hanno le idee chiare in materia: le nostre leggi attuali non considerano OGM tutti gli organismi il cui genoma è stato modificato dall’intervento umano, ma soltanto una parte di essi, oltretutto scelti in modo alquanto arbitrario.

“OGM e TEA sono dannosi per l’ambiente” FALSO.

A fronte di centinaia di studi sulle piante OGM, non è emersa alcuna evidenza scientifica di un impatto negativo di queste piante sull’ambiente, oppure sulla salute umana e/o animale.Prima dell’introduzione del cotone OGM (circa il 70% del cotone coltivato nel mondo, n.d.c), circa un quarto degli insetticidi usati nel mondo era destinato a proteggere questa coltura. Il Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA) ha stimato che il passaggio al cotone Bt (il cotone con inserito il gene di resistenza ai Lepidotteri proveniente da Bacillus thuringensis), abbia portato negli Stati Uniti a una riduzione del 4-10% in peso dell’ingrediente attivo e del 22% nel numero medio dei trattamenti.In India invece una meta-analisi del 2011, aveva documentato che dopo l’introduzione del cotone OGM vi era stata una riduzione degli insetticidi applicati nell’ordine del 64% (cfr. D. Bressanini, OGM tra leggende e realtà, 2019). Il discorso è invece più complesso quando si affronta il tema dei diserbanti utilizzati nelle colture OGM HT (Herbicide Tolerant), in quanto i dati, a seconda della nazione e dell’annualità considerata sono discordanti. A questo riguardo va ribadito il concetto che non ha senso discutere dell’impatto ambientale e sulla salute a seguito dell’uso dei diserbanti, utilizzando come sola pietra di paragone i soli chili per ettaro irrorati, prescindendo invece dalla loro effettiva tossicità e verso quali specie. Non a caso l’Accademia Nazionale delle Scienze americana afferma che “stabilire se i chilogrammi di diserbante utilizzati per ettaro siano aumentati o diminuiti non è utile per stabilire variazioni di rischi per l’uomo o per l’ambiente”, spingendosi addirittura a incoraggiare i ricercatori a non “pubblicare dati che confrontano semplicisticamente i chili totali di erbicidi usati per ettaro, perché questi dati possono ingannare i lettori”. A tale proposito va sottolineato come l’erbicida glyphosate, utilizzato in particolare su mais, cotone e soia OGM, risulti essere meno tossico e meno dannoso per l’ambiente di tanti altri principi attivi diserbanti che al contrario ha contribuito a sostituire (sul tema glyphosate su Agrarian Sciences non sono mancati significativi contributi, n.d.c.).Focalizzandosi invece sull’altra importante classe dei fitofarmaci, i fungicidi (la rimanente parte è rappresentata da molecole fumiganti e topicide), per fare un esempio dalla nostra agricoltura non sarebbe forse meglio anziché effettuare fino a trenta trattamenti complessivi (sommando fungicidi e insetticidi) per stagione -a seconda delle annate- sulla coltura delle mele (come avviene in certi nostri areali vocati a questa fruttifera), coltivare anche nei nostri areali varietà geneticamente migliorate anche attraverso l’utilizzo delle biotecnologie del DNA ricombinante? Che magari contenessero proprio quei particolari geni di resistenza a determinati parassiti (nel melo in particolare la ticchiolatura -Venturia inaequalis-), che oltre a permettere l’ottenimento di frutti sani consentirebbero di ridurre il numero totale dei trattamenti con agrofarmaci (pesticidi)? Si chiede a coloro che sono contrari all’utilizzo in agricoltura delle piante OGM, se a fronte di quanto esposto siano ancora convinti che il loro utilizzo non sarebbe maggiormente sostenibile ambientalmente.




(Immagine tratta da: Defez R. La parabola degli OGM e la prima generazione di piante transgeniche. In: Galbiati M. et al (a cura di). Biotecnologie sostenibili (op. cit.), 2017).


“OGM e TEA non sono adeguatamente testati” FALSO.

L’Autorità Europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma (European Food Safety Authority, EFSA), il cui parere è obbligatorio prima di ogni autorizzazione in tema di piante modificate geneticamente, ha concluso che gli OGM attualmente in commercio non pongono rischi superiori rispetto le coltivazioni non OGM.
Risulta quindi totalmente falsa l’asserzione secondo cui, almeno per alcuni, “mancano o addirittura non esistono studi indipendenti sugli OGM”, quando invece furono le stesse Istituzioni dell’Unione Europea a investire oltre 300 milioni di euro in ricerche sulla sicurezza degli OGM, nel periodo 1982-2012.
Come riporta infatti il Bressanini in “Contro Natura” (2016), il rapporto finale riportava testualmente: “La conclusione principale che si può trarre dagli sforzi di più di 130 progetti di ricerca, su un periodo di 25 anni e che ha coinvolto più di 500 gruppi di ricercatori indipendenti, è che le biotecnologie e in particolare gli OGM non sono di per sé, più rischiose delle tecnologie convenzionali di breeding delle piante”.
Sempre a proposito della “mancanza di studi indipendenti sugli OGM”, lo stesso autore riporta in “OGM tra leggende e realtà” (2019), del poderoso studio commissionato dall’Unione Europea durato dal 1985 al 2000, che ha coinvolto ben 400 Centri di ricerca pubblici per il costo di 70 milioni di euro.
Alla presentazione del rapporto finale il Commissario europeo per la Ricerca scientifica, la scienza e l’innovazione ebbe a dichiarare che le piante OGM, secondo le usuali procedure di valutazioni del rischio non solo non avevano presentato alcun rischio per la salute umana e per l’ambiente, ma anzi l’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione, le rendevano ancora più sicure di quelle convenzionali.
Anche altre agenzie internazionale quali il WHO (World Health Organisation), la FAO (Food and Agricolture Organisation), la FDA (Food and Drug Administration) e l’EPA (Environmental Protection Agency), le ultime due americane, oltre che autorevoli società scientifiche (fra tutte la Royal Society of Medicine britannica), hanno concluso che dai numerosi test condotti non sono mai emersi seri allarmi per la salute.
Ed allora se le Università e i Centri di ricerca restano il punto di riferimento per quanto riguarda l’affidabilità delle informazioni, va aggiunto che varie ricerche condotte negli anni hanno dimostrato che carne e latte di animali nutriti con OGM, non sono diversi da quelli provenienti da allevamenti non-OGM (Bressanini D., 2019).

“Con le TEA miglioriamo i geni malati” VERO.

Per illustrare meglio il concetto, CRISPR-Cas9 (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats-CRISPR associated protein) che fa parte delle biotecnologie di editing, come un word processor permette di andare direttamente sul gene che si vuole modificare ed “editarlo”: cancellarlo o cambiarlo a nostro piacimento.Per rimanere nell’ambito del miglioramento genetico vegetale (questa tecnica viene infatti utilizzata con successo sia nel miglioramento animale, sia in medicina umana per editare quei geni che sono responsabili di gravi patologie di origine genetica), si può riportare come esempio l’inattivazione del gene bersaglio nel mais, al fine di limitare la produzione di fitati (sostanze che legandosi a minerali come calcio, ferro, magnesio e zinco ne limitano l’assorbimento), migliorando in questo modo la qualità nutrizionale degli alimenti a base di questo cereale (Meldolesi A., 2021). Un altro esempio riguarda invece l’esempio dell’utilizzo di CRISPR (negli USA), allo scopo di spegnere il gene che produce l’enzima polifenolossidasi responsabile dell’annerimento del fungo champignon una volta tagliato, allo scopo di rallentarne in questo modo il deterioramento.
Se Mandrioli (2020), riporta la possibilità di spegnere attraverso CRISPR (o sue varianti) il gene della polifenossidasi anche per alcune varietà di mele (la varietà Arctic, in commercio negli USA, è infatti OGM), Morgante non esclude la possibilità di interferire attraverso l’utilizzo delle TEA con l’enzima responsabile della maturazione prima e del rammollimento poi della bacca di pomodoro: la poligalatturonasi. In questo modo i pomodori editati non si rammollirebbero dopo essere stati raccolti, in quanto la poligalatturonasi sarebbe prodotta in misura molto inferiore.
A questo scopo si era già stato lavorato negli anni Novanta attraverso l’ottenimento, sempre negli USA, del pomodoro geneticamente modificato Flavr Savr (Flavor Savour, “salva-gusto”), dove si cercava di portare il pomodoro a maturazione sulla pianta , mantenendone il più a lungo possibile la consistenza soda anche dopo la raccolta, invece di raccogliere i frutti quando sono ancora verdi per consentire trasporto e distribuzione in sicurezza, portandoli a maturazione poco a poco prima della vendita.
I prodotti geneticamente migliorati attraverso le TEA (che comprendono la tecnologia CRISPR), risulterebbero essere indistinguibili rispetto a che gli stessi fossero stati ottenuti attraverso una mutazione spontanea (e già lo risultano quelli attualmente in commercio, come i funghi champignon negli USA). Pertanto avrebbero il grosso vantaggio di non incappare più nell’atteggiamento prevenuto (è stato riportato quanto spesso immotivato), verso gli OGM tradizionalmente intesi.



(Immagine da: Meldolesi A. E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico, 2021.Op.cit. Dall’utilizzo in maniera diffusa di CRISPR-Cas9 dal 2013, sono state ottenute delle varianti aventi per oggetto il sistema di riparazione del taglio oppure il meccanismo di sostituzione di una variante genica, come il base editing oppure il prime editing ottenuti rispettivamente dagli scienziati David Liu e Andrew Azalone, oppure l’evoCas9 dell’italiana Anna Cereseto). 



“OGM e TEA possono essere dannose per la salute” FALSO.

Dalla stragrande maggioranza dei test condotti sugli OGM, nonché dai rapporti di agenzie internazionali come la FAO, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità o WHO) e numerose società scientifiche, non è emerso alcun serio allarme per la salute. Per le TEA, in particolare l’ultima tecnologia di genome editing CRISPR-CAS9 il discorso è ancora più semplice e immediato: non essendovi alcun trasferimento di geni nelle piante, ma solo l’induzione di mutazioni che di fatto determinano l’impossibilità di dimostrare a posteriori l’origine delle piante editate (ossia se le mutazioni hanno avuto origine naturale o da genome editing), a tutti gli effetti le varietà editate sono esattamente come le piante migliorate attraverso metodi non biotecnologici e non a caso in molti paesi le piante ottenute mediante TEA, non sono soggette alla regolamentazione OGM ma a quella riservata alle varietà tradizionali. 
Chiedere agli OGM e alle piante ottenute con le TEA (come la tecnologia di cisgenesi), di essere messi in commercio “soltanto dopo avere verificato che siano sicuri al 100%”, risulta essere antiscientifico oltre che irrealistico. Si deve invece richiedere più pragmaticamente, un’onesta e rigorosa analisi dei rischi e dei benefici ambientali e sanitari, oltre che economici e un loro monitoraggio nel tempo. Ma un’analisi di questo tipo pur basata sulle migliori conoscenze disponibili, non potrà mai dare risultati assoluti e definitivi, esattamente come per i farmaci nel campo della medicina. Il “rischio zero” non esiste in alcuna attività umana, tanto meno in agricoltura. Nessun scienziato potrà mai garantire la “sicurezza totale” di alcunché: le certezze granitiche non fanno parte del modo di procedere della scienza (o del progresso umano in genere) e questo vale per gli OGM e le TEA, come per qualsiasi altro vegetale non ottenuto attraverso l’impiego di queste tecniche. La grande varietà dei vegetali che abbiamo a disposizione oggi è dovuta a progressi tecnici dell’agricoltura avvenuti ben prima degli OGM, e di cui ogni volta si sono soppesati -spesso inconsapevolmente- i costi e i benefici. Risulta quindi evidente quanto l’appellarsi genericamente al principio di precauzione “perché non siamo sicuri al 100%!”, nel caso degli OGM non solo non ha senso, ma porta inevitabilmente a bloccare la ricerca e l’innovazione agrarie, determinando la conseguenza che gli agricoltori che non possono beneficiare di queste innovazioni debbano continuare a riversare nell’ambiente massicce quantità di fitofarmaci al fine di combattere infestanti, insetti dannosi e malattie fungine. Chi è il vero ambientalista?

“Le colture biologiche sono più salutari degli OGM” FALSO.

Ci si chiede innanzitutto da quali elementi acquisiti, da quali pubblicazioni possa scaturire una simile asserzione. Dalla domanda traspare invero un bias di pregiudizio, che si proverà a confutare attraverso alcuni riscontri oggettivi.
Della riduzione nel numero medio dei trattamenti antiparassitari per il cotone OGM si è già detto al punto 10; si può aggiungere che grazie all’introduzione del mais OGM resistente alla piralide si sono riversati nell’ambiente meno antiparassitari: negli USA si stima un risparmio di 7.000 T di insetticida ogni anno (questo dato, come riporta Bressanini, è tra l’altro fornito anche dall’associazione Friend of the Earth contraria agli OGM), con indubbi vantaggi anche per la salute personale degli operatori agricoli. Nel Bangladesh l’introduzione della melanzana OGM con il gene di resistenza alla piralide (in questo paese, la melanzana è la seconda coltura per importanza dopo la patata), ha consentito di ridurre del 90% il quantitativo di insetticidi utilizzati.
Il discorso si presenta più complesso per quanto attiene l’utilizzo dei diserbanti nelle colture OGM, ma va ribadito anche in questa sede che il famigerato glyphosate (almeno secondo tanti media e per molte associazioni ambientaliste), risulta essere meno tossico e meno dannoso per l’ambiente di tanti altri principi attivi erbicidi che ha sostituito, consentendo invero di praticare quell’agricoltura conservativa (come il no till), che è alla base del mantenimento della sostanza organica nei suoli, della cattura e immobilizzazione della CO2 atmosferica e nel prevenire fenomeni erosivi, per citare sinteticamente solo alcuni vantaggi.
Va comunque precisato che anche per le colture biologiche sono consentiti i trattamenti antiparassitari, ma solo quelli ammessi dal regolamento comunitario: va da sé che tra un ibrido di mais OGM resistente alla piralide (Ostrinia nubilalis) e un ibrido di caratteristiche simili non OGM, pur nel rispetto dei limiti di legge per quanto attiene i residui dei “pesticidi”, quello biologico (trattato contro la piralide a differenza di quello OGM) non è di per sé più salutare dell’altro.
Inoltre la problematica del contenimento dei danni diretti da piralide è strettamente collegata anche a quella delle micotossine: va infatti tenuto ben presente che tra i fattori favorenti lo sviluppo delle terribili muffe (in particolar modo le fusaria-tossine o fumonisine), vi sono le spighe (pannocchie) di mais danneggiate da questo lepidottero: un mais OGM resistente previene in misura significativa quindi sia i danni diretti che l’inquinamento della granella da micotossine.
Vi è anche un altro aspetto da considerare: per dirla con Defez (2014), ma anche come riportato da altri autori su Agrarian Sciences, la buona immagine di cui godono i prodotti da agricoltura biologica deriva anche dalla convinzione che per essi non siano stati utilizzati fitofarmaci (o agrofarmaci o più comunemente pesticidi) di sintesi.
In realtà e come già riportato sopra, i trattamenti si possono fare purchè si utilizzino prodotti e modalità normate nel Regolamento (UE) 2018/848 (che comprende anche l’ultilizzo di metalli pesanti quali il rame o di derivati del petrolio come l’olio minerale, per fare solo alcuni esempi), oltre al fatto che solo in casi eccezionali, siano ammessi i tanto osteggiati antiparassitari di sintesi quando non si disponga di altri metodi per la protezione delle coltivazioni (l’istituto delle cosidette “deroghe”, che vanno preventivamente approvate).
Un’altra nota dolente del sistema biologico risiede proprio nel sistema di certificazione: affidato ad un ristrettissimo gruppo di società private (accreditate dal Ministero dell’agricoltura), esse emettono fattura all’agricoltore per la loro opera di certificazione della correttezza del processo.
Ma se questa procedura può risultare idonea in determinati paesi o contesti, in altri come l’Italia (e non solo) a rischio più alto di corruzione, chi garantisce che a seguito di un diniego per il rilascio del certificato di agricoltura biologica verso l’agricoltore X, il diretto interessato non dia la disdetta e passi ad un altro ente certificatore che, a seguito di una ulteriore ma diversa valutazione delle colture e/o allevamenti, dichiaratamente condotti col sistema biologico, faccia avere al medesimo agricoltore X l’agognato certificato?

“Gli OGM permettono di ottenere piante più salutari” VERO. 

Tra gli OGM purtroppo finora non ancora arrivati negli scaffali dei nostri negozi e supermercati, il Golden rice, riso dorato, reso giallo dalla provitamina A o beta carotene rappresenta un caso emblematico.
Nonostante si tratti un progetto umanitario sviluppato da Ingo Potrykus dell’Istituto federale svizzero di tecnologia e Peter Beyer dell’Università di Friburgo, secondo i quali il risultato delle loro ricerche sarebbe stato donato gratuitamente a tutti gli agricoltori dei Paesi poveri che avessero voluto utilizzarlo, questo progetto ha suscitato accese polemiche circa il suo utilizzo.
Sebbene secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 100 milioni di bambini poveri nel mondo abbiano una dieta carente di vitamina A. Per questa ragione ogni anno centinaia di bambini diventano ciechi. Si è così pensato di ottenere una pianta di riso ricca di beta carotene, essendo oltretutto il riso l’alimento del quale si nutrono quasi esclusivamente intere popolazioni orientali.
Diverse fonti riportano tuttavia che a causa di una serie di ostruzionismi, dovuti da un lato a una forte campagna di opposizione da parte delle associazioni multinazionali-antibiotech (in primis Greenpeace), dall’altro a problemi di natura brevettuale (poiché nello sviluppo del riso erano state coinvolte tecniche e geni brevettati; cfr. D. Bressanini (2017); S. Bertacchi (2017)), attualmente viene coltivato esclusivamente in Bangladesh.
Un altro esempio di positiva modifica della composizione nutrizionale, è rappresentato da una varietà di soia OGM dell’azienda multinazionale Du Pont denominata Plenish, avente una percentuale di acido oleico più elevata (ben l’80%!). L’acido oleico è infatti presente in gran quantità nell’olio di oliva, ma in piccole percentuali nell’olio di soia e presenta la caratteristica di conferire all’olio una migliore resistenza alla frittura, nonché una minore produzione di acidi grassi trans dannosi per l’organismo.
Nel 2017 sono stati coltivati 250.000 ettari, ma l’obiettivo dichiarato dall’azienda costitutrice è quello di arrivare a 7.000.000 ha di soia OGM alto-oleica. Infatti l’olio di oliva (in particolare quello extravergine) non è disponibile per tutti, anzi in alcune parti del mondo è praticamente sconosciuto e comunque non ve ne sarebbe a sufficienza per tutti.


(riso tradizionale (A) e golden Rice (B) dalla caratteristica colorazione dorata dovuta all’accumulo di pro-vitamina A nell’edosperma del seme (fonte: www.goldenrice.org). Immagine e illustrazione da: Galbiati M., Petroni K., Cominelli E., Tonelli C. Le biotecnologie vegetali: presente e futuro. In: Pisante M (a cura di): Agricoltura sostenibile, 2013, op. cit.).



(Prevalenza della carenza di vitamina A in popolazioni a rischio nel decennio 1995-2005 (modificato da WHO, 2009). Immagine e illustrazione da: Galbiati M., Petroni K., Cominelli E., Tonelli C. Le biotecnologie vegetali: presente e futuro. In: Pisante M (a cura di): Agricoltura sostenibile, 2013, op. cit.).



“TEA=OGM” FALSO.

Il genome editing e la cisgenesi (= la tecnologia che consente il trasferimento diretto di un gene all’interno della stessa specie), rientrano sotto la definizione di New Genomic Techniques (NGT), note in Italia anche come Tecnologie di evoluzione assistita (TEA). Le moderne tecniche di editing genomico (TEA), consentono di effettuare delle mutazioni mirate sui geni che si intendono variare o addirittura silenziare, rendendo il genoma della pianta migliorata del tutto indistinguibile rispetto a che fosse avvenuta una mutazione spontanea. Trattandosi di mutazioni è pressoché impossibile dimostrare a posteriori la loro origine (naturale o a seguito di genome editing): questo implica l’impossibilità di una tracciabilità basata su dimostrazioni sperimentali. Per questi motivi, in molti paesi le piante ottenute mediante TEA non sono soggette alla regolamentazione OGM e quasi sempre il loro uso è normato come quello delle varietà tradizionali. Attraverso l’utilizzo di CRSPR-Cas 9 ad esempio, l’ultima delle tecnologie di editing sviluppata nel 2013, non vi è alcuna inserzione di geni (o tratti di essi) esogeni nella pianta che si intende migliorare; per questo motivo l’editing genomico può sfuggire alla regolamentazione (e al controllo politico) ai quali invece sono sottoposti gli OGM.
Una tecnologia molto potente e come descrivono le due ricercatrici del Crea di Fiorenzuola d’Arda, relativamente facile da utilizzare. Pertanto non immune dal potere destare più o meno fondati timori, al solo pensiero che essa possa essere ampiamente e impropriamente utilizzata.
In tal senso va comunque riportato e sottolineato che la comunità scientifica si è espressa sostenendo la tesi secondo cui, pur ricadendo nella definizione della direttiva della Commissione europea 2001/18/CE (che descrive gli OGM come “un organismo diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale”), i prodotti ottenuti tramite editing dovessero essere equiparati a quelli ottenuti tramite mutagenesi chimica e quindi esentati dal campo di applicazione degli OGM.
D’altra parte è questo stesso ragionamento ad avere ispirato il parere dell’Avvocato generale presso la Corte di giustizia europea, in occasione di un procedimento di regolamentazione dell’editing genetico, ma evidentemente anche questo ulteriore parere non è stato ritenuto dirimente, a giudicare dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 24 luglio 2018, ove le TEA sono state equiparate tout court agli OGM.
Nonostante i prodotti ottenuti tramite editing si possano ottenere anche tramite incrocio e selezione o mutagenesi chimica, ossia quando non si vada a introdurre nuovo materiale genetico esogeno, la Corte di giustizia ha deciso invece di equipararli a quelli ottenuti per transgenesi ( o tecnologia del DNA ricombinante).
L’agricoltura europea e italiana in particolare, sono così nuovamente al palo mentre il mondo cambia velocemente e cammina molto in fretta, in un quadro geo politico inquietante (con le inevitabili ricadute sul tema degli approvvigionamenti delle principali commodities), ma anche molto diverso solo rispetto a pochi lustri fa, con la crescita demografica mondiale da un lato e il cambiamento climatico dall’altro che pongono nuove sfide all’agricoltura.
Va ribadito che la comunità scientifica da tempo chiede che la normativa applicata a questi prodotti di modificazione genetica, non sia concentrata esclusivamente sul processo ma si occupi soprattutto del prodotto ottenuto e questo vale sia per gli OGM, che per le TEA.



(Evoluzione dei metodi e delle biotecnologie per il miglioramento genetico delle piante. Immagine tratta da: Cattivelli L., Valè G. Next Generation Breeding: le conoscenze genomiche rivoluzionano il miglioramento genetico. In: Galbiati M. et al (a cura di). Biotecnologie sostenibili (op. cit.), 2017).



Il curatore ringrazia il dott. Luigi Cattivelli direttore del Crea di Fiorenzuola d’Arda per la revisione critica del testo.


Bibliografia consultata e fonti citate:

  • Barbujani G. Sillabario di genetica per principianti. Saggi Bompiani, Firenze-Milano, 2019 (prima ed.).
  • Bertacchi S. Geneticamente modificati. Viaggio nel mondo delle biotecnologie. Hoepli, Milano, 2017.

  • Bressanini D. OGM tra leggende e realtà. Alla scoperta delle modifiche genetiche nel cibo che mangiamo. Zanichelli editore, Bologna, seconda ed., Bologna, 2019.
  • Bressanini D., La verità su ciò che mangiamo. Pane e bugie. I pregiudizi, gli interessi i miti e le paure. Chiarelettere, Milano, 2015 (VIIa ediz.).

  • Bressanini D., Mautino B. Contro Natura. Dagli OGM al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola. BUR-Rizzoli, 2016.

  • Cattivelli L. Pane Nostro. Grani Antichi, farine e altre bugie. Il Mulino, Bologna, 2023.

  • Galbiati M., Gentile A., La Malfa S., Tonelli C. (a cura di). Biotecnologie sostenibili. Scienza e innovazione in agricoltura per affrontare le sfide della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. Edagricole, Bologna, 2017.

  • Defez R. Il caso OGM. Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati. Carocci editore, Città della scienza, Roma, 2014.

  • Ferri M. C. Biotecnologie. Edagricole, Bologna, 1999.

  • Fuso S. Il futuro è bio? Agricoltura biologica, biodinamica e scienza. Edizioni Dedalo, Bari, 2022.

  • Fuso S. naturale=buono? Carocci editore, Sfere, Roma, 2016.

  • Max Planck Institut. Produzioni agrarie e biotecnologie. Edagricole, Bologna, 1998.

  • Mandrioli M. Nove miliardi a tavola. Droni, big data e genomica per l’agricoltura 4.0. Zanichelli editore, Bologna, 2020.

  • Meldolesi A. Biotecnologie per il made in Italy. Un programma ministeriale finanzia progetti di genetica agraria dedicati alle filiere produttive più importanti d’Italia. Le Scienze, luglio 2018, pp. 72-77.

  • Meldolesi A. E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico. Bollati Boringhieri, Torino, 2021.

  • Morgante M. I semi del futuro. Dieci lezioni di genetica delle piante. Il Mulino, Bologna, 2020.

  • Pascale A. Ritratto di un ambientalista. Dalle proteste antinucleari degli anni settanta alle campagne a favore degli OGM di oggi, Patrick Moore spiega perché la difesa dell’ambiente ha bisogno di basi scientifiche. Le Scienze, maggio 2014, pp. 70-75.

  • Pimpinelli S (a cura di). Genetica. Casa editrice Ambrosiana, Rozzano, 2014.

  • Pisante M. (a cura di) Agricoltura sostenibile. Principi, sistemi e tecnologie applicate all’agricoltura produttiva per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela climatica. Edagricole, Bologna, 2013.

  • Russell P.J., Wolfe S.L., Hertz P.E., Starr C., McMillan B. (ed. Italiana a cura di Busconi M., Comino C., Consonni G., Marocco A., Porceddu A., Portis E., Rao R.). Genetica agraria. EdiSES, Napoli, 2016.

  • Saltini A., (translated by Scott. J.J.), Agrarian Sciences in the West (volume seven), Ed. Nuova Terra Antica, Firenze, Tipografia Seriart, Fabriano, 2015. Nell’edizione italiana per gli stessi tipi, 2013.

  • Salvi S. L’uomo che voleva nutrire il mondo. I primi 150 anni di Nazareno Strampelli. Accademia Georgica Treia, Treia, 2016.

  • Sonnino A. La sporta consapevole. Riconoscere la qualità degli alimenti. Al di là dei miti. Tab edizioni, Roma, 2023.

  • Toderi G. Frumento (Triticum spp.). In: Baldoni R. Giardini L. (a cura di). Coltivazioni erbacee. Patron Editore, Bologna, 1989 (IIa ed.).

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ALESSANDRO CANTARELLI

Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria dell' Università Cattolica del Sacro Cuore a  Piacenza. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma e Piacenza (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizi Provinciali), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma.Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.





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