martedì 11 dicembre 2018

L'ATLANTIDE-POLITECNICO TRA L'ANFITEATRO DI CALIGOLA E GLI STUDIOS MEDIASET

di ANTONO SALTINI




     "Rudolf Steiner" svela a Esiodo, Platone, Aristotele, Apollodoro, Tacito, Odisseo, Tolomeo, Plutarco e Orfeo la "verità"         su Atlantide. Da Atland eller Manheim rielaborata da A.S.

La trionfale accoglienza, da parte del Politecnico di Milano, in tempi remoti una delle istituzioni scientifiche di maggiore prestigio del Bel Paese (anch'esso tale in tempi lontani), di una congrega di maghi, streghe, astrologhi e devoti del maestro ideale del caporale Hitler, è destinata a imporsi tra i segnalibri della storia patria insieme, raccattando dalla pattumiera italica, all'eccidio di contadini del mercenario di Nizza a Bronte, allo sterminio di operai eseguito dal valoroso comandante Bava Beccaris adempiendo ai voti di sua maestà Umberto, ai decreti con cui il santo pontefice Pio X provvide alla demolizione delle consociazioni nate, per il riscatto dei ceti asserviti, dalla Rerum Novarum del predecessore, che la loggia cardinalizia, tutrice dei previlegi dell'intera aristocrazia feudale borbonico-sabauda, si premurò di escludere dalla gloria degli altari, fino alla marcia su Roma e agli eccidi di matrice leninista nel Triangolo della Morte.

Umberto I di Savoia, Umberto I appose al petto del Beccaris
 la “Croce di Grand Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia”
 per poi nominarlo pure Senatore, dopo che questi aveva usato
 le armi sulla folla che protestava per l'aumento del prezzo del pane.






San Pio X.

















E' destinata all'inclusione nella gloriosa sequenza perché segna la definitiva dissoluzione delle speranze, accese all'acclamazione della Costituzione, che l'italica nazione si iscrivesse nel club dei paesi che, nonostante le disumane prove di reciproca ferocia, durante lunghi secoli di non onorevole storia, hanno mantenuto vivo, sul Pianeta, il convincimento che fosse possibile agli esseri umani vivere in società in cui tutti fossero ugualmente liberi, godessero dei medesimi diritti, potessero fruire, allo stesso modo, del supporto pubblico contro l'indigenza, le malattie, le incertezze della vecchiaia. Un convincimento privo di radici egualmente profonde tra i popoli dell'Asia (nei cui confini deve includersi la Russia, che convertì la servitù della gleba, senza soluzione di continuità, nella tartarica bestialità del "piccolo padre" georgiano), dove l'eguaglianza degli uomini è, da sempre, entità ignota, e nei continenti dove lo stato di diritto, il termine che riassume l'essenza delle conquiste civili europee, è nato, con totale disinvoltura, sulle fondamenta della schiavitù e del genocidio, primo esempio gli Stati Uniti, secondo l'intera America Meridionale, dove i sudditi del "cattolicissimo sire" Carlo quinto convertirono, in un pugno di anni, nazioni più popolose di qualunque paese europeo in aggregati di miserabili sottoposti alla soggezione più disumana, denunciata, eroicamente, da qualche religioso domenicano (e gesuita), le cui relazioni furono diligentemente risposte nei più polverosi archivi vaticani.


A sinistra -  Nikolaj Vavilov fotografato nel 1942 nella prigione di Saratov. A destra  - Trofim Lysenko, alla presenza  di Joseph Stalin, parla al Cremlino nel 1935.

L'Italia dei Medici, dei Borboni e dell'aristocrazia veneziana non svolse alcun ruolo nella nascita della filosofia politica moderna. Tommaso d'Aquino e Ludovico Antonio Muratori ne avevano anticipato, con straordinaria lungimiranza, l'essenza, ma l'animus autentico dell'Italia fu scolpito, per almeno quattro secoli, nelle pagine di Machiavelli e di Castiglione, il secondo maestro impareggiabile del servilismo, dell'opportunismo, della connivenza che avrebbero costituito l'autentica etica dell'uomo politico, laico o ecclesiastico, dei principati preunitari, quindi, dissolvendosi le speranze di un'alba illusoria, della medesima Repubblica.
Chi scrive è stato commosso dall'asserzione di una lettrice di queste pagine che ha commentato l'infame vicenda del Politecnico ricordando quanti giovani, nella guerra di "liberazione", abbiano eroicamente sacrificato la vita al sogno di un paese la cui vita civile fosse fondata sul diritto, quella economica sulla scienza. Il sogno infranto da lunghi anni di torpore e malaffare, fino alla prova inappellabile che l'Italia è decaduta a regno incontestabile di negromanti e fattucchiere.
L'autentico stratega del rigetto degli ancora incerti principii di democrazia e del prorompente ritorno al passato borbonico di un paese in cui la coscienza civile era lontana anni luce dal consolidamento dello "stato di diritto" deve essere riconosciuto nel cavalier Berlusconi, le cui televisioni hanno condotto un'opera magistrale di instupidimento collettivo, inducendo gli italiani a non riconoscersi più cittadini, convincendoli di essere consumatori, quindi sudditi delle mode che le medesime televisioni mutano quotidianamente secondo i piani di promotion degli acquirenti degli spot delle televisioni del Grande Fratello. 

Busto di Caligola (12-41 d. C.),  passato alla storia per essere un imperatore folle, oltre che dissoluto.
Il quadro è straordinariamente simile a quello della decadenza di Roma. Come il cavalier Berlusconi, il sommo Augusto (e gli emuli Nerone e Caligola) conquistava i voti popolari elargendo spettacoli al circo e negli anfiteatri. Non si serviva di "veline " altrettanto discinte quanto perfettamente stupide, esibiva cento cadaveri di gladiatori a conclusione di uno spettacolo pomeridiano, e la plebe romana era ossessionata dai vaticini delle medesime pitonesse e astrologhe che il Rettore del Politecnico ha riunite nelle aule di fisica quantistica. E chiunque abbia letto un solo testo sul declino di Roma conosce quale fu la virulenza della diffusione dei culti orientali (magici, esoterici, satanici) nell'Impero vacillante, tanto da costringere i successivi Cesari a moltiplicare i processi che conducevano al rogo gli autori di sacrifici umani, la cui pratica si diffondeva in misura corrispondente al trionfo dei culti orientali, in particolare quello di Mithra. Proseguendo su un itinerario dalla logica implacabile riti similari non mancheranno di propagarsi tra l'italica gente, educata a divinizzare cani, gatti e nutrie, sempre più indifferente per il valore della persona umana. 

Dudù.

Blondi.

A segnare il punto zenitale dell'età del Politecnico-Atlantide chi scrive è indotto a ritenere sia la progressiva, inarrestabile omogenizzazione delle credenze di matrice marxista e di quelle di matrice nazista. Assurge a simbolo del fenomeno la creazione di una congrega unitaria degli adepti delle ciance delle "agricolture" bio, un insieme di ciurmerie di ispirazione diversa, diffuse, col denaro, dagli assessorati regionali di fede marxista, e dei fanatici della biodinamica, la dottrina del mago che spiegò, a Hitler e seguaci, come su Atlantide avessero preso corpo, da larve vaganti nel cosmo, due razze umane (sottolineo il termine razze), una destinata a dominare, una a servire, per essere, qualora reputata inutile, eliminata come si eliminano mosche e cimici (verso i ratti gli "animalisti" professano, invece, un'irresistibile attrazione).
La matrice del binomio marxista-nazista ha obiettive radici comuni, il pensiero di Hegel, che filosofo non fu ma cultore del potere incondizionato del più forte, la chiave di entrambe le ideologie. Singolarmente, chi abbia studiato le vicende della cultura tedesca non può non riconoscere, quale spirito ispiratore di Hegel, il farneticante odio per ogni razionalità di Martin Luther, tra tutti gli eretici quello che più belluinamente ha odiato ogni razionalità, come attestano due degli spiriti più alti del Cinquecento, Erasmo da Rotterdam e Roberto Bellarmino, maestri, entrambi, di scienza e di civiltà, che il nemico della Chiesa di Roma, la quale il valore della razionalità proclamava seppure la razionalità non praticasse, incontrarono ripetutamente ricercando il compromesso tra pulsioni furiose e istanze di tolleranza, che entrambi giudicarono, dopo cento prove, sogno vano di fronte alla furia contro ogni ragionevolezza di chi più di una cronaca del tempo suggerisce riconoscesse la propria relazione con Satana.


Lutero, Hegel, Ceresani. Secondo il capo gabinetto del ministero della Famiglia e Disabilità, il cambiamento climatico è opera di Satana.

Ed è la comune discendenza dall'odio luterano che, a chi ricerchi le radici della convergenza tra marxismo e nazismo, impone interrogativi insolubili sul ruolo, nella nuova età di Atlantide, dell'attuale pontefice, che Lutero ha surretiziamente consacrato calpestando tutte le sinodali di Trento, uno dei concili più ardui della storia ecclesiastica, che, qualsiasi siano le riserve che possa suggerire, ha avviato a chiusura uno dei periodi più oscuri della Chiesa, gli anni di pontificati quali quelli di Alexandro Borja e di Leone decimo, che parvero ridicolizzare l'annuncio di Cristo "Et portae Inferi non praevalebunt", ma che furono, tra cento contraddizioni, smentiti a Trento.

Nell'era inaugurata al Politecnico non è impensabile che qualcuno ritenti la grande sfida.




 

Antonio Saltini 

Docente di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, giornalista, storico delle scienze agrarie. Ha diretto la rivista mensile di agricoltura Genio Rurale ed è stato vicedirettore del settimanale, sempre di argomento agricolo, Terra e Vita. E' autore della Storia delle Scienze Agrarie opera in 7 volumi.  




4 commenti:

  1. Alberto Guidorzi11 dicembre 2018 23:31

    Caro Antonio dopo avere letto le tue riflessioni sopra, mi permetto di integrarle con un’opinione espressa da filosofo Drieu Godefridi che titola (riporto a pezzi perchè troppo lungo per inserirla nei commenti:

    La tentazione umanicida dell’ecologismo
    E’ affascinante la fecondità dell’intelligenza umana, nel corso dei secoli non ha mai cessato di generare teorie e nuove ideologie sempre più fantastiche, ma anche spesso pericolose. La storia del xx sec. lo dimostra abbondantemente. Lo dimentichiamo ma ad esempio il marxismo si offriva in origine come una teoria scientifica, Marx pretendeva descrivere il funzionamento della storia e predire – non preconizzare – la rivoluzione , la dittatura del proletariato e poi l’avvento della società senza classi e infine senza Stato. Il marxismo in quanto scienza ma rifiutata dopo i lavori del socialismo critico di Eduard Bernstein e mille volte rifiutata dai fatti, non è più rivendicata come tale se non da piccole sette molto locali.
    La grande ideologia del nostro tempo e l’ecologismo (nel senso dell’ecologia politica). Intendiamoci niente di nuovo. Il nazional-socialismo, avente anch’esso pretese scientifiche, rivendicava la sua vicinanza alla natura; Così l’ariano puro era ritenuto più “naturale” e più “sano” ripsetto alla sua nemesi, il commerciante, il borghese e l’ebreo. Questa pseudoscienza fatta di paccottiglia fu rapidamente spazzata via dal vento della Storia, un grande disinfettante della ragione. CONTINUA

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  2. Alberto Guidorzi11 dicembre 2018 23:33

    2° Parte
    L’ecologia antiumanista
    Nella versione contemporanea, l’ecologismo nasce da una improbabile matrice teorica, nella quale si mescolano l’ostilità alla tecnica (Junger, Heidegger, Habermas), il malthusianismo (Thomas Malthus autore antiumanista tra il XVIII e il XIX sec e ciò che oggi si chiama deep ecology o ecologia profonda ( Hans Jonas, Paul Ehrlich) ossia la convinzione che l’uomo non è solo un pericolo per l’uomo, ma fa parte di un rapporto fondamentalmente antagonistico con la natura.
    L’ecologia contemporanea è un antiumanismo in senso stretto. Al meglio l’uomo è percepito come un pericolo ed una nocività da contenere, mentre al peggio è come un virus che prolifera e che quinde è utile sradicarlo. Insomma l’ecologismo rompe in modo radicale con la tradizione giudaico-cristiana che fa dell’uomo la sede del significato e della moralità. La Torah – il Pentateuco dell’antico testamento – ingiunge agli uomini di smetterla di venerare gli alberi, tipico dei pagani, per comprendere che c'è ragione e significato solo nell'uomo e nella trascendenza. A partire dagli anni 60, s’impose nella cerchia ecologista americana l’idea che si uscirà dalla crisi ecologica solo rinunciando al postulato giudaico-cristiana del possesso della natura da parte deell’uomo (Samuele Furfari traccia la genealogia di questa polemica nella sua importante opera “Dio, l’uomo e la natura”. Inutile moltiplicare le considerazioni teoriche, perché la nostra tesi è mostrata, molto semplicemente, dalle affermazioni degli ecologisti contemporanei. Prendiamo due esempi. CONTINUA

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  3. Alberto Guidorzi11 dicembre 2018 23:35

    3° Parte

    Il problema è l’uomo
    In una conferenza tenuta nel mese di settembre 2018, l'astrofisico Aurelien Barrau, membro del Comitato esecutivo del Centro di Fisica Teorica a Grenoble-Alpes e ENIGMASS laboratorio di eccellenza, responsabile del Master in fisica subatomica e della cosmologia di Grenoble, membro del Comitato Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS), ha spiegato che l'uomo è una seccatura per la natura, e che il nostro comportamento distruttivo (per la "macrofauna") è purtroppo inerente, non solo a ciò che facciamo, ma a cosa siamo Il problema è ontologico, secondo Barrau. L'uomo, spiega il nostro fisico, è una creatura debole, incapace di ragionare sulla "scala collettiva", in breve, un essere malato.

    Pertanto, abbiamo bisogno di misure politiche concrete, coercitive, impopolari che si oppongano alle nostre libertà individuali. Non possiamo fare diversamente. Frase terribile!
    Un regime che rimuove le libertà individuali - spostando, riscaldando, vestendo, intraprendendo, facendo circolare, creando, avviando una famiglia - non è solo "autoritario". Tale regime è totalitario in senso stretto, con l'obiettivo di regolare la vita - la sopravvivenza - degli uomini fino al più piccolo dettaglio dei loro fatti e gesti. CONTINUA

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  4. Alberto Guidorzi11 dicembre 2018 23:42

    4° parte
    Rinunciare alla democrazia per il bene del pianeta
    In un'intervista rilasciata a Liberation il 29 luglio 2018, il climatologo François-Marie Bréon del Laboratorio di scienze climatiche e ambientali (IPSL), autore dell'IPCC (organismo politico delle Nazioni Unite sul clima) spiega che è indispensabile abbandonare il riscaldamento, il turismo, chiudere semplicemente interi settori delle nostre economie e infine abbandonare le libertà individuali e la democrazia, tutte incompatibili con la lotta alle emissioni di CO2. Tuttavia anche queste misure saranno insufficienti, specifica questo eminente climatologo e l'unica misura in grado di preservare l'ambiente sarebbe dividere l'umanità per dieci. Il signor Bréon rimane in difetto di specificare come sbarazzarsi di nove decimi di umanità. Questo è ciò che chiamo la tentazione umanistica dell'ecologismo, perfettamente coerente con i suoi fondamenti teorici.
    Dobbiamo prendere sul serio l'ambiente. Non come scienza, perché l'ecologia politica non è più scientifica del marxismo o del nazionalsocialismo. Dobbiamo prendere sul serio l'ambiente perché questa ideologia porta affermazioni totalitarie e umanitarie più radicali di qualsiasi dei suoi predecessori. FINE



    Si tratta della traduzione di questo articolo: https://www.contrepoints.org/2018/12/11/332164-la-tentation-humanicide-de-lecologisme?utm_source=Newsletter+Contrepoints&utm_campaign=76e6f2ce5f-Newsletter_auto_Mailchimp&utm_medium=email&utm_term=0_865f2d37b0-76e6f2ce5f-113975861&mc_cid=76e6f2ce5f&mc_eid=7e01389f03

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