giovedì 16 agosto 2018

MORTALITA' NEONATALE E PIOGGE TROPICALI

di LUIGI MARIANI

 


Mette sempre tristezza parlare della morte di un neonato ma dalla giornalista che conduce un telegiornale nazionale mai e poi mai mi sarei aspettato in commento che ieri sera (13 agosto 2018) alle ore 20 ha fatto Domitilla Savignoni al TG5 e che riporto virgolettato dopo averlo riascoltato al sito dell’emittente:
Com’è possibile che nel 2018 una vita appena cominciata debba finire a causa di un’infezione sconosciuta?

La domanda retorica (perché la risposta la conduttrice se l’è evidentemente già data!) introduce peraltro il concetto di “infezione sconosciuta”, falso perché il batterio responsabile è stato isolato e si tratta di Serratia marcescens.
La frase della d.ssa Savignoni è atroce nella sua stupidità in quanto alimenta il luogo comune secondo cui la mortalità neonatale sia stata ormai sconfitta, il che non è affatto vero se si considera che i dati riportati dalla Organizzazione Mondale per la sanità indicano che nel 2016 a livello mondiale la mortalità media entro il primo anno di vita è stata di 30,5 neonati ogni 1000 nati vivi con massimi in Africa (52) e minimi in Europa (8). Inoltre i dati per singolo Stato forniti dalla CIA e che riporto in tabella 1 perché sono un interessantissimo indicatore dei livelli di sviluppo, indicano che l’Italia è fra gli Stati più progrediti in assoluto, con mortalità media di 3,3 per 1000 nati vivi. Siamo al 210 posto su 225 paesi esaminati, per cui potendo scegliere dove nascere, un bimbo preferirebbe senza alcun dubbio l’Italia alla Cina (12) o agli Stati Uniti (5,8) o alla stessa Svizzera (3,6).
Peraltro il problema della mortalità aumenta se si guarda alla mortalità per bimbi nati prematuri. Da un articolo del 17 novembre 2014 pubblicato sul sito Nostrofiglio.it traggo questo brano sui rischi associati alla nascita prematura: “la prematurità e il basso peso alla nascita rappresentano ben il 63% delle cause di mortalità sotto i 5 anni di vita, ma le conseguenze variano molto da caso a caso. La prognosi, infatti, è differente a seconda della settimana di gestazione in cui viene al mondo il piccolo: in genere non ci sono possibilità di sopravvivenza sotto le 20, mentre tra la 23esima e la 25esima la sopravvivenza è del 10-50%, con un rischio del 20-30% di complicanze. Tra queste, ci possono essere emorragie con paralisi cerebrale, ritardo motorio e mentale, compromissione dello sviluppo neurologico e sensoriale, malattie respiratorie. Bimbi nati troppo presto sono, inoltre, maggiormente soggetti a infezioni, in quanto lo sviluppo del sistema immunitario non è ancora completo, e possono andare incontro a problemi cardiaci o visivi, come la retinopatia, o ancora, all'ittero neonatale. Per i nati tra la 25 e la 26esima settimana la sopravvivenza varia dal 50 all'80%, e le conseguenze si riducono man mano, tanto che in molti casi possono addirittura non essercene. Grazie, soprattutto, a sofisticate tecnologie che hanno permesso di migliorare la possibilità di sopravvivenza di neonati che fino a qualche anno fa sarebbero stati 'senza speranza'”.
Se questi sono i dati di fatto perché questa demagogia livida? Perché i commenti tanto caustici nei confronti dei medici presenti in coda a questo articolo del Fatto quotidiano? Perché le aggressioni ai medici verificatesi negli ultimi mesi in vari pronti soccorsi?
La giornalista Domitilla Savignoni con la sua domanda retorica adombra l’idea dell’incompetenza dei medici e qui val la pena ricordare che un medico ha l’obbligo dei mezzi e non dei risultati, per cui prima di emettere facili sentenze occorrerà quantomeno valutare se vi sia o meno stata negligenza. In altri termini se il medico ha messo in atto quanto in suo potere e il malato è comunque morto non è possibile condannarlo per alcunché.
Venendo a parlare di temi più frivoli, ieri l’Italia è stata interessata da una perturbazione estiva, una saccatura atlantica che ha fatto il suo ingresso da ovest. L’effetto di questo tipo di perturbazioni è, da che mondo è mondo, quello di dare piogge che in alcuni casi saranno a carattere di rovescio, con qualche grandinata e rare trombe d’aria. E’ mai possibile allora che al TG5 si parli di perturbazione che i meteorologi chiamano burrasca e che è stata accompagnata da piogge tropicali? E qui ho veramente cambiato canale perché da tecnico del settore non ne potevo davvero più!
E tuttavia una domanda mi rimane, la stessa che mi ha spinto a scrivere questo commento: cosa abbiamo fatto di male per meritarci tanta incompetenza? E, credetemi, non è una domanda retorica perché dovrebbe portarci quantomeno a riflettere in modo laico sul nostro sistema educativo e sull’incultura diffusa a piene mani da decenni dal sistema mediatico!


Tabella 1 – Mortalità infantile (Bimbi morti nel primo anno di vita per 1000 nati vivi)

Afghanistan
110.6
Somalia
94.8
Central African Republic
86.3
Guinea-Bissau
85.7
Chad
85.4
Niger
81.1
Burkina Faso
72.2
Nigeria
69.8
Mali
69.5
Sierra Leone
68.4
Congo, Democratic Republic of the
68.2
Angola
67.6
Mozambique
65.9
Equatorial Guinea
65.2
South Sudan
62.8
Zambia
61.1
Gambia, The
60.2
Comoros
60
Burundi
58.8
Uganda
56.1
Cote d'Ivoire
55.8
Congo, Republic of the
54.9
Benin
52.8
Liberia
52.2
Pakistan
52.1
Mauritania
51.9
Western Sahara
51.9
Cameroon
51
Guinea
50
Laos
49.9
Ethiopia
49.6
Senegal
49.1
Sudan
48.8
Swaziland
48.4
Cambodia
47.4
Haiti
46.8
Lesotho
46.1
Yemen
46
Djibouti
45.8
Sao Tome and Principe
45.3
Eritrea
45
Gabon
44.1
Malawi
43.4
Togo
42.2
Madagascar
41.2
Tanzania
39.9
India
39.1
Iraq
37.5
Kenya
37.1
Papua New Guinea
36.3
Burma
35.8
Bolivia
35.3
Ghana
35.2
Timor-Leste
35.1
Namibia
35.1
Turkmenistan
34.3
Zimbabwe
32.7
Kiribati
32.1
Bhutan
32.1
Tajikistan
31.8
Bangladesh
31.7
South Africa
31
Guyana
30.4
Rwanda
29.7
 

Luigi Mariani 

Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia. 

 

 

5 commenti:

  1. Caro Luigi,
    ciò di cui parli rientra a pieno titolo nella deriva anti-scientifica che si sta sempre più diffondendo nella nostra società. Dopo aver visto delle meraviglie di logica quali il divieto all'uso degli OGM e le critiche ai vaccini, attendiamo una bella legge che ci difenda dalle scie chimiche, per sentirci pienamente protetti.
    Sergio Pinna

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  2. Già! Grazie a Luigi Mariani e Sergio Pinna per le loro enfasi, quanto mai opportune, perché è utile discutere e sollevare queste osservazioni per aiutare chi non ha possibilità o voglia di approfondimento non cada nell'inganno di quei falso buonisti!

    Quanto sopra vale anche e soprattutto per l'invereconda speculazione che da oltre 20 anni riguarda i cosiddetti "Cambiamenti Climatici Antropogenici" che demonizzano certe Fonti energetiche e la CO2!
    Una speculazione davvero dannosa (soprattutto se pensiamo all'immane sperpero di risorse che questa comporta, altrimenti molto meglio utilizzabili proprio per portare lo sviluppo nei troppi paesi sottosviluppati del mondo (l'elenco è indicato sopra!) che però riempie la pancia e le tasche dei tanti pseudo-ambientalisti che la cavalcano!

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  3. Parrebbe logica una tendenza del "mercato" a cercare una comunicazione legata all'opportunismo (meglio con regole che impediscano vere e proprie falsità) ma altrettanto logica sarebbe una comunicazione super partes corretta. Evidentemente siamo in una fase distorta, vedasi l'attribuzione all'allevamento di danni climatici

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  4. Alberto Guidorzi23 agosto 2018 12:39

    Angelo ecco una fonte che sfata tantri luoghi comuni sull'allevamento e la produzione di carne:
    PRODUZIONE DI CARNE
    Qui un interessantissimo studio controcorrente della FAO sulla produzione di carne bovina mondiale. In esso si afferma che contrariamente a quanto di sente dire a destra e a manca da tanti ambientalisti solo ideologizzati, la produzione di carne mondiale e perfettamente compatibile con l'ambiente perchè l'87-93% di questa carne deriva da allevamenti che mangiano erba per l'86% cioè una produzione vegetale che comunque andrebbe perduta e prodotta su suoli dove non si produce cibo per l'uomo. Quindi quando si sente dire di allevamenti intensivi che consumano proteine vegetali concorrenziando l'uomo ci si riferisce a solo il 7-13% della carne prodotta nel mondo. Da questo discende che praticamente per produrre 1 Kg di proteine animali si consumano solo 0,6 kg di proteine vegetali ricavate da alimenti che sono anche umani. In altri termini l'informazione che occorre abolire la carne perchè per produrre 1 kg di questa l'animale mangia 20 kg di cereali non è corretta in quanto questo spreco riguarda solo il 7-13% della carne prodotta negli allevamenti intensivi mondiali. La FAO conclude che modesti miglioramenti nel ratio di conversione degli alimenti zootecnici in questi allevamenti intensivi sarebbero sufficienti per limitare in modo sostanziale la messa in coltura di nuove terre per alimentare questi animali.
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2211912416300013


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  5. Come mai così male l'Afghanistan? Anche rispetto alla Somalia .... Andrej

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