sabato 1 agosto 2026

L’ECCESSO DI REGOLAMENTAZIONE LETALE PER IMPRESE AGRICOLE, COMPETITIVITÀ E INNOVAZIONE

 di ERMANNO COMEGNA





EDITORIALE USCITO IN ORIGINE SU : www.spigolatureagronomiche.it


Tra le principali ragioni alla base dello scarso interesse degli agenti economici per l’agricoltura vi è l’eccesso di regolazione che agisce come fattore scatenante di fenomeni deleteri per l’impresa e per la competitività.
L’ipertrofia normativa implica come immediata conseguenza l’aumento del carico di lavoro per la pubblica amministrazione, cui compete la responsabilità di applicare e monitorare le disposizioni di legge ed i relativi adempimenti. Spesso le istituzioni nazionali, regionali e locali, sono le prime a subire direttamente il contraccolpo dell’introduzione di nuove norme, con l’aumento delle responsabilità e dei compiti esecutivi, in un contesto di invarianza della spesa pubblica, diminuzione delle forze lavoro disponibili, piante organiche inadeguate e conseguente necessità di affidarsi a servizi esterni.
A ciò si aggiunge un secondo effetto che è l’incremento del carico burocratico, dei relativi oneri e della complessità gestionale gravante sulle imprese. Quelle strutturate hanno la forza per adeguarsi, pur sostenendo qualche sacrificio economico o organizzativo. Le imprese deboli invece soccombono, perché i costi di adattamento possono rivelarsi gravosi ed eccessivi, oppure per via di carenze insormontabili in termini di capacità amministrativa, organizzativa e gestionale. Spesso accade che di fronte ad un ulteriore vincolo regolatorio, l’imprenditore non si sente all’altezza di sostenere il peso e non riesce a tenere testa alle richieste del legislatore.
Nel 1990 erano 2,8 milioni le aziende agricole in Italia, nel 2023 ne sono rimaste 1,1 milioni (si veda il recente rapporto Istat “Cambiamenti dell’agricoltura”). Buona parte di questi ex agricoltori hanno compiuto con disagio la scelta di abbandonare il settore, perché sopraffatti non dal mercato o dall’età avanzata, ma da un’asfissiante regolazione, peraltro tale da non produrre alcun miglioramento percepito.
La cattiva regolazione comporta l’utilizzo improduttivo delle risorse umane. Quando i tecnici agricoli, come gli agronomi, i periti agrari, i veterinari, sono al servizio di adempimenti considerati molto spesso inutili se non addirittura dannosi, stanno di fatto svilendo la loro professionalità e compromettendo il contributo che dovrebbero fornire alla società, dopo anni di impegnativi studi.
In agricoltura l’impiego delle risorse professionali al di sotto delle possibilità è un fenomeno ormai evidente a tutti. Basta rivolgersi agli operatori dei centri servizi e degli ex ispettorati agrari provinciali, per sentirsi rispondere che la loro attività si avvicina molto a quella del passacarte, con mansioni poco qualificate, ripetitive e orientate a verificare la conformità a dispositivi di legge, piuttosto che al miglioramento del funzionamento delle imprese agricole.
Infine, l’eccessivo ricorso alla regolazione comporta l’effetto indesiderato di provocare il fenomeno dell’elusione, talvolta considerato come mezzo di difesa dall’ingerenza dello Stato, il cui impatto indotto sono le pratiche di concorrenza sleale tra operatori ossequiosi ed i trasgressori.
Le istituzioni europee sono consapevoli da tempo della necessità di combattere l’eccessiva proliferazione normativa ed hanno avviato, a partire dal primo decennio di questo secolo, numerose e sempre più articolate campagne di semplificazione.
Sono stati definiti i principi del “legiferare meglio”, della “semplicità fin dalla progettazione” e, dal 2024, c’è stato il varo di pacchetti Omnibus di semplificazione che hanno riguardato anche l’agricoltura e la PAC.
Nonostante ciò le imprese, la pubblica amministrazione e i servizi professionali in Italia sono stritolati dalla morsa dell’eccesso di regolamentazione. Quando le norme sono cattive generano adempimenti standardizzati, ripetitivi, tali da non apportare un valore aggiunto in termini di efficienza, competitività e capacità innovativa.
Gli Stati membri meno virtuosi, tra i quali si deve senz’altro annoverare l’Italia, aggravano ulteriormente la situazione attuando il fenomeno della sovraregolamentazione e cioè la fissazione a livello nazionale di requisiti più rigorosi o più ampi rispetto a quelli stabiliti dal diritto comunitario. L’Unione europea combatte da tempo questo fenomeno, indicato con il termine “gold plating”, riscuotendo finora scarso successo, perché non è agevole scalfire l’autonomia decisionale degli Stati membri. Quasi sempre gli interventi dei servizi comunitari, quando ci sono, tendono a persuadere, piuttosto che imporre la rimozione di norme inutili.
In alcuni casi, la Commissione di Bruxelles si limita a diffondere buone pratiche, stilare linee guida, formulare qualche raccomandazione e solo raramente utilizza lo strumento del richiamo ufficiale alle autorità nazionali.
Tra gli esempi di eccesso di regolamentazione che riguardano l’Italia, si può menzionare il caso del quaderno di campagna digitalizzato, concepito nel nostro Paese come strumento integrato nel fascicolo aziendale, per raccogliere informazioni dettagliate su tutte le operazioni di gestione tecnica dell’impresa agricola. Le regole comunitarie non prevedono questo, ma le autorità nazionali vanno per la propria strada, senza minimamente giustificare il perché siano state scelte soluzioni eccessive, costose e infruttuosamente contestate.
Una delle più clamorose carenze che spesso si nota quando si analizzano le disposizioni nazionali è l’assoluta mancanza delle motivazioni e delle prove oggettive che dimostrano la necessità dell’intervento regolatorio e giustificano le scelte politiche formulate. In mancanza di solide ragioni, la parte introduttiva dei provvedimenti contiene appena i richiami a precedenti norme.
In questi casi è assai probabile che l’intervento regolatorio sia stato concepito per soddisfare richieste provenienti da specifici gruppi di interesse, recepite dalla politica, senza spirito critico e con l’ansia di compiacere. Un’attenta interpretazione dei comunicati stampa degli organismi ispiratori svela agevolmente i casi di “norme a richiesta”.
Un’ultima considerazione: l’eccessiva proliferazione legislativa rappresenta oggi un lusso che non ci si può più permettere, alla luce della carenza delle risorse pubbliche e della rarefazione delle professionalità nella pubblica amministrazione e nel settore privato, a seguito del declino demografico del paese.

Ermanno Comegna

E' direttore di Spigolature Agronomiche.


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