di ALESSANDRO CANTARELLI
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| (Nell’immagine soprastante, la copertina del libro stampato in autoproduzione). |
I semi delle colture agrarie sono l’elemento iniziale, la base su cui si costruisce il nostro futuro agricolo, alimentare e ambientale. Il seme è il punto di partenza per l’agricoltura, il centro di un sistema economico complesso. Perché in ogni seme c’è molto di più di una pianta: c’è lavoro, il sogno e il futuro di chi l’ha creato (dalla Prefazione del libro).
Massimiliano Beretta, giovane breeder e genetista, che nel 2025 ha realizzato in autoproduzione questo libro, molto interessante, del quale si consiglia la lettura ai cultori delle scienze agrarie, ma anche studenti e professionisti del settore. L’Autore di questo libro, originale nei contenuti, lavora presso una nota azienda sementiera specializzata nella produzione di sementi orticole a Fidenza (Parma), sua città natale. Dopo il ricordo di una recente edizione al Food & Science Festival di Mantova nel quale Beretta era stato impegnato a divulgare la scienza, chi scrive ha avuto la possibilità di conoscerlo direttamente nel proprio luogo di lavoro nel corso di una visita guidata organizzata dalla locale Associazione dei laureati in agraria presso l’azienda sementiera. Si osserva che è molto raro trovare un testo che tratti del “corpo riproduttore”, ossia del seme; quindi del basilare lavoro di miglioramento genetico scritto da Autori appartenenti direttamente al mondo delle aziende private e segnatamente a quello delle aziende sementiere: questo fattore costituisce già un fattore di originalità nella panoramica editoriale. Beretta invita il lettore a guardare il mondo della ricerca sementiera con occhi nuovi, senza pregiudizi, per offrire una visione più completa in cui la scienza si incontra con l’economia, l’etica con la praticità, la conoscenza con la responsabilità.
In questi ultimi lustri, a proposito di semi, se ne sono sentite delle più varie, come l’esistenza di sementi Frankestein in risposta alle quali sono stati pubblicizzati modelli di agricoltura arcaici, che in alcuni casi rimandavano direttamente a pratiche esoteriche attinenti all’agricoltura definita biodinamica. Alcune famose case editrici contribuiscono tuttora a diffondere testi scritti dai più diversi personaggi - sovente di notorietà mediatica - dove viene screditata l’agricoltura professionale e innovativa in nome di un ritorno alle “origini” (dove la miseria imperava, ma questo particolare al lettore non viene mai riportato, n.d.r.).
GENI DI VALORE costituisce un valido supporto conoscitivo che aiuta il lettore disorientato, ma alla ricerca di buone fonti nel panorama della divulgazione scientifica, a rimettersi in carreggiata… per usare una metafora. Innanzitutto, non deve fare scandalo che la ricerca in questo settore significhi anche impresa, fatturato, margine e utile. Ogni seme ha una storia da raccontare, osserva l’autore. Nel contesto di cambiamento climatico, della scarsità di risorse e della crescente necessità di produrre cibo per una popolazione mondiale in costante aumento, comprendere il valore di un seme è un passo fondamentale. Il settore delle sementi è un colosso silenzioso dell’economia: il valore di mercato globale dei semi commerciali supera i 65 miliardi di dollari all’anno! Con una crescita costante spinta dall’innovazione tecnologica. Tuttavia, osserva sempre Beretta, purtroppo esiste una quota consistente di semi venduti illegalmente che non seguono alcun controllo di qualità e possono veicolare patogeni, parassiti o caratteristiche agronomiche indesiderate. Un seme non certificato è un’incognita a tutto tondo. Il valore economico di un seme non dipende solo dalla sua funzione biologica, bensì da una serie di parametri biofisici e di mercato che ne determinano il prezzo quali ad esempio germinabilità, vigore e uniformità, che vengono ben descritti.
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| (Il retro del libro con breve descrizione del suo autore). |
Semi controllati, filiere sicure ed è questo uno degli aspetti più cruciali al fine di garantire la qualità, la sicurezza e il valore economico dei semi stessi. L’informazione genetica è infatti il cuore del prezzo; ogni seme porta con sé un patrimonio unico di geni che determina le caratteristiche della pianta: dalla resistenza a specifici stress biotici (malattie e parassiti) e abiotici (siccità, freddo, salinità), alla produttività, fino alla qualità del prodotto finale. Forse non tutti sanno che la creazione di un seme che codifica per lo sviluppo di una pianta con caratteristiche migliori richiede anni di ricerca e sviluppo, che includono il miglioramento genetico, la selezione e in alcuni casi l’applicazione di biotecnologie. Va comunque considerato quanto non sia facile per una nuova varietà il potersi affermare nel mercato sementiero.
Dal momento che se questa non venisse accettata o apprezzata dagli agricoltori, l’investimento pluriennale impiegato per svilupparla negli scenari più sfavorevoli potrebbe tramutarsi in una perdita economica netta per l’azienda che l’ha creata. Viene anche spiegato il corretto significato di una varietà definita premium, come nel caso del pomodoro. I custodi dell’agricoltura moderna. Vengono così definite nel panorama agricolo mondiale le aziende sementiere in quanto giocano un ruolo cruciale e spesso poco compreso. Rappresentano l’anello di congiunzione tra la ricerca scientifica e le esigenze del settore agro-alimentare, ponendo al centro della loro attività il miglioramento genetico delle piante coltivate. Nel rivolgersi al lettore, viene a un certo punto posta la seguente domanda: chi lavora nelle aziende sementiere? Beretta illustra il complesso quanto affascinante mestiere del costitutore di nuove varietà vegetali, delineando la differenza esistente tra questo settore ed altri settori produttivi. Il produrre sementi selezionate non significa realizzare e vendere un prodotto industriale realizzato secondo un progetto tecnico, spiega Beretta, ma si tratta esattamente del contrario in quanto (si riportano nel merito direttamente alcuni passaggi), “si commercializza il progetto di un organismo vivente condensato in pochi mm, che dovrà autogestire la creazione di un prodotto sfidando l’ambiente. Questo aumenta enormemente il rischio di fallimento”. Sono queste delle parole molto chiare per chi abbia un minimo di formazione biologica, che possono invero prestarsi a strumentali fraintendimenti soprattutto da parte di coloro che della pratica di campagna hanno una visione meramente bucolica; questi ultimi, infatti, non considerano che in mancanza di quei mezzi oggi assicurati in primis dalla genomica, le rese stagnavano e larghi strati della popolazione facevano la fame. Un passato da esorcizzare anziché portarlo come esempio di un bel tempo perduto.
La capacità di leggere scenari geopolitici ed economici diventa quindi parte integrante della strategia aziendale, così come la previsione delle tecniche agronomiche e climatiche. Inoltre, si chiede sempre Beretta, chi sono in realtà gli stessi breeders? Nell’affrontare questo argomento, viene posta l’attenzione alla formazione degli stessi; un vuoto da colmare in Italia dove le opportunità formative sono quasi nulle. Molto interessante risulta anche la disamina sulle difficoltà che incontrano nel nostro Paese tanti giovani neodiplomati e neolaureati che decidessero di intraprendere questo originale lavoro. Che richiede competenze specifiche e precisione, oltre che una manualità che si migliora sul campo e nel tempo: non bisogna avere troppa fretta, ma solo tanta voglia di imparare pare di sottintendere nel testo. Un mestiere tutt’altro che banale ma letteralmente da coltivare in un Paese come il nostro all’interno del quale viene sempre riportato nel libro, sorprendentemente si trovano oltre 200 aziende sementiere. Sorprendentemente è l’avverbio che si ritiene corretto per descrivere l’entità numerica di un settore quale quello sementiero, che da un buon quarto di secolo in Europa e soprattutto in Italia a causa di restrittive limitazioni che di fatto limitano l’utilizzo delle più avanzate biotecnologie per l’ottenimento di varietà innovative, fa sempre più fatica a tenere il passo con la concorrenza mondiale. Ne hanno dibattuto in questi anni anche su Agrarian Sciences autorevoli Autori.
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| (La mutazioni di cento varietà di pomodoro. Da Georgofili Info, 08/07/2020). |
Nello scorrere le pagine del libro, il lettore viene edotto sulla fatica del cercare di produrre una pianta che presenti, rispetto le altre varietà già presenti sul mercato, delle caratteristiche superiori. Soprattutto chiede intenzionalmente l’Autore, cosa potrebbe mai accadere a una ditta sementiera che decidesse, per assurdo, di non innovare? Beretta argomenta il più probabile scenario che verrebbe a crearsi, a seguito del fatto che la ditta sementiera avesse deciso di non fare ricorso ai metodi tipici del miglioramento genetico. Esiste una percezione diffusa che “antico”= meglio. Ma ci si chiede, è davvero così? Inoltre, cosa si intende effettivamente per varietà “antiche”? Sono queste solo alcune delle domande, le cui risposte vengono approfondite all’interno del libro. Non a caso viene dedicato un intero capitolo agli “Ecologicamente confusi”, addentrandosi dal punto di vista scientifico nel significato di concetti quali coltivazione al “naturale” e varietà “naturali”.
Sarà infatti capitato anche a non pochi lettori di confrontarsi con tante persone che sostengono l’essere le varietà vegetali create dall’uomo come colture “artificiali”. Nonostante si tratti di quesiti ricorrenti già ampiamente affrontati dai filosofi di ogni epoca, vengono argomentate le conseguenze agronomiche e ambientali di questa domanda. Più avanti nel testo il lettore troverà correttamente definito il concetto di “biotecnologie” e perché oggi, più che mai, queste applicazioni costituiscano una necessità imprescindibile. Sono inoltre utilmente riportate quelle che sono state le diverse applicazioni biotecnologiche anche da un punto di vista storico. In questi anni di intenso dibattito sull’utilizzo della tecnologia del DNA ricombinante, ci si accorge che non tutti i detrattori di questi strumenti biologici sono effettivamente a conoscenza di quanto queste tecniche biologiche facciano in realtà già parte della nostra vita quotidiana da migliaia di anni: la vinificazione, la panificazione, la produzione di formaggi fermentati ecc. sono gli esempi più noti di biotecnologie.
Ma se queste sono le biotecnologie “classiche”, dagli anni Ottanta del Novecento si è assistito, lo si accenava prima, a un’evoluzione con l’avvento delle biotecnologie moderne. In questo modo viene anche presentato il tema degli organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.) e del Genome Editing (Tecnologia di Evoluzione Assistita; T.E.A. in Italia, di cui CRISPR-Cas9 è la tecnica attualmente più nota), l’ultima arrivata della famiglia biotecnologica. Il lettore viene introdotto a queste tecnologie attraverso l’utilizzo di esempi concreti, pur osservando suo malgrado “che l’applicazione di queste tecnologie in Europa resta vincolata a normative restrittive”. Come dargli torto. Gli O.G.M. ricadono nelle maglie della direttiva 2001/18/EC, con tutto quello che ne consegue in termini di regolamentazione allo scopo di regolare la loro immissione nell’ambiente. Mentre la sentenza della Corte di giustizia europea del 25 luglio 2018, ha decretato le piante CRISPR dal punto di vista giuridico alla stessa stregua degli O.G.M. classici. Osserva giustamente Beretta che la domanda che il settore sementiero, la ricerca pubblica e i legislatori devono porsi è assolutamente chiara: ci si può permettere di non utilizzare queste nuove tecnologie per rendere le nostre colture più adatte a un mondo in rapido cambiamento? Partendo da questi interrogativi, in un altro capitolo vengono affrontati i cosidetti “miti” creati attorno ai semi (come quello dei semi “sterili”) e al monopolio delle aziende sementiere (le famigerate multinazionali del seme!), che spesso scivolano in pregiudizi e semplificazioni sovente prodromiche a teorie complottiste. A questo proposito e a scanso di equivoci, viene illustrata la differenza tra semi O.P. (Open Pollinated) e semi F1 (ibridi di prima generazione), questi ultimi e soprattutto in alcune specie coltivate (una fra tutte, il mais), caratterizzati dal fenomeno dell’eterosi (o del vigore ibrido).
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| (Nella fotografia soprastante, l’ottenimento di mais ibrido nella pianura parmense attraverso l’emasculazione delle piante di mais porta-seme, intervallate a distanze prestabilite dalle file singole di piante impollinanti. Il mantenimento delle buone condizioni idriche di crescita sono assicurate dal funzionamento del soprastante impianto irriguo a pivot. Foto A. Cantarelli). |
Gli agricoltori moderni sono imprenditori non “contadini con la forca!”, si trova in un certo passaggio del libro. L’agricoltura moderna è precisione e non improvvisazione viene sostenuto, ma non sempre chi vive in contesti urbani se ne rende conto, ma lo scopo di questo libro è anche quello di instillare qualche dubbio motivato al lettore più curioso.
Vengono trattate anche le tematiche legate alle questioni etiche e al brevetto sui geni (come quelli, ad esempio, che conferiscono la resistenza a una malattia di una pianta), quindi del perché la questione dei brevetti risulti così controversa. Così come si trova un utile focus sulla “genetica nel carrello della spesa”. Ogni volta che si entra in un supermercato per acquistare beni alimentari, bisognerebbe considerare che ci si trova infatti circondati da prodotti che esistono solo grazie al miglioramento genetico (compresi tanti begli ortaggi biologici indicati come Km zero!). Viene così illustrato in che modo il miglioramento genetico abbia un impatto diretto sulla qualità della nostra vita, migliorando il gusto, la freschezza, la praticità e persino la salute degli alimenti che consumiamo ogni giorno. Ma sono presenti anche utili approfondimenti sul nesso nutraceutica-miglioramento genetico, vengono attraverso gli esempi dei pomodori ricchi in GABA (acido gamma amino butirrico; neurotrasmettitore noto per i suoi benefici effetti sulla riduzione della pressione sanguigna e per il suo ruolo di supporto al sistema nervoso) o del riso ad alto contenuto in vitamina A (Golden Rice).
Arrivati a un certo punto nel libro, vengono affrontate quali siano le insidie per le quali l’agricoltura del domani dovrà cimentarsi. Nel rimandare opportunamente al testo, in questa sede per brevità vengono riportate alcune tra le più rilevanti, come ad esempio la crisi dell’acqua (sia in quantità che in qualità), che riguarderà sciaguratamente molte aree del Globo. Ne consegue che risulterà cruciale studiare e introdurre quei geni che permettano di tollerare elevati livelli di salinità, o che concorrano ad aumentare l’efficienza nell’uso dell’acqua. Le temperature sempre più estreme.
Queste rappresentano un grande ostacolo per il futuro dell’agricoltura, causando nelle piante un collasso fisiologico con conseguente compromissione della capacità delle piante a fotosintetizzare in modo efficace; inoltre, il polline sopra i 32-35 °C si scioglie diventando sterile. Ma queste temperature già a partire dalla tarda primavera, non sono forse sempre più frequenti anche alle nostre latitudini? Non c’è tempo di rimanere ancorati ad un immaginario idilliaco del passato che tra l’altro non è mai esistito. Si rischiano seriamente nuove carestie, se non vengono migliorate efficacemente e in tempo le specie agrarie già esistenti, allo scopo di fare fronte alle mutate condizioni colturali. Si deve considerare al riguardo osserva sempre Beretta, che se le temperature più elevate da un lato potrebbero essere compatibili con le colture in pieno campo nelle zone più a nord e più a sud del pianeta, dall’altro per molte colture orticole oggi adattate ai cicli lunghi, dovranno essere modificate per prosperare in condizioni di giorno corto (o giorno continuo) e una luce incidente radente. Quando la genomica si incrocia con la fisiologia vegetale, la botanica generale e l’agronomia generale. Allora lo studio dei geni associati a una fotosintesi più efficiente potrebbe rappresentare una vera rivoluzione, consentendo alle piante di convertire la luce in energia con una velocità e una precisione maggiori rispetto a quanto avviene oggi. “Il pianeta cambia” si fa giustamente notare. Pertanto, gli scienziati e i breeders si trovano nella delicata posizione di dovere azzardare delle previsioni riguardanti gli scenari più probabili che dovrà affrontare la filiera agronomica nel periodo 2040-2050. Viene altresì riportato che secondo l’Onu il 20% delle superfici agricole mondiali potrebbero risultare inutilizzate entro il 2050 a causa della combinazione di degradazione del suolo, salinizzazione e calore. Ma non erano anche autorevoli istituzioni riconosciute a livello internazionale come la Royal Society of London, quindi la stessa F.A.O. a raccomandare oltre 15 anni fa che per fare fronte alla crescente domanda di cibo dovuta agli oltre 9 miliardi di persone che si prevedevano nel 2050, la produzione agricola avrebbe dovuto raddoppiare entro il 2030? A che punto siamo? Ad aggravare il quadro già non molto edificante sotto il profilo agronomico-ambientale, negli anni recenti anche l’apparire di gravi conflitti e di un’accresciuta instabilità a livello internazionale che hanno l’effetto di non favorire né gli scambi commerciali, né quelli delle informazioni; in altre parole, della libera circolazione della scienza e degli scienziati. In questo contesto internazionale, il testo nel suo insieme oltre a essere di notevole attualità e interesse per tutti coloro che gravitano nel settore primario, presenta anche il pregio di essere di scorrevole lettura. Il lettore vi potrà trovare anche la tematica attuale e molto sentita della riduzione degli sprechi alimentari, con la spiegazione di cosa si intenda per shelf life di un prodotto. Così come non vengono tralasciati i ruoli dell’agricoltura di precisione, della vertical farming, per arrivare a tratteggiare la specie del futuro: quella non più coltivata in campo ma stampata in 3 D da cellule vegetali. Verso l’infinito e oltre, il titolo di uno degli ultimi paragrafi del libro, ma giustamente osserva Beretta che il futuro si costruisce oggi. “Cross the best to get the best” soleva ripetere il professor Michele Stanca agli studenti e ai collaboratori, Massimiliano Beretta tra questi. Gli agricoltori con la loro attività quotidiana sono infatti primi a beneficiare della migliore messa in pratica di questo fondamentale insegnamento. A maggior ragione anche il consumatore finale posto per definizione all’ultimo anello della filiera produttiva, non dovrebbe mai ignorare il grande lavoro di ricerca e sviluppo racchiuso in un minuscolo seme: un risultato mai scontato ma che permette alle società sviluppate il pieno soddisfacimento dei bisogni alimentari. Quelli riportati sono solo alcuni degli argomenti, delle tematiche che vengono presentate nel libro, che assieme ad altre non espressamente menzionate ma non meno importanti, fanno di GENI DI VALORE- Il codice che nutre il mondo un libro da consigliare. A Massimiliano Beretta che oltre a essere l’Autore del libro è anche un brillante divulgatore scientifico sui principali social (Istagram, Facebook), il plauso per avere generosamente messo a conoscenza di un pubblico più vasto rispetto a quello più propriamente “addetto ai lavori” (che sicuramente saranno i primi ad apprezzarlo), l’avventura del proprio insostituibile lavoro in un ambito produttivo -quello sementiero-, che a volte e non sempre a torto suscita negli esterni l’impressione di essere un poco chiuso (anche per plausibili motivi di protezione del proprio lavoro di ingegno e anche del valore monetario delle stesse sementi che per alcune colture o varietà, può raggiungere anche cifre considerevoli come viene riportato nel libro), pur sempre corroborato da tanta scienza. Quale sicurezza o sovranità alimentare si intende perseguire se si rinuncia a partire dal seme migliore?
Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria dell' Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma e Piacenza (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizi Provinciali), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma.Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.
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