venerdì 21 gennaio 2022

MENZOGNE DEL BIOLOGICO. UN'ANALISI AGRONOMICA - TERZA MENZOGNA

Gli agricoltori convenzionali sommergono di “pesticidi” il loro terreno e le loro coltivazioni.

 

di ALBERTO GUIDORZI e LUIGI MARIANI
 
 




Vi è una terminologia usata ad arte per impressionare il consumatore. I termini devono far paura ed impressionare negativamente, ecco che allora si usano termini come: contaminazione, tossico, veleno; vocaboli che vanno a formare frasi come queste: i terreni “rigurgitano di veleni” o “sono imbibiti di pesticidi”, quando invece occorre che si sappia che le quantità di principio attivo fitofarmaceutico sono un volume pari ad una lattina di coca cola diluito in 300/400 litri d’acqua e distribuiti su 10.000 mq. Oggigiorno per i prodotti fitofarmaceutici più evoluti si parla di quantità dell’ordine di qualche decina di grammi per ettaro.
Oggi poi le macchine irroratrici sono gestite da appositi software, agiscono ad altissima pressione (si chiamano atomizzatori) e possono distribuire con precisione piccolissime quantità di soluzione. Circa la tossicità su cui tanto si insiste si deve sapere che non esiste più nessun fitofarmaco acutamente tossico per l’uomo come lo erano quelli di 40 o 50 anni fa. Inoltre si parla di frutta e verdura “contaminata” quando invece si tratta di residui tutti ben al disotto del limite massimo per il quale la sostanza è ritenuta innocua, limite che è fissato in modo molto prudenziale (tramite analisi di laboratorio da cui si ricava la NOAEL (No Observed Adverse Effect Level) e cioè la dose che non provoca effetti avversi osservabili sugli animali sottoposti ai test di laboratorio. Dividendo poi la NOAEL per un fattore tra 100 e 1000 si ottiene la ADI ( Admissible Daily Intake) e cioè la quantità di sostanza, espressa in mg per kg di peso corporeo, assumibile quotidianamente per l’intero arco di vita dell’individuo senza che si manifestino effetti tossici.
Si usa, al fine di terrorizzare, espressamente il vocabolo “pesticida” e non quello di fitofarmaco. Lo si è mutuato dall’inglese dove, però, ha un significato molto diverso da quello che il prefisso “pest” ha per noi. Infatti noi parliamo di pestilenza, ma nella lingua inglese si è ben lontani dall’evocare un’epidemia di peste con tale termine in quanto ”pest” sta per “parassita” (che in quanto distruttivo per i raccolti e dunque “pest” – dal latino pestis - viene combattuto con prodotti atti allo scopo e cioè i “pesticides”).

 

ALBERTO GUIDORZI
Agronomo. Diplomato all'Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso l'UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni per la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.


LUIGI MARIANI
Agronomo libero professionista con lunga esperienza nella modellazione matematica dell’agroecosistema. Direttore del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e vicepresidente della Società Agraria di Lombardia, attualmente insegna Agronomia all’Università degli studi di Brescia e Storia dell’Agricoltura all’Università degli Studi di Milano, dopo essere stato a lungo docente di Agrometeorologia. Per nove anni presidente  dell'Associazione Italiana di Agrometeorologia, dal 2010 al 2018 è stato membro del RA VI - Task Team Agrometeorology della World Meteorological Organization.

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