Note
1) Report SACE: nel 2025 le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani hanno raggiunto 72,5 miliardi di euro (+5%), di cui 62,5 miliardi per alimentari, bevande e tabacco e 10 miliardi per prodotti agricoli.
2) Ismea, rapporto agroalimentare 2024.
Su cento euro spesi dal consumatore per l’acquisto di prodotti agricoli freschi, meno di 20 euro remunerano il valore aggiunto degli agricoltori, ai quali, sottratti gli ammortamenti e i salari, resta un utile di 7 euro, contro i circa 19 euro del macro-settore del commercio e trasporto. Per i prodotti trasformati, che implicano un passaggio in più dalla fase agricola a quella industriale, l’utile dell’agricoltore si riduce a 1,5 euro, solo di poco inferiore a quello dell’industria, pari a 2,2 euro, contro i 13,1 euro del commercio e trasporto.
3) La classificazione NOVA distingue quattro categorie di alimenti:
1) cibi non trasformati o minimamente lavorati. Vi rientrano acqua, ‘parti commestibili di piante (semi, frutti, foglie, steli, radici)’, funghi e alghe. Ma anche i prodotti di origine animale più semplici, come uova, latte, carni non lavorate,
2) ingredienti per la cucina domestica. Sono gli alimenti basilari per la preparazione e il condimento dei cibi. Oli e grassi, aceto e sale, zucchero, erbe aromatiche e spezie, etc.
3) alimenti trasformati (processed food). Fanno parte di questo gruppo alimenti consumati quotidianamente. Pane, pasta, formaggi, carni e pesci nelle lavorazioni più semplici, conserve vegetali,
4) alimenti ultraprocessati (ultra-processed food). Snack ricchi di grassi, zuccheri aggiunti e/o sale, dolciumi, bevande zuccherate. Senza trascurare würstel e altri prodotti realizzati con carni separate meccanicamente e conservanti diversi dal sale (es. nitriti, sorbati), piatti pronti.
4) Blitz nei porti contro pomodoro cinese e grano turco per protestare contro l'arrivo di navi cariche di grano straniero, in particolare da Turchia e Canada. Gli agricoltori denunciano l'import sleale, l'uso di glifosato (vietato in Italia) e chiedono controlli, la revisione delle norme sull'origine del cibo e la tutela del Made in Italy.
La manifestazione di Coldiretti al Brennero ha anche l’obiettivo di sottolineare le storture “doganali” con prodotti alimentari importati spesso a dazio agevolato e senza soddisfare le medesime regole di sicurezza dei prodotti italiani, e che esercitano così una concorrenza sleale nei confronti delle produzioni made in Italy.
5) (…) L’accordo Mercosur è un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali multinazionali stranieri, a partire dalle aziende tedesche del settore chimico come Bayer e Basf, consentendo di esportare con maggiore facilità fitofarmaci vietati da tempo nell’Unione europea, i quali finirebbero per rientrare nei piatti dei consumatori proprio attraverso le importazioni agevolate dall’accordo.
6) (…) “Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”
7) Si chiede di rivedere l’articolo 60 del regolamento europeo 2013/952 Codice Doganale dell’Unione (Cdu), per cui, secondo il criterio dell’origine non preferenziale, le merci prodotte in più Paesi sono considerate originarie del Paese in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale.
8) (…) Occorre prendere atto che il tema dell’origine del prodotto si pone in termini profondamente diversi in riferimento a prodotti alimentari immessi al consumo non trasformati (si pensi alla frutta e agli ortaggi), ed a prodotti ottenuti attraverso trasformazioni e manipolazioni, laddove la varietà delle tecniche e delle filiere produttive investe sovente una pluralità di luoghi, in riferimento ai componenti ed alle fasi attraverso cui viene ottenuto il prodotto finale destinato al consumo. L’origine degli alimenti si rivela così problema che investe, insieme, l’agricoltura e l’industria alimentare, e con ciò attraversa aree di regolazione tradizionalmente separate ….
Accademia Dei Georgofili, Giornata di studio su: Etichette, origine e informazioni al consumatore. Firenze, 25 marzo 2010.
9) “Ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata, effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”. L'origine è la nazionalità "economica" delle merci scambiate nel commercio. Il trattamento doganale all'atto dell'immissione in libera pratica delle merci è determinato da tre elementi: classificazione tariffaria, valore in dogana e origine delle merci. Esistono due tipi di origine: l'origine preferenziale e l'origine non preferenziale.
Provenienza: Si riferisce al luogo da cui il prodotto proviene effettivamente. Secondo il Regolamento UE 1169/2011, se l'origine del prodotto è indicata ma l'ingrediente primario viene da un altro luogo, quest'ultimo deve essere specificato.
Tipicità è l'insieme di caratteristiche uniche (tradizione, cultura, territorio) che definiscono un prodotto. Si esprime attraverso regimi di qualità certificati: DOP, IGP, STG, PAT.
10) (…) Le regole sull’indicazione della provenienza dell’ingrediente primario (>50%) sono stabilite dall’articolo 26 del Regolamento (UE) 1169/2011 e dalle relative norme di applicazione contenute nel Reg. UE 775/2018: quando il paese d'origine o il luogo di provenienza di un alimento è indicato attraverso qualunque mezzo, come diciture, illustrazioni, simboli o termini che si riferiscono a luoghi o zone geografiche (es. "Made in ...", bandiera, etc.) e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario, è indicato anche il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario in questione - con riferimento all'UE, allo Stato membro o Paese terzo. (….) Si applica per le seguenti categorie di prodotti: Carne bovina, suina, ovina, caprina, di agnello, di pollo e di altre specie avicole; Ortofrutticoli freschi; Uova; Miele; Pesce; Olio di oliva extravergine; estesi dal Regolamento UE 2023/2429 che integra il Regolamento (UE) n. 1308/2013 °: Prodotti ortofrutticoli essiccati, frutta a guscio e alimenti di IV gamma.
Rimangono in vigore le deroghe per i marchi registrati e per le designazioni geografiche riconosciuta come DOP, IGP, STG.
11) Il MASAF mantiene anche per tutto il 2026 il regime "sperimentale" italiano che prevede l'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta per alcuni alimenti. Il regime italiano, introdotto per la prima volta nel 2001 sulle paste alimentari di grano duro e successivamente esteso ad altri prodotti (riso, derivati del pomodoro, sughi e salse a base di pomodoro, latte e prodotti lattiero-caseari, carni di ungulati domestici (bovini, suini, ovini, caprini)) continua ad essere prorogato fintanto che non si saranno concluse le consultazioni, tuttora in corso, sulla modifica del regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.
12) La legge n. 61/2022 stabilisce i criteri con cui un prodotto può essere definito a “chilometro zero” o a “filiera corta”, istituisce i loghi, definisce alcuni strumenti di valorizzazione e promozione e fissa le sanzioni per gli utilizzi illeciti.
13 ) (…) Nel 2009, il legislatore italiano, con la Legge n. 166/09, ha introdotto la definizione vigente di prodotto integralmente realizzato in Italia (100% Made in Italy o altre equivalenti tipo 100% Italia” “tutto italiano” o simili) : ai sensi dell’art. 16 “Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano”. La predetta descrizione richiama ed assorbe l’indicazione di origine “Made in Italy” fornita dalla legge doganale, volendo superarla con la precisazione di origine ed esecuzione di totale appartenenza al nostro territorio nazionale. L’indicazione di origine 100% Made in Italy o simili, avviene su base volontaria e comporta un’assunzione di responsabilità personale equivalendo ad autodichiarazione del produttore pur in presenza di registrazione del logo “100% Made in Italy”e relativa procedura certificativa.
14 ) (…) una denominazione di qualità o un'etichetta di qualità non possono essere riservate ai prodotti originari di un'entità geografica determinata e devono basarsi esclusivamente sulle caratteristiche intrinseche dei prodotti suscettibili di beneficiarne. La Commissione ritiene che qualsiasi denominazione o etichetta nazionale di qualità debba, in forza degli articoli 12 e 34 del trattato CE, essere accessibile di pieno diritto a qualsiasi produttore o utente potenziale comunitario i cui prodotti soddisfano le esigenze oggettive e controllabili stabilite.
Commissione europea, XVII Annual Report on monitoring the application of Community law, Bruxelles, COM 1999) 301 final, al doc. 2.13, Agriculture, 2.13.1, Free movement of agricultural products.
15) (…) Il concetto di etnocentrismo fa riferimento al comportamento assunto dalle persone per preservare la cultura del proprio paese, la solidarietà, la lealtà e la sopravvivenza del gruppo…. Da ciò si evince la doppia faccia del comportamento etnocentrico del consumatore: da una parte, il rifiuto all'acquisto di prodotti fabbricati in regioni esterne e, dall'altra, l’inclinazione a preferire i prodotti originari del luogo a cui si appartiene.
16) I marchi D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) e I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta) sottintendono un legame dei prodotti agricoli o alimentari con il territorio. La principale differenza tra i due marchi risiede nel fatto che il primo indica che la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto avvengono in un’area geografica delimitata, mentre il marchio I.G.P. indica che almeno una tra le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avviene in una precisa area geografica. In altri termini, ad esempio, un prodotto con marchio I.G.P. può essere preparato in una determinata area geografica ma con una materia prima avente diversa origine.
Il marchio S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita) garantisce che il prodotto è stato ottenuto secondo una ricetta tipica o con un metodo di produzione tradizionale che abbia almeno 30 anni. Non sussiste il vincolo di appartenenza territoriale; pertanto il prodotto può essere preparato in qualsiasi Paese dell’Unione Europea.
17) Nel Regolamento (UE) 2021/2115 (Base della PAC 2023-2027) è inserita tra gli obiettivi strategici la protezione della qualità e dell'origine. La PAC non si occupa più solo di sussidi, ma di migliorare la risposta dell'agricoltura alle esigenze della società in termini di qualità degli alimenti e a rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena del valore attraverso i regimi di qualità.
In verità, essendo l’agricoltura un settore economico a forte intensità, non di lavoro, ma di capitali, anzi, uno dei settori che più ha bisogno di capitali, 200 €/ha non permettono certo di investire e di andare sul mercato.
18 ) (…) L’indagine si è prefissata l’obiettivo di valutare non solo la percezione del consumatore ma anche i comportamenti di acquisto, l’atteggiamento della GDO fino a valutare un differenziale di prezzo con i prodotti tradizionali e stimare un valore complessivo del giro di affari
19) (…) Oggetto di studio è l’informazione sull’origine intesa sia in quanto indicazione obbligatoria ai sensi del regolamento (UE) n. 1169/2011 e dei provvedimenti derivati, sia come informazione aggiuntiva trasmessa al consumatore attraverso l’utilizzo di denominazioni d’origine, indicazioni geografiche, marchi e qualsivoglia segno distintivo della provenienza territoriale degli alimenti.
C’è poi un paradosso perché se nei sondaggi i consumatori riferiscono di attribuire importanza alle informazioni sull’origine, quando fanno acquisti, riescono a concentrarsi meno sulle informazioni sull’origine di quanto vorrebbero (a causa della pressione del tempo, dell’attrattiva dei marchi, ecc.)
20) (…) essendo il nostro Paese strutturalmente deficitario nella produzione primaria agroalimentare, l'industria trasformatrice si approvvigiona sul mercato mondiale badando alla convenienza sulla base del rapporto qualità/prezzo. Ma a questo punto il discorso si fa didascalico e non voglio cedere all'odiosa presunzione di istruire alcuno su cose che sono già note a tutti, anche a Coldiretti. E un fatto che il tema è inflazionato e siamo stanchi di veder manipolata la realtà ad uso mediatico. Tutto questo, ed altro che vi si collega, necessita di essere discusso attraverso un filtro di compostezza e misura. Il presidio al Brennero serve per quel che si rivela: stonato strumento che suona solo per una anacronistica pretesa autarchica sicuramente foriera di danni per la nostra industria. Abbiamo ceduto settori importanti dell'economia nazionale ma abbiamo ancora imprese capaci di conquistare mercati mondiali. Ma continuiamo ad essere un Paese dominato da gruppi di pressione che si raccolgono nei partiti politici, negli ordini professionali, nelle associazioni corporative, nei sindacati tutti mossi dal calcolo di presidiare il "loro" territorio per l'affermazione di prerogative e competenze non di rado arbitrarie. Non interessa tanto prevalere l'un sull'altro quanto una conflittualità perenne senza vinti né vincitori. Non vogliamo saperne di competizione globale convinti come siamo di continuare a campare sulla ricchezza rappresentata dal nome "Italy". Neri A., Alimenta, Edizioni Scienza e Diritto, 2013, Anno XXI, 11-12, pp. 221-222.


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