a cura di ALESSANDRO CANTARELLI
Quarta puntata - SECONDA PARTE : MA È VERO CHE…?
“OGM e TEA possono essere dannose per la salute” FALSO.
Dalla stragrande maggioranza dei test condotti sugli OGM, nonché dai rapporti di agenzie internazionali come la FAO, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità o WHO) e numerose società scientifiche, non è emerso alcun serio allarme per la salute. Per le TEA, in particolare l’ultima tecnologia di genome editing CRISPR-CAS9 il discorso è ancora più semplice e immediato: non essendovi alcun trasferimento di geni nelle piante, ma solo l’induzione di mutazioni che di fatto determinano l’impossibilità di dimostrare a posteriori l’origine delle piante editate (ossia se le mutazioni hanno avuto origine naturale o da genome editing), a tutti gli effetti le varietà editate sono esattamente come le piante migliorate attraverso metodi non biotecnologici e non a caso in molti paesi le piante ottenute mediante TEA, non sono soggette alla regolamentazione OGM ma a quella riservata alle varietà tradizionali.
Chiedere agli OGM e alle piante ottenute con le TEA (come la tecnologia di cisgenesi), di essere messi in commercio “soltanto dopo avere verificato che siano sicuri al 100%”, risulta essere antiscientifico oltre che irrealistico. Si deve invece richiedere più pragmaticamente, un’onesta e rigorosa analisi dei rischi e dei benefici ambientali e sanitari, oltre che economici e un loro monitoraggio nel tempo. Ma un’analisi di questo tipo pur basata sulle migliori conoscenze disponibili, non potrà mai dare risultati assoluti e definitivi, esattamente come per i farmaci nel campo della medicina. Il “rischio zero” non esiste in alcuna attività umana, tanto meno in agricoltura. Nessun scienziato potrà mai garantire la “sicurezza totale” di alcunché: le certezze granitiche non fanno parte del modo di procedere della scienza (o del progresso umano in genere) e questo vale per gli OGM e le TEA, come per qualsiasi altro vegetale non ottenuto attraverso l’impiego di queste tecniche. La grande varietà dei vegetali che abbiamo a disposizione oggi è dovuta a progressi tecnici dell’agricoltura avvenuti ben prima degli OGM, e di cui ogni volta si sono soppesati -spesso inconsapevolmente- i costi e i benefici. Risulta quindi evidente quanto l’appellarsi genericamente al principio di precauzione “perché non siamo sicuri al 100%!”, nel caso degli OGM non solo non ha senso, ma porta inevitabilmente a bloccare la ricerca e l’innovazione agrarie, determinando la conseguenza che gli agricoltori che non possono beneficiare di queste innovazioni debbano continuare a riversare nell’ambiente massicce quantità di fitofarmaci al fine di combattere infestanti, insetti dannosi e malattie fungine. Chi è il vero ambientalista?
“Le colture biologiche sono più salutari degli OGM” FALSO.
Ci si chiede innanzitutto da quali elementi acquisiti, da quali pubblicazioni possa scaturire una simile asserzione. Dalla domanda traspare invero un bias di pregiudizio, che si proverà a confutare attraverso alcuni riscontri oggettivi.
Della riduzione nel numero medio dei trattamenti antiparassitari per il cotone OGM si è già detto al punto 10; si può aggiungere che grazie all’introduzione del mais OGM resistente alla piralide si sono riversati nell’ambiente meno antiparassitari: negli USA si stima un risparmio di 7.000 T di insetticida ogni anno (questo dato, come riporta Bressanini, è tra l’altro fornito anche dall’associazione Friend of the Earth contraria agli OGM), con indubbi vantaggi anche per la salute personale degli operatori agricoli. Nel Bangladesh l’introduzione della melanzana OGM con il gene di resistenza alla piralide (in questo paese, la melanzana è la seconda coltura per importanza dopo la patata), ha consentito di ridurre del 90% il quantitativo di insetticidi utilizzati.
Il discorso si presenta più complesso per quanto attiene l’utilizzo dei diserbanti nelle colture OGM, ma va ribadito anche in questa sede che il famigerato glyphosate (almeno secondo tanti media e per molte associazioni ambientaliste), risulta essere meno tossico e meno dannoso per l’ambiente di tanti altri principi attivi erbicidi che ha sostituito, consentendo invero di praticare quell’agricoltura conservativa (come il no till), che è alla base del mantenimento della sostanza organica nei suoli, della cattura e immobilizzazione della CO2 atmosferica e nel prevenire fenomeni erosivi, per citare sinteticamente solo alcuni vantaggi.
Va comunque precisato che anche per le colture biologiche sono consentiti i trattamenti antiparassitari, ma solo quelli ammessi dal regolamento comunitario: va da sé che tra un ibrido di mais OGM resistente alla piralide (Ostrinia nubilalis) e un ibrido di caratteristiche simili non OGM, pur nel rispetto dei limiti di legge per quanto attiene i residui dei “pesticidi”, quello biologico (trattato contro la piralide a differenza di quello OGM) non è di per sé più salutare dell’altro.
Inoltre la problematica del contenimento dei danni diretti da piralide è strettamente collegata anche a quella delle micotossine: va infatti tenuto ben presente che tra i fattori favorenti lo sviluppo delle terribili muffe (in particolar modo le fusaria-tossine o fumonisine), vi sono le spighe (pannocchie) di mais danneggiate da questo lepidottero: un mais OGM resistente previene in misura significativa quindi sia i danni diretti che l’inquinamento della granella da micotossine.
Vi è anche un altro aspetto da considerare: per dirla con Defez (2014), ma anche come riportato da altri autori su Agrarian Sciences, la buona immagine di cui godono i prodotti da agricoltura biologica deriva anche dalla convinzione che per essi non siano stati utilizzati fitofarmaci (o agrofarmaci o più comunemente pesticidi) di sintesi.
In realtà e come già riportato sopra, i trattamenti si possono fare purchè si utilizzino prodotti e modalità normate nel Regolamento (UE) 2018/848 (che comprende anche l’ultilizzo di metalli pesanti quali il rame o di derivati del petrolio come l’olio minerale, per fare solo alcuni esempi), oltre al fatto che solo in casi eccezionali, siano ammessi i tanto osteggiati antiparassitari di sintesi quando non si disponga di altri metodi per la protezione delle coltivazioni (l’istituto delle cosidette “deroghe”, che vanno preventivamente approvate).
Un’altra nota dolente del sistema biologico risiede proprio nel sistema di certificazione: affidato ad un ristrettissimo gruppo di società private (accreditate dal Ministero dell’agricoltura), esse emettono fattura all’agricoltore per la loro opera di certificazione della correttezza del processo.
Ma se questa procedura può risultare idonea in determinati paesi o contesti, in altri come l’Italia (e non solo) a rischio più alto di corruzione, chi garantisce che a seguito di un diniego per il rilascio del certificato di agricoltura biologica verso l’agricoltore X, il diretto interessato non dia la disdetta e passi ad un altro ente certificatore che, a seguito di una ulteriore ma diversa valutazione delle colture e/o allevamenti, dichiaratamente condotti col sistema biologico, faccia avere al medesimo agricoltore X l’agognato certificato?
“Gli OGM permettono di ottenere piante più salutari” VERO.
Tra gli OGM purtroppo finora non ancora arrivati negli scaffali dei nostri negozi e supermercati, il Golden rice, riso dorato, reso giallo dalla provitamina A o beta carotene rappresenta un caso emblematico.
Nonostante si tratti un progetto umanitario sviluppato da Ingo Potrykus dell’Istituto federale svizzero di tecnologia e Peter Beyer dell’Università di Friburgo, secondo i quali il risultato delle loro ricerche sarebbe stato donato gratuitamente a tutti gli agricoltori dei Paesi poveri che avessero voluto utilizzarlo, questo progetto ha suscitato accese polemiche circa il suo utilizzo.
Sebbene secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 100 milioni di bambini poveri nel mondo abbiano una dieta carente di vitamina A. Per questa ragione ogni anno centinaia di bambini diventano ciechi. Si è così pensato di ottenere una pianta di riso ricca di beta carotene, essendo oltretutto il riso l’alimento del quale si nutrono quasi esclusivamente intere popolazioni orientali.
Diverse fonti riportano tuttavia che a causa di una serie di ostruzionismi, dovuti da un lato a una forte campagna di opposizione da parte delle associazioni multinazionali-antibiotech (in primis Greenpeace), dall’altro a problemi di natura brevettuale (poiché nello sviluppo del riso erano state coinvolte tecniche e geni brevettati; cfr. D. Bressanini (2017); S. Bertacchi (2017)), attualmente viene coltivato esclusivamente in Bangladesh.
Un altro esempio di positiva modifica della composizione nutrizionale, è rappresentato da una varietà di soia OGM dell’azienda multinazionale Du Pont denominata Plenish, avente una percentuale di acido oleico più elevata (ben l’80%!). L’acido oleico è infatti presente in gran quantità nell’olio di oliva, ma in piccole percentuali nell’olio di soia e presenta la caratteristica di conferire all’olio una migliore resistenza alla frittura, nonché una minore produzione di acidi grassi trans dannosi per l’organismo.
Nel 2017 sono stati coltivati 250.000 ettari, ma l’obiettivo dichiarato dall’azienda costitutrice è quello di arrivare a 7.000.000 ha di soia OGM alto-oleica. Infatti l’olio di oliva (in particolare quello extravergine) non è disponibile per tutti, anzi in alcune parti del mondo è praticamente sconosciuto e comunque non ve ne sarebbe a sufficienza per tutti.
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(riso tradizionale (A) e golden Rice (B) dalla caratteristica colorazione dorata dovuta all’accumulo di pro-vitamina A nell’edosperma del seme (fonte: www.goldenrice.org). Immagine e illustrazione da: Galbiati M., Petroni K., Cominelli E., Tonelli C. Le biotecnologie vegetali: presente e futuro. In: Pisante M (a cura di): Agricoltura sostenibile, 2013, op. cit.). |
Il curatore ringrazia il dott. Luigi Cattivelli direttore del Crea di Fiorenzuola d’Arda per la revisione critica del testo.
Bibliografia consultata e fonti citate:
- Barbujani G. Sillabario di genetica per principianti. Saggi Bompiani, Firenze-Milano, 2019 (prima ed.).
- Bertacchi S. Geneticamente modificati. Viaggio nel mondo delle biotecnologie. Hoepli, Milano, 2017.
- Biotech week 2024 - in campo con i geni - Franca Finocchiarohttps://www.youtube.com/watch?v=KWsdjt79O0k&list=PLuHR_wWt4GLX9ynM5DD0I1vWcgVkgl2Oh&index=5
- Bressanini D. OGM tra leggende e realtà. Alla scoperta delle modifiche genetiche nel cibo che mangiamo. Zanichelli editore, Bologna, seconda ed., Bologna, 2019.
- Bressanini D., La verità su ciò che mangiamo. Pane e bugie. I pregiudizi, gli interessi i miti e le paure. Chiarelettere, Milano, 2015 (VIIa ediz.).
- Bressanini D., Mautino B. Contro Natura. Dagli OGM al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola. BUR-Rizzoli, 2016.
- Cantarelli A. CHI L'HA DETTO CHE IL GRANO ANTICO É SEMPRE PIU' BUONO? Recensione del libro di Luigi Cattivelli “Pane Nostro, grani antichi, farine e altre bugie”. Agrarian Sciences, ve. 26/05/2023. Disponibile su: https://www.agrariansciences.it/search?q=cantarelli+Pane+Nostro
- Capone L. I Nobel contro Greenpeace: “Basta con l’opposizione dogmatica agli Ogm”. Il Foglio, 30 giugno 2016. Disponibile su: https://www.ilfoglio.it/scienza/2016/06/30/news/i-nobel-contro-greenpeace-basta-con-l-opposizione-dogmatica-agli-ogm-97839/
- Cattivelli L. (a cura di). Pubblicato su “Nature Genetics” il genoma del grano duro. Agrarian Sciences, 23/04/2019 (prima parte). Disponibile su: https://www.agrariansciences.it/2019/04/pubblicato-su-nature-genetics-il-genoma.html
- Cattivelli L. (a cura di). Pubblicato su “Nature Genetics” il genoma del grano duro. Agrarian Sciences, 23/04/2019 (seconda parte). Disponibile su: https://www.agrariansciences.it/2019/05/sequenziamento-del-genoma-del-frumento.html
- Cattivelli L. Pane Nostro. Grani Antichi, farine e altre bugie. Il Mulino, Bologna, 2023.
- Galbiati M., Gentile A., La Malfa S., Tonelli C. (a cura di). Biotecnologie sostenibili. Scienza e innovazione in agricoltura per affrontare le sfide della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. Edagricole, Bologna, 2017.
- Defez R. Il caso OGM. Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati. Carocci editore, Città della scienza, Roma, 2014.
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- Fascination of Plants Day. https://www.plantday.it/
- Ferri M. C. Biotecnologie. Edagricole, Bologna, 1999.
- Fidaf. OGM: 109 premi Nobel firmano una lettera contro Greenpeace. 01/07/2016. Disponibile su: https://www.fidaf.it/ogm-109-premi-nobel-firmano-una-lettera-contro-greenpeace/
- Fuso S. Il futuro è bio? Agricoltura biologica, biodinamica e scienza. Edizioni Dedalo, Bari, 2022.
- Fuso S. naturale=buono? Carocci editore, Sfere, Roma, 2016.
- Max Planck Institut. Produzioni agrarie e biotecnologie. Edagricole, Bologna, 1998.
- Mandrioli M. Nove miliardi a tavola. Droni, big data e genomica per l’agricoltura 4.0. Zanichelli editore, Bologna, 2020.
- Meldolesi A. Biotecnologie per il made in Italy. Un programma ministeriale finanzia progetti di genetica agraria dedicati alle filiere produttive più importanti d’Italia. Le Scienze, luglio 2018, pp. 72-77.
- Meldolesi A. E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico. Bollati Boringhieri, Torino, 2021.
- Morgante M. I semi del futuro. Dieci lezioni di genetica delle piante. Il Mulino, Bologna, 2020.
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- Pimpinelli S (a cura di). Genetica. Casa editrice Ambrosiana, Rozzano, 2014.
- Pisante M. (a cura di) Agricoltura sostenibile. Principi, sistemi e tecnologie applicate all’agricoltura produttiva per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela climatica. Edagricole, Bologna, 2013.
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- Toderi G. Frumento (Triticum spp.). In: Baldoni R. Giardini L. (a cura di). Coltivazioni erbacee. Patron Editore, Bologna, 1989 (IIa ed.).
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Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria dell' Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma e Piacenza (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizi Provinciali), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma.Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.






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