domenica 4 agosto 2019

SCENARIO NegaWatt E COMPITO ASSEGNATO ALL' AGRICOLTURA


di ALBERTO GUIDORZI
 


Situazione di parte dello spazio aereo europeo captato martedì 30/7/2019 alle ore 13:36 (fonte : https://www.flightradar24.com/). In media ogni secondo prendono l'aereo 127 persone. In questo momento sul globo sono in volo 18.000 aerei ed i voli di un anno trasportano 4,3 miliardi di persone"

Siamo in una fase di riscaldamento climatico, le conseguenze prefigurate si fanno sempre più catastrofiche e influenzano sempre più l’opinione pubblica. Non poteva quindi mancare che i politici di tutti i paesi non ne approfittassero per ordinare studi e prefigurazioni che delineassero scenari tendenti a mostrare che la preoccupazione degli elettori è anche la loro. Gli scenari implicano scelte di vita ed economiche e quindi il mondo degli affari ci vede la possibilità di arricchirsi. La Francia è stata particolarmente prodiga in questo esercizio producendo vari studi di vari enti: NegaWatt, Greenpeace, Ademe, Negatep. Ci pare che il NegaWatt sia quello abbraccia molti più settori delineandone le modifiche.


Sintesi dello scenario
Lo scenario NegaWatt è stato elaborato in Francia, e allo scopo di dare un contributo volto a bloccare la tendenza del riscaldamento climatico, prefigura di ridurre drasticamente i consumi nazionali di energia primaria del 66% (-50% dell’energia finale) e passare, entro il 2050, al 100% di energie rinnovabili e di conseguenza azzerare il loro parco nucleare e l’uso di tutte le energie fossili. Ricordo che attualmente la Francia produce il 72% della sua energia elettrica tramite centrali nucleari e che questa è un’energia già decarbonata. Con il 100% di energie rinnovabili lo scenario prevede di soddisfare solo 1/3 dei consumi attuali e pertanto il 66% dovrà essere dato da riduzione dei consumi. Qualche dato chiarirà lo sforzo: il riscaldamento domestico oggi consuma 200 kWh/mq, bisognerà ridurlo a 40 kWh/mq, per i trasporti occorrerà ridurre del 25% all’anno i km percorsi da ogni persona, il trasporto aereo interno dovrà sparire e dividere per 3 i voli internazionali. Il tasso di riempimento in passeggeri delle automobili dovrà aumentare del 50% in campagna ed essere del 100% in città. Nell’industria il consumo energetico si ridurrà in conseguenza della diminuzione dell’uso: dell’acciaio del 26%, della plastica del 35%, del cemento del 39%, del vetro del 41%. La quantità di acqua calda usata da una persona, dovrà diminuire del 29%; di -22% i cicli di lavaggio in lavatrice, di -18% i cicli dell’asciugatrice, di -50% la capacità di congelamento domestico, di -33% la stiratura. Nel terziario l’illuminazione nelle 24 ore dovrà ridursi da 8 a 5 ore, ridurre di 1/3 gli schermi domestici ed i computer per famiglia.

Compito assegnato dallo scenario al mondo agricolo
Evidentemente le energie rinnovabili vanno dal fotovoltaico, all’eolico, all’idraulico ecc. ma l’agricoltura, oltre a fare la sua parte per diminuire i consumi, deve concorrere alla produzione energetica tramite biomasse solide e liquide ricavate da sfruttamento forestale, agricolo e marginalmente dal legno e scarti urbani. Ribadisco che lo scenario rimane sempre la Francia. Ricordo inoltre che fotovoltaico ed eolico sono energie intermittenti e quindi occorrerà mantenere in funzione centrali termoelettriche o nucleari per rifornire la rete nei momenti di penuria.
Circa lo sfruttamento delle biomasse solide lo scenario assegna a questo settore una potenzialità di 120 milioni di mc di legno d’opera, da industria e da energia (in totale 154 TWh). Solo che tutti i calcoli fatti portano al massimo a 106 mc disponibili o potenzialmente sfruttabili. Ecco che subito ne mancano 14 che dicono di trovare prefigurando delle produzioni molto aleatorie. Insomma sembra che prima abbiano fissato i bisogni coerenti con lo scenario e poi con contorcimenti vari abbiano fatto tornare i conti. Passando poi alle biomasse liquide il contrasto è ancora più palese in quanto è previsto di dimezzare la produzione di carne, solo che questa non è solo prodotta in allevamenti intensivi al chiuso, ma una buona parte è prodotta in zone marginali dove o fai allevamento o le abbandoni; con ben intravedibili conseguenze sociali. Dato poi che è previsto il passaggio al 50% della superficie coltivata ad agricoltura biologica e in AEI (agricoltura ecologicamente intensiva) e la prima dipende dal letame per sostenerla, significa che dovendo ridurre l’eventuale proprio allevamento, diventerà per questa più difficile reperire letame sul mercato (è molto meglio dire impossibile visto che il mercato ne offrirà la metà!). Si fa inoltre notare che se all’AEI, in quanto comunque agricoltura intensiva, se si toglie la possibilità di concimare con concimi di sintesi, usare fitofarmaci e, quando sarà possibile, usare OGM, pena una concorrenza estera insostenibile, la si svuota di significato. Insomma agronomicamente parlando occorrerebbe disporre di più letame per distribuirlo sulle nostre terre, ma la cosa va in senso contrario al dimezzamento dell’allevamento! Cosa diranno i poveri quando passando di fronte al banco della carne e sospirando diranno: fortunati quelli che potranno ancora sentire il sapore della bistecca!
Le due fonti di energia rinnovabile agricola però entrano in contrasto tra loro in quanto lo scenario prevede di recuperare dai 5 agli 8 milioni di ettari per produrre biomasse. Fatti però tutti i calcoli e se si vuole mantenere intatta la produzione alimentare della Francia, come pure rispettare la distribuzione delle terre tra AB (che produce meno) AEI e AC, al massimo si possono ricavare circa 1 milione di terra arabile, più altri 2 milioni di prati pascoli (che non è detto che siano terre arabili). Tuttavia la prefigurazione più strampalata che lo scenario propone è quello di ottenere 6 produzioni contemporaneamente sullo stesso campo. I nostri nonni facevano la consociazione, ma al massimo erano 4/5 le coltivazioni (frumento nel campo arato, con evetuale intrasemina di trifoglio, legname dai tutori della vite e foraggio o verdure sul cavalletto o piantata), vogliamo tornare a questo modo di coltivare o facciamo solo permacoltura? A questo occorrerebbe aggiungere altre pratiche che hanno un po’ della finzione: 
  1. asportare un terzo dei residui di coltura da destinare a biomassa,  
  2. seminare coltivazioni intercalari sui 2/3 della superficie per produrre biomassa metanizzabilre, 
  3. raccogliere i 2/3 dell’erba dei prati pascoli per metanizzarla. 
Dove finisce il principio su cui si basa l’AEI? Tutte queste biomasse, prima di tutto a produzione variabile, quindi per una certa percentuale rientrano tra le energie non pilotabili, hanno un grado di metanizzazione variabile. Comunque per chi vuole analizzare lo scenario da un punto di vista delle proposte e dei costi ecco i link: qui e qui .

Termino con solo alcune considerazioni e domande. È evidente che lo sforzo per limitare il riscaldamento climatico deve essere fatto a livello planetario e quindi i paesi più sviluppati dovranno ridurre i tassi di consumo energetico, mentre ai paesi ancora in via di sviluppo si dovranno negare aumenti di consumo energetico. Ecco quindi le domande: 
  1. quale autorità politica mondiale avrà il credito morale per dire ai paesi poveri che loro non hanno più il diritto di raggiungere certi livelli di sviluppo?
  2. Quale autorità politica nazionale metterà in pratica le direttive scaturite da consessi internazionali per la salvaguardia del pianeta obbligando alla decrescita la propria popolazione? 
  3. Come evolveranno i sistemi politici nazionali per poter mettere in atto politiche tanto impopolari? 
  4. Reggerà la democrazia o si ricorrerà a regimi autoritari giustificati dall’etica dell’ambientalismo? 
  5. Che tipo di società ci si ritroverà nel 2050?
  6. La sola paura sarà un volano sufficiente? 
  7. Chi ora è tanto convinto che tutto si deve fare ha riflettuto come dovrà cambiare la sua vita e quella della sua famiglia? Chi vivrà vedrà, ma è una cosa che non mi compete più. Io ho solo molti ma molti dubbi e quindi avanti chi ha certezze ferree”.



Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all'Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso l'UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni per la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.

7 commenti:

  1. Alessandro Cantarelli8 agosto 2019 22:23

    Nel TG 1 delle ore 20,00, un ampio servizio è stato dedicato all’emergenza climatica ed al rapporto che nella stessa giornata, un gruppo di scienziati ha presentato sotto l’egida delle Nazioni Unite.
    Tra gli estensori figurano anche gli italiani proff.ri Enrico Giovannini ed Ilaria Capua.
    Il servizio del Tg anticipava che il punto centrale di questo rapporto risulta essere la questione del cambiamento delle abitudini alimentari, in quanto i gas serra non aumenterebbero solo a causa della deforestazione, ma anche a causa degli allevamenti intensivi…
    Ancora una volta l’agricoltura è sotto processo. La gente è impaurita: a Parigi le piante perdono le foglie per il gran caldo ed il secco (però da agronomo, valuto che la questione vorrebbe approfondita: intanto qual'è lo stato fitosanitario di quelle piante?)
    http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ffe6f903-9cc2-4a77-bcb4-5783570a7950-tg1.html
    Alla luce del tuo interessante articolo Alberto, vedremo quindi in quale misura verrà considerato l’impatto del trasporto aereo sull’emissione di gas climalteranti: quante vacche, suini o galline ovaiole fanno un Boeing o un semplicemente un volo charter? Inquietante la cartina dei voli: non dimentichiamoci che non molti anni fa, prima della crisi siriano-irachena, era successo che un paio di charter si erano inabissati perché i tempi di trasporto erano talmente pressanti, che alcune compagnie aeree non avevano nemmeno il tempo per le revisioni…
    Nelle società ricche, alcuni si convertono al veganesimo e celebrano il Km zero (pur sapendo di poter contare su una dispensa sempre piena, però), ma al momento guai ad indagare sull’impatto di Amazon, Alibaba (ed intanto le saracinesche si abbassano ed i centri storici muoiono), magari per acquistare del the verde, quindi del turismo interplanetario…
    Un bagno alle Maldive vale ben un pane di soja o un hamburger fake meat!

    RispondiElimina
  2. Alessandro

    Appunto vorrei che l'opinione pubblica dei paesi sviluppati si rendesse conto quale cambiamento di modo di vivere dovrebbero accettare (certo i nostri nonni vivendo come vivevano - e noi a sentire tanti li dovremmo tornare - non sono morti)- Ma ti pare che ora come ora di intravvedere risorse morali tali per accettare tutto ciò in modo pacifico? Altro aspetto. le popolazioni dei paesi in via di sviluppo accetteranno di arrestare o al limite far regredire il loro sviluppo? Tuttavia ammesso e non concesso che tutto ciò si realizzi potrà avvenire sotto regimi democratici o sotto regimi autoritari. Credo che anche questi aspetti i mezzi d'informazione li dovrebbero far discutere da competenti in modo che l'opinione pubblica cominci a maturare una coscienza informata. Voglio fare un esempio i media continuano a dire che i ghiacciai della Groenlandia fondono e parlano di innalzamento dei mari di metri. Il dato vero però è che nel mese di luglio la Groenlandia ha perso lo 0,0056% del ghiaccio. Mi chiedo perchè invece non far passare il messaggio che comunque è un andamento che dobbiamo arrestare e quindi occorrono senz'altro dei provvedimenti, ma che iniziandoli ora potrebbero essere sopportabili a livello di modifiche di modi di vita. La mia impressione invece è che si sia formata una schiera di gente che sulle paure sa che può costruire delle fortune economiche, tra l'altro molto più facili da realizzare se basate sull'instaurarsi di "stati etici".

    MI SAI DIRE PERCHè ESPONENDO QUESTE MIE RIFLESSIONI, CHE EVIDENTEMENTE NON SONO CERTEZZE MA CHE HANNO TUTTI I DIRITTI DI ESSERE ESPRESSE, SONO STATO PRESO A MALE PAROLE E QUALCUNO è ANDATO BEN OLTRE IL LECITO DI UN DIBATTITO?

    RispondiElimina
  3. Alessandro Cantarelli12 agosto 2019 12:13

    Alberto provo a rispondere sinteticamente ad alcuni interrogativi che poni:
    1)Ma ti pare che(…) in modo pacifico? No, piuttosto noto parecchi politici che cercano di cavalcare “il cavallo” del cambiamento climatico, che sempre secondo loro è inesorabilmente causato dall’uomo…, a prescindere dai diversi rapporti IPCC…
    2) Altro aspetto. Le popolazioni (…) il loro sviluppo? Bella domanda, verrebbe da dire di no, ma questo suppone che i P.V.S. diventino a pieno titolo P.S.: l’Occidente non da adesso, fa in modo che questo non avvenga (instabilità politica e guerre sono funzionali a questo scopo).
    Pertanto questa mia osservazione conduce al fatto che solo i regimi non democratici possono imporre modelli: a parole siamo tutti d’accordo che si dovrebbe sprecare di meno, inquinare di meno ecc. ecc. Dalle parole ai fatti le cose invece cambiano e non mi pare che le agenzie di viaggi, siano molto preoccupate.
    Condivido anch’io l’idea che sulle paure (e sull’ignoranza) della gente si sia formata una schiera profittatori (che quando organizzati, diventano lobby), che a vario titolo intravedono sulle stesse possibili fortune economiche. Accidenti se è vero!
    Anche i mie recenti scritti in difesa del mondo circense, quello tradizionale che prevede la presenza di animali, sono innanzitutto contro le menzogne propagate ad arte dalla lobby animalista. Che chiede a degli sprovveduti fondi per le proprie campagne (quando non addirittura il lascito testamentario).
    Sono i nuovi lanzichenecchi dell’età contemporanea.
    Così col clima. Invece chi, se non gli agronomi, devono e possono trattare di agro-climatologia e meteorologia?
    3) Mi sai dire perché (…), sono stato preso a male? Diciamo innanzitutto che il bacillo del “feltrismo” dal nome del noto giornalista e commentatore televisivo, (=giornalismo volgare, offensivo, spudoratamente marchettaro, per riportare all’evenienza notizie o commenti inattendibili o demenziali), ha inquinato anche i rapporti interpersonali.
    Quel giornalista per intendersi è quello del “Vieni avanti Gretina” in prima pagina con la foto del pontefice, o del fondo in difesa della tigre che sbrana il domatore (poi si è visto che è stata sì una disgrazia, ma non vi sono state tigri inferocite e uomini sbranati: pura stupidità giornalistica condita dal senso dell’orrido), che paragona il Circo alla corrida e da del beota (sic!), al pubblico che al circo continua ad andare... E da questi giornalisti, da questa scuola, cosa ci possiamo attendere attorno alle problematiche del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare?
    Ecco allora , che nelle persone civili (e normali) ma sdegnate da siffatte forme di cronaca o commento, può scattare un meccanismo di difesa verso coloro che sono attaccati, come Greta Thunberg.
    Sono d’accordo quando si sostiene che non si debba attaccare/colpevolizzare una ragazza di 16 anni.
    Però in democrazia è lecito manifestare opinioni ed allora anch’io sono molto critico verso parecchi fan (non tutti, riconosco in molti la buona fede), ed anche verso il “modello” Thunberg: non consiglierò mai a nessuno di diventare vegano e ad un giovane dirò che è suo dovere andare a scuola, sempre, perché come spiega efficacemente Dacia Maraini sull’ultimo numero di Sette-Corriere della Sera, il diritto allo studio e quello al voto è stato conquistato dalle generazioni che ci hanno preceduto a fronte di grandissimi sacrifici (in molti hanno perso la vita per questo).
    Quando questi diritti vengono vissuti invece come doveri inutili e noiosi, allora è la morte della democrazia e addio anche alle migliori soluzioni per contrastare i cambiamenti climatici.
    Su Agrarian Sciences si scrive quello che si pensa a prescindere dalle convenienze politiche del momento.
    P.s: non mi piacciono i burqa, i cappucci del Ku Klux Klan, ma neppure gli incappucciati della foresta di Hambach (Germania), che ieri Greta Thunberg è andata a trovare…


    RispondiElimina
    Risposte
    1. Alessandro Cantarelli2 settembre 2019 21:48

      In aggiunta al mio commento precedente, una notizia (si fa per dire) di questi giorni.
      Fornisco un esempio di un presunto “fan”, che personalmente non mi convince affatto (sia come ambientalista, sia come animalista).
      Riporto tale e quale virgolettato un suo commento, dalla personale pagina Facebook e postato in rete in questi giorni:
      “Generalmente, tendo ad essere “moderato” e chi mi conosce lo sa. Ora non posso.
      Provo disgusto a vedere questa scena” (aveva fotografato una giraffa ed un elefante di un circo attendato in questi giorni in prov. di Ferrara, in evidente stato di benessere come attestato anche dai controlli A.S.L., n.d.r).
      Basta siamo nel 2020 non nel 1968 quando ancora fu approvata una legge ancora in vigore che da ai circhi una funzione sociale” (segue un emoticon, n.d.r.).
      E si arriva quindi alla parte più ambientale.
      “Giustamente si parla tanto di #Plastik free, Greta, ambiente da salvaguardare, animali in via di estinzione ma quando vicino a noi succede questo, non ci si incazza?
      Vi pare normale e giusto?” (Si riferisce al circo tradizionale equestre, n.d.r.).
      Per completezza di cronaca, va anche riportato che il politico di Forza Italia Giacomo Gelmi era stato tra i promotori del progetto di legge regionale “un mare anche per me”, volto a regolamentare l’accesso dei cani in spiaggia.
      Ci si chiede: avrà previsto per i detentori delle bestiole, al fine di agevolare la raccolta dei “ricordini” degli amati cagnetti (o cagnoni, a seconda delle taglie), l’obbligatorietà del sacchettino o della paletta? Per la gioia dei piccini (e non solo loro), rimozione immediata oppure occultamento in buca (di sabbia)?
      Che paladino dell’ambiente il Gelmi! Da politico di spessore, cita la legge del 1968 (la 337) senza neppure preoccuparsi di nominare colui che quella legge l’aveva fortemente voluta (non per pudore, ma per eccessiva distanza di “censo” politico si presume). Come la distanza che separa il Principe al servo della gleba.
      Si dà il fatto però che si trattava di colui che era stato il primo ministro dell’Ambiente (nel 1973), nel 1968 ministro del Turismo e Spettacolo: Achille Corona.
      Invero, uno nel 2019 si arrabbia (e molto), a pensare a figure politiche del passato come Corona (la cui biografia dovrebbe fare impallidire a confronto certe caricature), che sono stati in grado di fare leggi a salvaguardia della cultura (con funzione sociale), purtroppo e colpevolmente mai pienamente attuate, per passare all’oggi con l’orizzonte politico (ed animal-ambientalista), pari alla regolamentazione dei cani in spiaggia!
      Se questo è l'ambientalismo...??!!

      Elimina


  4. Sia in contenuti che in trend evolutivo il mix mondiale si allontana a grandi passi dal cammino virtuoso prefigurato daa COP21 (gli accordi sull'ambiente di Parigi). Nel 2018 le emissioni di CO2 sono aumentate di 770 milioni di t, di cui più del 90% sono ascrivibili ai Paesi Emergenti
    Dal 2006, circa 4000 miliardi di $ sono stati investiti nelle energie rinnovabili eppure le emissioni sono aumentate del 10%

    RispondiElimina
  5. Senza entrare nel merito degli scenari descritti nell'articolo (che condvido), osservo che probabilmente molti fra gli obiettivi energetici prospettati sarebbero forse anche raggiungibili, ma non rifiutando scienza e tecnologia, bensì applicandone le straordinarie innovazioni. Il cervello umano, quando ben impiegato (e quindi non quello dei catastrofisti), è l'unica fonte nergetica davvero inesauribile!

    RispondiElimina
  6. COP 25 è stato un fallimento, vi siete chiesti il perchè?

    RispondiElimina

Printfriendly