mercoledì 14 gennaio 2026

LA SINDROME ALFA-GAL E I NUOVI DOTTOR STRANAMORE

 di GIUSEPPE BERTONI e LUIGI MARIANI






L'articolo è uscito in origine su 



La sindrome Alfa-Gal (AGS) è una malattia potenzialmente grave trasmessa all’uomo da alcune specie di zecca e che viene così descritta dal Centro Statunitense per le malattie infettive (CDC): “AGS è una grave malattia allergica trasmessa dalle zecche, potenzialmente mortale. L'alfa-gal è una molecola (galattosio-α-1,3-galattosio) prodotta naturalmente nella maggior parte dei mammiferi, ma non negli esseri umani. Poiché si trova nella saliva di alcune specie di zecca, quando queste pungono un essere umano trasferiscono l’alfa-gal dalla loro saliva al sangue umano. A quel punto le difese immunitarie possono identificare l'alfa-gal come una minaccia e scatenare una reazione allergica i cui sintomi si manifestano dopo il consumo di carne rossa o dopo l'esposizione ad altri prodotti derivati ​​da mammiferi (latte e suoi sottoprodotti, ecc.)”. L'AGS può avere un impatto rilevante sulla qualità della vita di chi ne soffre. La reazione allergica può infatti manifestarsi con sintomi come orticaria, prurito, mal di stomaco, ipotensione o, nei casi più gravi, anafilassi (Morrison, 2025).
Questa grave malattia è stata di recente oggetto dell’articolo scientifico Benefical bloodsuking (Ematofagia benefica), di Parker Crutchfield e Blake Heret, del dipartimento di Etica dell’università del Michigan, pubblicato nell’agosto scorso sulla rivista scientifica Bioethics della casa editrice Wiley. Nell’articolo, di qui in avanti indicato come “CH2025”, gli autori propongono l’artata diffusione della sindrome Alfa-Gal - a loro detta esente da problemi per le persone colpite – allo scopo di indurre immunologicamente il rifiuto della carne rossa.

Per commentare la proposta di CH2025, che di primo acchito ci appare riprovevole sul piano etico, partiamo da alcuni aspetti non certo marginali:
  1. essa viola i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (articoli 3 e 5), il Codice di Norimberga (che proibisce qualsiasi trattamento medico non consensuale) e, soprattutto, la Convenzione di Oviedo, nonché le moderne linee guida bioetiche – principi di cui gli autori dell'articolo avrebbero dovuto essere ben consapevoli e che la rivista avrebbe dovuto esaminare prima di accettare l'articolo (Pulina, 2025). A ciò aggiungiamo che il Codice Penale italiano all’articolo 438 afferma che “Chiunque cagiona un'epidemia …. è punito con l'ergastolo” e normative simili esistono in vari Stati degli Usa
  2. la proposta di CH2025 mina l'autonomia individuale, imponendo un rischio per la salute ingiustificato e normalizzando una visione profondamente autoritaria, in cui il corpo dell'individuo è subordinato a un obiettivo astratto imposto da altri (Pulina, 2025)
  3. a ciò si aggiunga che la diffusione della sindrome Alfa-Gal è affidata alle punture di zecche, che sono potenziali vettori di svariate malattie (e qui immaginiamo che i due autori, da filantropi quali certamente sono, abbiano già pensato a come “disinfettare” il rostro dei “simpatici” animaletti e a un’adeguata indagine preclinica e clinica).
Entriamo poi più decisamente nel merito della proposta di CH2025 osservando che:
  • Gli autori affermano: “sosteniamo che mangiare carne è moralmente inammissibile…” ma l’dea è ampiamente retorica, poiché mangiare carne viene a priori ritenuto “peccato”. Pertanto, l’affermazione non meriterebbe una qualsivoglia risposta, perché ci dovremmo allora chiedere se il bere vino sia per sé un “peccato” e non già il suo abuso. A ciò si aggiunga che se è da proibire che l’uomo, da onnivoro qual’è, si nutra di carne dovrebbe parimenti essere proibito nutrirsi di carne agli animali da compagnia carnivori (cani, gatti, ecc.).
  • Ugualmente gli autori affermano che se l’azione umana di infettare un altro essere umano: … “impedisce al mondo di diventare un posto significativamente peggiore, non viola i diritti di nessuno e promuove azioni o caratteri virtuosi… (la predetta azione umana) è da ritenersi obbligatoria”.


Tali affermazioni meritano una qualche puntualizzazione:
  1. perché dovrebbe essere moralmente inammissibile mangiare carne rossa, se è quanto prevede la nostra natura di onnivori? Al riguardo la FAO (2023) ha recentemente affermato: “Gli alimenti di origine animale, nell’ambito di modelli alimentari sani, possono fornire un contributo vitale agli sforzi volti a raggiungere gli obiettivi nutrizionali globali per il 2025 […] e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) che mirano a ridurre l’arresto della crescita tra i bambini sotto i cinque anni, il basso peso alla nascita, l'anemia nelle donne…”. Dunque, da dove trae origine un simile giudizio etico senza appello?
  2. circa poi l’impedire: “al mondo di diventare un posto significativamente peggiore…” parrebbe avere più di una motivazione; ci limitiamo alle due più comunemente indicate: la prima riguarda l’effetto serra attribuito al metano (proveniente dal rumine), la seconda è l’occupazione di aree forestate per farne pascoli destinati ai bovini (i maggiori produttori di carni rosse). Il tema è un poco più complesso poiché, apparentemente, sono vere entrambe le accuse, ma è necessario un distinguo minimamente articolato:
  • L’agricoltura emette annualmente 9.3 miliardi di tonnellate (Gt) di CO₂ equivalente ma al contempo assorbe 47 Gt di CO₂ con il processo di fotosintesi, per cui le emissioni animali fanno parte di un ciclo virtuoso di sequestro della CO₂ cui gli animali domestici contribuiscono in modo molto fattivo con la massiccia produzione di fertilizzanti (letame, liquame, ecc.);
  • La deforestazione più rilevante (quantitativamente) è avvenuta fra fine ‘800 e il 1960 quando da meno del 10% di superficie agricola mondiale si è passati al 35%. La ragione principale, tuttavia, è stata la “corsa” a produrre il cibo necessario a una popolazione che in 100 anni è quadruplicata, passando dagli 1,6 miliono del 1901 al 6,1 miliardi del 2000. Contemporaneamente il numero di animali è cresciuto a dismisura, anche per effetto degli strumenti di prevenzione di molte malattie infettive (es. le vaccinazioni);
  • Dopo il 1960 si è osservata una “dicotomizzazione”: nei Paesi sviluppati l’intensificazione ha portato a produzioni molto più elevate con meno animali, mentre in quelli poco sviluppati è aumentato il numero di animali, ma le produzioni di carne, latte ecc. si sono modificate in misura quasi insignificante. Il risultato è stato duplice, nel primo caso (intensificazione) si è avuta abbondante disponibilità di buon cibo e minore impatto ambientale, esattamente il contrario di quanto accaduto nel secondo. Ciò spiega quanto scritto, pure recentemente dalla FAO (2023a): “La riduzione più significativa delle emissioni può essere ottenuta dando priorità ai miglioramenti della produttività, non solo animale ma in ogni fase della catena di produzione”. Inoltre: “Questi miglioramenti potrebbero ridurre · significativamente le emissioni del settore zootecnico, pur soddisfacendo l’atteso +20% di domanda di proteine animali entro il 2050”. Da notare che le minori emissioni sono legate al calo del numero di animali; pertanto, anche l’occupazione di aree naturali sarà minore.
Facile, a questo punto, contraddire le argomentazioni apparse sulla rivista Bioethics affermando che la salute dell’uomo implica la presenza di corrette quantità di alimenti di origine animale e che la loro produzione non implica affatto un “significativo peggioramento del mondo”, ma esattamente il contrario: nei Paesi sviluppati ove le produzioni zootecniche si avvalgono delle più moderne tecnologie di coltivazione e allevamento assistiamo a un sensibile aumento della superficie forestata (in Italia + 110% in un secolo: da 5,4 milioni di ettari del 1910 a 12 milioni di ettari del 2020).

                                   Peter Sellers nel ruolo de “Il dottor Stranamore -                           
 Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba”.

Il lettore ricorderà forse il film satirico “Il dottor Stranamore” (Dr. Strangelove), capolavoro registico di Stanley Kubrick in cui uno straordinario Peter Sellers interpreta ben tre personaggi, fra cui uno scienziato nazista passato al servizio degli Stati Uniti, il dottor Stranamore, che coltiva la terribile scienza della bomba termo-nucleare al punto da scatenare un conflitto atomico fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Nell’articolo in questione, che a nostro avviso è la più pura espressione di un odio animalista senza alcun ritegno, non si parla di bombe ma di zecche vettrici di una temibile malattia e viene ammantata di nobili fini una proposta eticamente inammissibile.
Sull’articolo di Crutchfield e Heret ci ha scritto Flavio Barozzi cui abbiamo sottoposto l’articolo in anteprima: “termini come etica e morale si prestano purtroppo a essere declinati nella maniera più perversa, come dimostra il fatto che le dittature più feroci si sono spesso fondate su perverse interpretazioni dei valori "morali" e delle funzioni "etiche" dello Stato”.
Questo è invece il commento di Gabriele Fontana: “Avete più che ragione a rimarcare l’assurdità del lavoro sul consumo di carne, totalmente ideologico. Viviamo purtroppo in un tempo in cui la prevenzione della sofferenza inflitta agli animali, più che legittima, trascende nell’”umanizzazione” degli stessi, che da oggetto del diritto ne divengono soggetto. Solo per fare un esempio ulteriore, da tempo il mondo scientifico italiano lamenta le troppo rilevanti restrizioni nella nostra legislazione nazionale all’uso degli animali nelle sperimentazioni scientifiche. Del resto, c’è chi teorizza l’estinzione volontaria del genere umano….”.
A commento dell’articolo sul consumo di carne consigliamo infine la lettura delle importanti analisi del professor Giuseppe Pulina e di Chris Morrison citate in bibliografia.

 



Bibliografia

FAO. 2023. Contribution of terrestrial animal source food to healthy diets for improved nutrition and health outcomes – An evidence and policy overview on the state of knowledge and gaps. Rome, FAO. https://doi.org/10.4060/cc3912en

FAO. 2023a. Pathways towards lower emissions – A global assessment of the greenhouse gas emissions and mitigation options from livestock agrifood systems. Rome  

Morrison C., 12 Agosto 2025. Net Zero Nutters Suggest a Plague of Ticks Whose Bite Leads to a Potentially Fatal Red Meat Allergy, https://dailysceptic.org/2025/08/12/net-zero-nutters-suggest-a-plague-of-ticks-whose-bite-leads-to-a-potentially-fatal-red-meat-allergy/

Pulina G., 29 luglio 2025. Beneficial Bloodsucking - Bioethics Without Ethics,



Giuseppe Bertoni

Docente emerito alla Facoltà di Agraria di Piacenza, è stato direttore dell'Istituto di Zootecnia dello stesso Ateneo.




Luigi Mariani

È Professore Associato di Agronomia e coltivazioni erbacee presso il Dipartimento Dicatam dell'Università degli Studi di Brescia. Direttore del Museo di Storia dell'Agricoltura e Vicepresidente della Società Agraria di Lombardia.

 



 



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