venerdì 16 novembre 2018

Lettera aperta all'On. Susanna Cenni in merito al documento inviato all'Accademia dei Georgofili di Firenze in occasione del Convegno "Rapporti tra Scienza, Politica e Società in relazione al Progresso Scientifico e Tecnologico"


Chi intendesse sottoscrivere la lettera aperta è pregato di compilare il modulo in calce alla stessa.


Alla c.a. dell'On. Susanna Cenni

Vicepresidente XIII Commissione della Camera dei Deputati
e, p.c.,

 ai Capigruppo Pd presso la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica

On. Graziano Delrio

Sen. Andrea Marcucci




Milano, 7 novembre 2018



Gentile On. Cenni,

 
Le scriviamo con riferimento alla lettera da lei inviata all’Accademia dei Georgofili (qui) e distribuita in occasione dell’incontro pubblico "Rapporti tra scienza, politica e società, in relazione al progresso scientifico-tecnologico" del 29 ottobre scorso. In qualità di agronomi e componenti dell’Accademia dei Georgofili ci proponiamo di analizzare quanto da lei scritto in forma sintetica e dunque procedendo per i seguenti dieci punti.


  1. Riteniamo anzitutto doveroso evidenziare che nella sua missiva sono presenti svariate affermazioni di principio che ci colpiscono positivamente (attenzione alle donne, alla multifunzionalità, al reddito degli agricoltori, alla tutela ambientale, alla risorsa idrica, ai diritti, ecc.). Tali affermazioni sono tuttavia contraddette poi dalle successive argomentazioni più circostanziate. In particolare se nell’incipit si afferma che “non tutto ciò che si può si deve fare” dimostreremo qui di seguito che se nell’ambito agricolo e del miglioramento genetico in particolare non viene messo in atto quello che in scienza e coscienza ci è possibile fare e ci si affida viceversa alla “politica dello struzzo” si condannano gli agricoltori e il paese ad una decrescita che sarà inevitabilmente misera e infelice. 
  2. La  selezione naturale, da lei citata come creatrice del nostro attuale patrimonio di varietà vegetali e razze animali, avrebbe prodotto esattamente l’inverso di quello che dice lei, nel senso che essa non ci avrebbe dato le sementi di frumento, di riso, di  mais o il pomodoro e la patata attuali. Chi ce li ha dati è stata al contrario la selezione artificiale condotta per millenni dall’uomo (selezione massale  prima,  genealogica poi, ricorrente in seguito, ricerca di mutanti con  loro immissione, e oggi - dove questo è legalmente consentito- basata sulle biotecnologie genomiche). 
  3. Nel suo documento parla di "Ricerca attiva, forte, competente, pubblica": si tratta di  parole belle ma sideralmente lontane da una realtà di stasi ed arretratezza che dura da 20 anni e vede oggi l'Italia totalmente emarginata rispetto alla ricerca internazionale nel campo del miglioramento genetico e dell’industria sementiera. Ciò è avvenuto in primis per il  pervicace rifiuto di adottare tecnologie innovative (OGM inclusi), rifiuto di cui lei si vanta come prima firmataria della mozione del 2013. La ricerca in Italia, e per molti versi anche in Europa, è stata annichilita dal principio di precauzione che lei invoca e da una legislazione troppo restrittiva che ha messo fuori causa la ricerca pubblica, aprendo autostrade a quella delle sole multinazionali: ecco, questo ha prodotto la mozione del 2013. Dobbiamo peraltro rilevare che, come lei stessa implicitamente riconosce quando afferma di aver firmato tale mozione "...in virtù di una personale convinzione, non tanto che i prodotti OGM fanno male o che da li discendano cibi pericolosi, il tema, lo sappiamo tutti, non è questo....", prevale la tendenza a “processare” pregiudizialmente le tecniche senza alcuna attenzione per l’effettiva qualità e salubrità dei prodotti. Se il principio di precauzione fosse stato veramente applicato in tal senso avrebbe certamente impedito che nel 2011 in Germania si verificassero 54 morti e 10.000 ospedalizzati (Frank et al., 2011)¹ di cui molti dimessi come dializzati a vita, per aver mangiato germogli di fieno greco contaminati provenienti da agricoltura biologica: una tragedia volutamente ignorata a livello mediatico per effetto della pressione che la lobby del biologico e del biodinamico esercita sui media. Se il principio di precauzione fosse veramente adottato non si consentirebbe l’uso di tutto quel rame (metallo pesante non biodegradabile e dannoso per molti segmenti dell’ecosistema) in agricoltura biologica e si favorirebbe la transizione di tale agricoltura verso fitofarmaci più moderni. 
  4. Con nostro grande stupore, provenendo da una parlamentare di una formazione politica che – soprattutto in questi periodi – mira a presentarsi all’opposizione delle fake-news, la sua relazione pontifica sul biodinamico, senza dire né capire che si tratta di un’agricoltura esoterica a base magica e totalmente priva di basi scientifiche; è in altri termini l’opposto della ricerca “forte, competente” che a parole lei predica. E’ possibile che nel XXI secolo  si possano accreditare dei buontemponi i quali pensano seriamente che le corna delle vacche servano per concentrare nei loro stomaci le energie cosmiche o che in palese violazione della legge di Lavoisier concimino i loro campi utilizzando intrugli preparati in dosi omeopatiche?
  5. Nel suo documento evidenzia che "Il nostro paese per conformazione geomorfologica, per caratteristiche produttive.... deve investire sulla Biodiversità" oltre che su Dop e Igp: oggi la gran massa delle nostre esportazioni, vino e olio a parte, è costituita dalla pasta, dai due prosciutti (Parma e San Daniele) e dai due formaggi grana. La pasta dipende per il 50% dalle importazioni di frumenti da Paesi come Canada e Australia che vantano una qualità migliore della nostra, e lo stesso dicasi per il 35% degli alimenti zootecnici (mais e soia, spesso OGM) importati per la loro qualità migliore (i nostri sono in molti casi contaminati da pericolose micotossine che avvelenano il bestiame e mettono a repentaglio la salute umana). Il nostro (buonissimo) “made in Italy” è in realtà in larga misura prodotto grazie a materie prime “made non in Italy” e con sementi di costituzione ormai quasi totalmente “made non in Italy”. Questa è la biodiversità italiana da lei tanto vantata? 
  6. Quando scrive che "sui 41,5 miliardi destinati al settore agricolo per il bio sono (solo) previsti 963 milioni"  gioca sulle cifre senza averne probabilmente fatto un’attenta disamina analitica. Se infatti il bio rappresenta il 14,5% della SAU italiana il convenzionale evidentemente è l’85,5%, da cui deriva che gli aiuti diretti PAC (primo pilastro) sono distribuiti sostanzialmente in proporzione. In aggiunta a questi, il Bio gode di un trattamento preferenziale, essendo esentato da obblighi onerosi e talvolta tecnicamente impropri come quelli previsti dal “greening” per il convenzionale, e potendo accedere alla misura 11 dei PSR (secondo pilastro) cui sono destinati i 963 mln di euro da lei indicati: che sono un supplemento di finanziamento destinato al solo biologico e si aggiungono ai pagamenti che qualunque agricoltore può percepire. Lei cita un documento dell’Uffico Studi della Camera che contiene un grossolano e clamoroso errore metodologico, in quanto compara il totale dei fondi PAC destinati all’Italia[2] con la quota parte destinata all’agricoltura biologica dalla misura 11 dei vari PSR. Ma la cosa inammissibile è che nel bio italiano vi sia una quota, valutabile intorno al 51 %, di superfici coltivate allo stesso identico modo del convenzionale (foraggere, prati pascoli, pascoli magri) a cui va aggiunta una quota non irrilevante di oliveti e vigneti abbandonati, buoni solo per lucrare sui suddetti sussidi. Anche queste superfici infatti percepiscono gli aiuti supplementari del bio che sono invece negati al convenzionale corrispondente. Questa è una stortura per certi versi scandalosa su cui la Commissione da lei presieduta dovrebbe, per obblighi istituzionali, fare chiarezza. In altri termini il bio incamera sovvenzioni per produrre poco e male. Da ciò deriva che se dovessimo tutti irresponsabilmente convertirci ai prodotti biologici (pur se fatichiamo a immaginare consumatori tanto sprovveduti da farsi ingannare con prodotti più costosi che non hanno alcuna caratteristica autenticamente migliorativa sul piano della qualità intrinseca), la natura di fatto sparirebbe. Ciò in quanto si dovrebbe coltivare due-tre volte più terra, essendo quella biologica una agricoltura che, con riferimento alle grandi colture che oggi nutrono il mondo (riso, frumento, mais), produce dalla metà a un terzo rispetto all’agricoltura convenzionale, in quanto lesina nella nutrizione, nella difesa fitosanitaria e nella difesa dalle malerbe. Sparirebbero foreste e ogni biodiversità, ed inoltre si triplicherebbero i gas serra emessi dall'agricoltura per effetto delle elevatissime emissioni delle aree oggetto di dissodamento. E' questa l’aura di sostenibilità di cui si gloria la tecnologia del biologico? 
  7. Lei afferma "se è vero, come il rapporto sui consumi di fitofarmaci presentato a Bologna qualche mese fa sostiene, e cioè che l'Italia è uno dei paesi con il più alto consumo di fitofarmaci procapite ci sia qualcosa su cui riflettere". Certo che c'è da riflettere, per arrivare a capire che: a) l'Italia ha i più alti consumi procapite perché è il maggiore produttore mondiale di vino, e la vite è a coltura cui sono destinati il 50% dei fitofarmaci in ambito UE; b) paradossalmente più si darà spazio al bio come lei richiede e più i consumi procapite di fitofarmaci aumenteranno. Infatti nel convenzionale siamo arrivati a molecole (ad esempio le solfoniluree) in cui si lavora a dosi di pochissimi grammi per ettaro mentre il bio, per onorare la tradizione e gli antichi saperi, usa fitofarmaci “dell'epoca di Cecco Beppe” (ad esempio rame e zolfo), spesso con tossicità e impatti ecosistemici rilevanti. Giova ricordare che il rame è un metallo pesante non biodegradabile con un impatto ambientale considerevole e di cui ogni anno si distribuiscono parecchi kg per ettaro nel caso di vigneti e frutteti: ha qualche idea di cosa ciò significhi per l’ambiente oltre che per la salute degli operatori?; c) se i fabbisogni di prodotti fitosanitari in un’agricoltura altamente specializzata come quella italiana sono necessariamente rilevanti, è altrettanto vero che, secondo i più recenti dati forniti dal Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti - risultati in Italia per l'anno 2016 “, solo lo 0,8% dei campioni analizzati presenta irregolarità (contro l’1,6% di media europea). Questa, se si guarda alla sostanza dei prodotti piuttosto che approcciarsi “ideologicamente” alle tecniche, è la qualità che si dovrebbe tutelare e promuovere.
  8. Lei rileva che "sarebbe stato importante anche ascoltare qualche voce rappresentativa del terzo soggetto che citate": fermo restando che al convegno del 29 erano presenti vari rappresenti della società (fatto questo di cui si è ben avveduto chi al convegno ha partecipato), tale affermazione evidenzia a nostro avviso tutta la debolezza di un classe politica che ha smarrito il proprio ruolo di “cinghia di trasmissione fra scienza e società”, fatto questo pericolosissimo in una democrazia rappresentativa. Un insegnamento utilissimo ci viene dalla storia dell’agricoltura: l’oidio della vite, malattia potenzialmente in grado di distruggere l'intera viticoltura, giunse in Italia nel 1850 e nel luglio 1851. Cavour, all’epoca Ministro dell'agricoltura del Piemonte, incaricò la Reale Accademia di Agricoltura di Torino di studiare la malattia e di trovare un rimedio. Al termine dello studio, si presentarono i risultati in un'adunanza straordinaria del 10 settembre 1851 e si indicò lo zolfo come mezzo di difesa, rimedio razionale al punto che è tuttora in uso. Peraltro la grande razionalità dell’approccio politico di Cavour stride in modo lampante l’assurdità dell’approccio che oltre 160 anni dopo è stato adottato in Puglia per il problema Xylella, temibile parassita da quarantena individuato sugli olivi nel Salento nel 2014 e per il quale i rimedi indicati da EFSA (lotta alla cicalina vettrice e distruzione degli olivi malati) sono stati disattesi coinvolgendo i tribunali e lasciando parlare a vanvera la “società civile” su temi fitopatologici su cui non ha la ben che minima competenza. 
  9.  Lei osserva che "l'agricoltura non è la medicina". Vero, ma nel senso che il consumatore in medicina coglie in modo più immediato il legame con la propria salute e questo lo porta a scelte in favore delle biotecnologie senza se e senza ma (si veda il caso dell'insulina prodotta dal batterio Escherichia coli geneticamente ingegnerizzato con il gene umano che produce tale proteina e che a differenza dell'insulina estratta da animali non dà alcun problema ai malati che ne fanno uso o l’impiego del genoma editing per la cura di svariate patologie).
  10. Lei dice “discutiamo di tutto, ma occorre rispetto per ogni posizione”. Concordiamo in pieno, ma ci chiediamo perché chi pratica agricoltura moderna, utilizzando tecniche avanzate alla ricerca di un costante miglioramento della qualità delle produzioni e del rispetto dell’ambiente (dalla precision farming all’integrated pest management e NBT nel campo genetico, ecc.) viene  svillaneggiato quando non criminalizzato. Tutte le forme di agricoltura possono avere un loro spazio a patto che rispettino i requisiti di qualità stabiliti per legge.  La politica, suffragata da dati statistici di buona qualità, dovrebbe tuttavia essere in grado di distinguere la nicchia, magari supportata da minoranze chiassose, fortemente ideologizzate e ben radicate nel sistema dei media, da un “core business” fondato sull'agricoltura “convenzionale” e che oggi interessa il 98% della superficie agricola mondiale producendo il 99% del cibo. Voler trasformare la nicchia in “core business” è un errore strategico madornale che in Italia pagheremo a carissimo prezzo nei prossimi decenni.

In conclusione dunque la sua comunicazione  depositata ai Georgofili ci ha lasciati in larghissima misura insoddisfatti per la lunare lontananza e la non conoscenza della realtà agricola e produttiva (anche del biologico) che dimostra. Ciò a nostro avviso è la cartina di tornasole di una classe politica che ha deciso di voltare le spalle all’agricoltura produttiva, fatto del resto testimoniato dallo slogan "azzerare l’uso dei pesticidi in agricoltura entro il 2025" adottato dal suo partito in sede di campagna elettorale e che qualora messo in pratica avrebbe portato a distruggere gran parte della nostra agricoltura ad iniziare da quella biologica, che di fitofarmaci, come abbiamo visto, fa largo uso.

Le inviamo questa missiva in forma di lettera aperta che è nostra intenzione rendere di pubblico dominio chiedendo che la stessa venga sottoscritta da altri colleghi agronomi, studiosi e imprenditori agricoli, persone cioè che sono allarmate dello stato disastroso della nostra agricoltura a cui 20 anni di una politica cieca e contraria all’innovazione, alla logica e alla scienza (anche da parte del partito di cui lei fa parte, quando ha assunto posizione di governo) l’hanno irresponsabilmente condannata. Per ignoranza di numeri, fatti, prove e proponendo in alternativa “corni di vacca”. Con grave danno per tutti i cittadini.



[1] Frank et al., 2011. Epidemic Profile of Shiga-Toxin–Producing Escherichia coli O104:H4 Outbreak in Germany, The New England Journal of Medicine, 365, nov. 10, 1771-1780.

[2] Totale dei fondi PAC che deriva dalla somma di pagamenti diretti del “primo pilastro” -di cui i produttori bio come detto in precedenza beneficiano in maniera direttamente proporzionale alle superfici come qualunque agricoltore attivo- e da quelli del “secondo pilastro” sullo sviluppo rurale che comprendono svariate misure, dal miglioramento strutturale all’insediamento dei giovani, alle misure agro-climatico-ambientali,alla promozione, ecc.


Distinti saluti.


Gli estensori


Flavio Barozzi - Dottore Agronomo, Presidente della Società Agraria di Lombardia, Milano; Accademico Aggregato all’Accademia dei Georgofili di Firenze.

Tommaso Maggiore – Dottore Agronomo, Professore  Ordinario di  Agronomia  Generale  e  Coltivazioni  Erbacee  (in  quiescenza),  DISAA - Università  degli  Studi di Milano; Presidente Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura, Sant’Angelo Lodigiano (LO); Vice Presidente Società Agraria di Lombardia, Milano; Vice Presidente di FIDAF, Roma; Accademico Ordinario dell’Accademia dei Georgofili di Firenze.


I sottoscrittori


Dario Casati – Professore Ordinario di Economia ed Estimo Rurale della Facoltà di Agraria – Università degli Studi di Milano (in quiescenza), Consigliere della Società Agraria di Lombardia, già Preside della Facoltà di Agraria e Prorettore dell’ Università degli Studi di Milano, Accademico Emerito e Coordinatore della Sezione Nord-Ovest dell’Accademia dei Georgofili di Firenze.

Maurizio Cocucci - Professore Emerito di Chimica Agraria dell'Università degli Studi di Milano, già Preside della Facoltà di Agraria della Università degli Studi di Milano, già Presidente della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Agraria Italiane, già Direttore del Consorzio Interuniversitario per le Biotecnologie, già Direttore del Dipartimento di Produzione Vegetale della Università degli Studi di Milano, Accademico della Accademia dei Georgofili di Firenze, già coordinatore della sezione Nord-Ovest della Accademia dei Georgofili, Accademico della Accademia Nazionale dell'Agricoltura di Bologna.

Osvaldo Failla – Dottore Agronomo, Professore  Ordinario di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali (DISAA) - Università degli Studi di Milano, Direttore Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura.

Alberto Guidorzi – Dottore in Scienze Agrarie.

Michele Lodigiani – Dottore Agronomo, imprenditore agricolo, Accademico aggregato all’Accademia dei Georgofili

Luigi Mariani - Dottore Agronomo, Professore di Storia dell’Agricoltura presso il DISAA - Università  degli  Studi di  Milano, Vicepresidente Società Agraria di Lombardia e Condirettore Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura. 

Francesco Marino - Dottore Agronomo, Presidente dell' Associazione  AgronomiperlaTerrA e di  Copagri Toscana. E' responsabile del blog Agrarian Sciences.

Alessandro Cantarelli - Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Piacenza, con tesi in patologia vegetale. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizio Provinciale), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma. Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.


Sandro Fracasso - Laureato in Chimica a Ferrara, dedica una dozzina d'anni alla ricerca presso l'Ateneo Estense. Nel 2010 si ritira in Toscana, dove si occupa di autoproduzione e di ricerca agro-enologica indipendente.

Enrico Bucci, Professore aggiunto in Biologia dei Sistemi Complessi - Temple University.

Giuseppe Malnati - Dottore Agronomo.

Roberto Bassi - Professore ordinario - Università di Verona.


Ermanno Comegna - Dottore in Scienze Agrarie, libero professionista, giornalista pubblicista.


Peppino Titone -  Direttore CIA ALTA LOMBARDIA

Sandro Righini - Perito Agrario

Gabriele Trebeschi - Dottore Agronomo - Direttore Confagricoltura Brescia.

Luigina Mattioli
- Imprenditore agricolo biologico.


Egidio Vacca -  Coltivatore diretto.

Giuseppe Sarasso - Dottore agronomo, agricoltore da una vita, socio aggregato della sezione Nord Ovest dei Georgofili, Consigliere dell'Accademia di Agricoltura di Torino.

Alessandro Bermano
- Agricoltore / Agronomo.

Antonio Finassi
- già ricercatore agronomo CNR.

Roberto Comolli - Professore associato in Geopedologia - Università Milano Bicocca

Silvia Barozzi - Dott.ssa Biologa. 

Teresa Monaco - Laurea in Scienze Biologiche. 

Donatello Sandroni - Giornalista - Divulgatore scientifico

MAURO - Ordinario di Fisiologia Vegetale

Deborah Piovan - Imprenditore agricolo

Maria Cecilia Cervi Ciboldi - Imprenditore Agricolo

Enrico Fravili - Dottore Agronomo

13 commenti:

  1. sono molto curioso di vedere se l'On. risponderà e come

    personalmente sono molto scettico

    Antonio

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  2. Alberto Guidorzi17 novembre 2018 15:04

    Credo si attagli al contesto per cui si è stilata la lettera alla Cenni anche questa intervista al Prof. Boncinelli, che mi ha degnato della sua amicizia, è che ho trovato calzante, pertinente e molto profonda.

    P.S. E' un un'intervista fata da un non credente e che io cattolico ho apprezzato perchè trovo che sia ben radicata in Boncinelli la legge morale quando dice: "Quello che hai fatto oggi lo condividi? Lo rifaresti?". Ricordo che anche per la religione cattolica se si segue la legge morale ci si salva.

    https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/14/boncinelli-rai-controllo-divulgazione-universita-scienza-biologia-abor/40135/?fbclid=IwAR2ih0Bl0nUqJWEr0hlOLEku1-M46Ec9n1HBAnOceQgCt13bB223Um2Kb6Q

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  3. E' ora che chi in politica pretende di combattere fake news e pseudoscienza rivolga uno sguardo introspettivo e abbandoni certe posizioni illiberali e antiscientifiche.

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  4. Ottima risposta! Speriamo ci siano orecchie aperte.

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  5. Aderisco alla vostra iniziativa convinto che la libertà di scelta dell'individuo, e quindi anche dell'imprenditore agricolo, possa avere quale unico vincolo quello che deriva dalla necessità di evitare comportamenti lesivi dei diritti altrui, si tratti di salute di ambiente o quant'altro.

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  6. Condivido anche le virgole!

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  7. Giuseppe Sarasso21 novembre 2018 18:27

    Condivido tutto quanto espresso nella lettera

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  8. Antonio Finassi21 novembre 2018 18:28

    Approvo incondizionatamente

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  9. Condivido in toto

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  10. Donatello Sandroni21 novembre 2018 18:32

    La politica dovrebbe combattere la disinformazione, non amplificarla.

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  11. Concordo pienamente con le considrazioni degli estensori.

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  12. Vogliono il progresso, esaltano la scienza ma la fanno lottare con un braccio legato dietro la schiena.

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  13. parliamo...il sistema tradizionale deve scendere a patti con teorie nuove, se vuol considerarsi attuale. altrimenti non ci sarà unione e sarà improponibile una società pacifica. solo cosi potremmo interagire con teorie orientali, sempre piu vicine
    grazie

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