lunedì 13 agosto 2018

CERCASI NUOVI SERVI DELLA GLEBA

di ALBERTO GUIDORZI

La fotografia mostra una coltivazione di cereali a paglia secondo i concetti di Masanobu Fukuoka.

Il wwoofing è un acronimo delle parole inglesi “World wide opportunities on organic farms”. In pratica si tratta di uno scambio di buone pratiche agricole tra un contadino e stagisti interessati accolti nella sua azienda. Evidentemente si fa apologia delle aziende “agroecologiche” dove si pratica permacultura (con la “u” e non con la”o”) , agricoltura biodinamica, agricoltura sinergica, l’agricoltura di Masanobu Fukuoka, più semplicemente nota come “agricoltura del non fare”. Il tutto con obiettivi palingenetici che dovrebbero essere forieri di un “nuovo modo di vivere” e che hanno trovato un inedito appoggio nell’ambiente ecclesiastico, tant’è che sull’Osservatore Romano si possono leggere panegirici a sostegno di queste nuove tendenze.
Anche in Italia abbiamo degli esempi largamente citati dalla stampa e dagli ambienti radical-chic ma che difficilmente penetrabili ai fini di una disamina critica.
Da agronomo mi pare che il leitmotiv sia quello di mostrare che l’agricoltura, quella che la stragrande maggioranza degli agricoltori pratica, è solo “sfruttamento” ed è su questo che ci si sofferma quasi esclusivamente, mentre l’aspetto “agricolo” inteso nel senso di coltivazione dei campi per ricavarne cibo per nutrire molti sia sempre più spesso lasciato a parte.
Dato che molto si legge dei principi mentre poco si sa della vera organizzazione di questi “santuari aziendali” ho finito per optare per una disamina di quanto avviene in Francia, dove ho avuto modo di visitare una di queste aziende e dove sono reperibili sufficienti notizie su siti internet degni di fede.
L’azienda visitata si trova nel dipartimento del Nord (zona del Pévèle poco lontana dalla città di Lilla). Sono un conoscitore della zona perché ho lavorato per un’azienda sementiera della regione per 40 anni. In Francia vi sono 400 di queste aziende e 4000 membri iscritti nei registri nazionali di stagisti volontari. Kévin conduce una di queste aziende, una microazienda di ¼ di ettaro dove si coltivano specie orticole all’aperto ed in serra con metodo biologico. I prodotti li vende ai soci di una confraternita di consumatori che vuole promuovere l’agricoltura contadina (quelli di “Terra Madre” di Carlin Petrini per intenderci). Come manodopera egli si serve appunto di volontari non pagati attratti dal voler viaggiare nel mondo, conoscere altre culture e venire a contatto con altre persone con lo stesso loro modo di pensare, quello ambientalista radicale. Alla mia osservazione che la sua manodopera volontaria gli dava molto di più (5 ore di lavoro al giorno inginocchiati a zappettare e a raccogliere cipolle, scalogno o fragole per 6 giorni la settimana) di quello che lui offrisse loro come vitto (in tutto un “uso cucina” per cucinare i suoi prodotti bio) e alloggio (in un container), Kévin ha risposto che io ero un prevenuto poiché lui non obbligava nessuno a lavorare per lui, trattandosi solo di un baratto tra persone libere.
In Francia esiste anche un guru mondializzato dell’agricoltura naturale che si chiama Pierre Rabhi (se cercate “Pierre Rabhi italiano” su Google trovate tutte le notizie e gli elogi che la nostra stampa gli ha profuso). Egli ha fondato l’associazione Terre & Humanisme per coniugare ecologia e solidarietà e rinforzare i legami tra gli uomini e tra questi e la terra nutrice o terra madre, anche attraverso la diffusione dell’agroecologia, intesa come alternativa globale che unisce la pratica agricola all’etica. Non vi sembra di sentire parlare il nostro Carlin Petrini (consulente del Papa)? Comunque l’associazione gestisce un’azienda agricola a Labrachère nell’Ardèche ed è qui che l’AFIS (associazione francese per l’informazione scientifica) ha fatto visita pubblicandone un resoconto. Qui se ne riporta solo l’essenziale.
L’azienda che ha una superficie di meno di un ettaro, ospita ogni anno 150-170 volontari per una o due settimane ciascuna. Essi s’impegnano a partecipare all’attività aziendale (è un eufemismo perché si tratta di lavoro vero e proprio) senza nessun salario e per minimo 6 ore al giorno. Qualora lo desiderino i volontari ricevono vitto (spartano direi, essendo costituito da cereali, legumi, olio,condimenti vari, zucchero, tè e caffè che gli stessi volontari si devono cucinare) e l’alloggio in campeggio. Ma non è finita qui, perche é prevista una partecipazione solidale allo stage costituita da 4 €/giorno nel periodo di formazione e 3 €/g dopo. In più vi è l’obbligo di aderire all’associazione di cui sopra con 16 €/annui.
Un piccolo calcolo ci permette di dire che su meno di un ettaro l’azienda può contare in media su 150 lavoranti annui, per 10 giorni ciascuno e per 6 ore al giorno, ossia godere di 9000 ore gratuite l’anno. E’ evidente che in queste condizioni ci si può permettere di seminare a mano, di combattere le infestanti non permettendo loro di mettere fuori la testa dal terreno, di “convincere” ogni insetto che si avvicina ad una pianta ad allontanarsene e di preparare con cura ogni partitina di frutta e verdura da recapitare fin sulla soglia di casa di ogni cliente, che, essendo un acquirente fideista, probabilmente pagherà prezzi nettamente superiori a quelli del normale mercato.
Se poi si considera che l’azienda dichiara di ospitare in più 200 stagisti annui che pagano 350 € per un corso di 5 giorni di iniziazione all’agroecologia, si evince che l’incasso annuo prevede un ricavo extra di 70.000 €, una cifra che per chi possiede meno di un ettaro di terreno equivale a vincere ogni anno alla lotteria, il che si ottiene semplicemente offrendo una soddisfazione morale ai seguaci di ideologia basata su credenze esoteriche. Vi immaginate se questa fosse l’organizzazione praticata anche sui 600 ettari coltivati a biodinamico della Giulia Crespi? Forse è per questo che dice che la sua azienda crea impiego!
L’altro esempio è l’azienda di Bec Hellouin nel dipartimento dell’Eure che pratica la permacultura e che è stata studiata dall’INRA (Istituto Nazione di Ricerca agronomica).
La permacoltura ha come obiettivo di creare negli ambienti temperati del globo un ecosistema alla stregua dei giardini-foresta di commestibili degli ambienti tropicali. Essa pertanto si propone di creare vari piani di vegetazione (alberi, arbusti e piante erbacee) nell’ottica di fornire una produzione alimentare abbondante e con poco lavoro. Alla resa dei conti, però, questo esercizio teorico si scontra sul fatto che l’ecosistema artificiale così creato è poco produttivo perché al di sotto di alberi e arbusti cresce poco o niente. E’ vero, si crea un ambiente con maggiore biodiversità ed un po’ di nutrimento si ricava, ma il paragone con l’agricoltura è perdente. Inoltre se si deve vivere con quanto si produce occorre modificare il proprio regime alimentare e cibarsi solo con verdure, frutti verdi e secchi. La permacultura è praticata anche come forma di orticoltura comunitaria, nel senso che la gente fa altro e nel tempo libero partecipa ai lavori per appagare l’appartenenza all’ambientalismo radicale e si porta a casa qualche prodotto a cui dà un plusvalore romantico. Insomma anche qui la redditività (in senso finanziario) non viene tanto dalla vendita dei prodotti a prezzi di mercato quanto: 
  • dalla “vendita” dell’idea a persone che si sentono tanto appagate da prestare la propria opera gratuitamente, 
  • dalla vendita di una letteratura che idealizza questa forma di vita
  • dalla cessione a scopo di lucro di prodotti a persone che non danno al bene alimentare il vero valore economico, ma lo sopravvalutano. 
Non vi sembra un voler resuscitare dei “servi della gleba” pagati solo a livello del minimo vitale? 
 Si potrebbe obiettare che questa è una crociata contro persone che hanno l’unico difetto di cercare di sopravvivere non potendo disporre di più terra da coltivare. Da noi in Italia, però, questa obiezione è spuntata in partenza, visto che i 600 ettari per la Giulia Crespi non sono di per sé uno strumento di sopravvivenza, possedendo ella tanto altro. E anche in Francia esiste un esempio similare: si tratta dell’azienda “Domaine du possible” nei pressi di Arles in Provenza (la città che ha ispirato Van Gogh). Ecco qui una singolare loro offerta di lavoro. 


Se ne fa una essenziale libera traduzione: “si cercano tre persone disposte a venire a lavorare per noi gratuitamente, cioè persone rifuggenti l’alienazione salariale in quanto il fare agroecologia è già appagante in sè. Si preferiscono persone con precedente esperienza di lavoro".
Sapete di chi è la proprietà? La proprietaria è Françoise Nyssen attuale ministro della cultura di Macron e che recentemente è oggetto di polemica  per conflitto d’interesse per la proprietà della casa editrice Actes Sud del valore di 4 milioni di euro e che riceve sovvenzioni pubbliche.
Peraltro la ministra ha dichiarato di possedere immobili per 600 mila €.
Di conseguenza ci pare del tutto logico che nelle condizioni di “precarietà economica” in cui versa non possa permettersi il lusso di pagare tre operai!
E’ ovvio altresì che la signora abbia espresso il proprio amore per la cultura organizzando in azienda una scuola ove s’insegna (a pagamento, ci mancherebbe) l’antroposofia, la dottrina teosofica steineriana. 


Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.





3 commenti:

  1. Alberto Guidorzi17 agosto 2018 16:45

    Integro quanto detto nella nota con un altro esempio sempre francese: Si tratta del progetto di permacoltura "Aziende agricole d'avvenire" che secondo i preventivi doveva far Nascere 10.000 di queste aziende. Prima delle elezioni Macron ha visitato l'azienda di 1,4 ettari situata a Montlouis sur Loire https://fermesdavenir.org/ferme-de-bourdaisiere/le-projet-la-boudaisiere/lhistorique.

    i preventivi del 2014 erano: 100.000 € di cifra d'affari tre salariati per 5460 ore di lavoro

    Dopo 4 anni la realtà è stata: 8000 ore di lavoro hanno prodotto 27.000 € di verdure con uso di stagisti non pagati

    Significativo il confronto tra ricavi e costi. Se si calcola che i costi (esclusa la manodopera sia di 16.000 € significa che per la manodopera restano 11.000 € (27.000-16.000) per pagarla; ora dato che le ore lavorate sono dichiarate pari a 6240, significa che il rendimento orario dei tre operai fissi è stato di 1,76 €/ora.

    Signora GIULIA CRESPI CI MOSTRI I BILANCI DEI SUOI 6000 ETTARI CONDOTTI A PERMACOLTURA E SOLO DOPO POTRA' FARE PANEGIRICI E L'OSSERVATORE ROMANO POTRA' OSPITARE L'INEFFABILE TRIARICO.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Alessandro Cantarelli23 agosto 2018 16:14

      Alberto il Corriere della Sera (dove l'influenza della fam. Crespi è ancora presumibilmente forte), ha recentemente "suonato la campana", affinché a qualche giornalista disinteressato, in tempi di cronaca sul caporalato e braccianti sfruttati(vedasi il dramma dei braccianti pugliesi periti in due incidenti ravvicinati, all'inizio del mese ad es.), non si distraesse troppo e magari, gli venisse il dubbio di indagare sul meccanismo di formazione dei prezzi dei prodotti agricoli e trasformati, col rischio di sfatare alcuni luoghi comuni, o mettere in evidenza certi clamorosi imbrogli, come quelli che hai ben documentato. Se ne stava iniziando a parlare, della bassa remunerazione del pomodoro pugliese e molisano agli agricoltori. Poi di colpo tutto, STOP. La "narrazione" al grande pubblico doveva continuare in un verso. Sono allora riapparsi di colpo (ma guarda un po' il caso...!), i MALI ASSOLUTI: MONSANTO ed il GLIPHOSATE.

      Elimina
  2. Alberto Guidorzi18 agosto 2018 12:09

    Antra integrazione a proposito di Pierre Rabhi« Tra il 2004 ed il 2016 si sono avvicendati all'azienda di 1 ettaro coltivata in biodinamico a Mas de Beaulieu a Lablachér in Ardèche ben 2350 stagisti volontari che hanno lavorato parecchie settimane in cambio di un pasto e di un alloggio in tenda.

    Chiaramente Rabhivende il sudore degli altri!!!!

    Tramite un'azione di sensibilizzazione in profondità (IMPARATE AGRICOLTORI!!!!) E con l'aiuto di tutti i presidenti, primi ministri e ministri Pierre Rabhi ha venduto 1,16 milioni di libri e il suo editore proprio la casa editrice dell ministra della coltura francese Françoise Nyssen

    http://seppi.over-blog.com/2018/08/rabhi-bashing-dans-le-monde-diplo.html

    RispondiElimina

Printfriendly