lunedì 18 maggio 2026

IL MIGLIORAMENTO DELLE PIANTE COLTIVATE SPIEGATO DAI RICERCATORI DEL CREA-CENTRO PER LA GENOMICA E LA GENOMICA E LA BIOINFORMATICA DI FIORENZUOLA D'ARDA (PC)

MA È VERO CHE?

a cura di ALESSANDRO CANTARELLI 

QUARTA PUNTATA " PRIMA PARTE"



(Dallo sviluppo delle biotecnologie in agricoltura si possono trovare soluzioni a problematiche stringenti che interessano gli agricoltori, quotidianamente alle prese con le bizze del clima (sempre più mutevole) o vecchie e nuove avversità, abiotiche o biotiche. Con la possibilità di ottenere vantaggi sia in termini economici che ambientali. Immagine tratta da: Meldolesi Anna, Biotecnologie per il made in Italy, Le Scienze, 2019).

PRIMA PUNTATA 

SECONDA PUNTATA

TERZA PUNTATA


Il quarto laboratorio del Fascination of Plants Day 2024 (FPD 2024) del Centro per la Genomica e la Bioinformatica del Crea di Fiorenzuola d’Arda, è sorto dall’esigenza di affrontare le fakes, i falsi miti relativi alle colture dei cereali e agli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), comprese le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), che circolano in abbondanza in rete e sui media (social e/o tradizionali). Bisogna infatti tenere presente che nella società d’oggi, la diffusione ad hoc della cattiva informazione non infrequentemente costituita da vere e proprie menzogne, ha il preciso scopo di bombardare il lettore/telespettatore di messaggi di allarme, in alcuni casi dai contenuti apocalittici, riguardo questo o quell’alimento. La disinformazione fa leva sulla mancanza di un adeguato bagaglio di conoscenze di base, che dovrebbero permettere al lettore di soppesare adeguatamente la bontà di certe affermazioni.
Come suggerisce il Bressanini in “Pane e Bugie” (ed. 2016), a sua volta il lettore/telespettatore, più o meno facilmente influenzabile quando non privo di adeguati strumenti critici, è infatti portato a reinterpretare i messaggi e le informazioni in base ai propri pregiudizi (giusti o errati che siano), per classificarli nelle caselle “buono” o “cattivo”, oppure nelle due categorie estremamente subdole di “naturale” o “artificiale”: l’industria alimentare in questo mare magnum della disinformazione interessata ci sguazza letteralmente, incrementando così le vendite con alimenti pubblicizzati come “naturali”, che le consentono oltretutto di alzare i prezzi. La breve premessa era necessaria per rimarcare l’utilità di iniziative rivolte al pubblico, come il Fascination of Plants Day dove viene data la possibilità di avvicinare direttamente il mondo della ricerca, vedere dal vivo come viene fatta la ricerca attraverso la visita ai campi sperimentali, alle serre e ai laboratori con le attrezzature tecnologiche più recenti -come i sequenziatori del DNA-, contribuendo in questo modo ad avvicinare maggiormente la scienza al grande pubblico: la conoscenza, in senso lato, è il miglior vaccino contro il pregiudizio! In questa puntata grazie alla collaborazione delle ricercatrici del CREA Francesca Desiderio e Franca Finocchiaro sono stati portati all’attenzione del pubblico alcuni luoghi comuni che circolano frequentemente in rete, allo scopo di commentarli.


(Le ricercatrici Franca Finocchiaro e Francesca Desiderio illustrano i contenuti di un pannello dove sono elencati “falsi miti” e verità sui cereali. Sono state fornite delle risposte a domande che un consumatore attento si fa tutti i giorni: “Frumenti antichi…ma quanto sono antichi?” “Le varietà moderne hanno più glutine?”; “l’uso di frumenti antichi evita lo sviluppo di intolleranze?”; “Non ci sono frumenti OGM!”; I frumenti antichi sono più salutari”; “É meglio mangiare un prodotto con farina integrale di grano moderno piuttosto che un prodotto con farina raffinata di grano antico?”; “I frumenti antichi sono più alti e perciò più competitivi verso le infestanti?”; “I frumenti moderni sono stati rimaneggiati geneticamente dall’uomo?” Immagini catturate dal filmato Biotech week 2024, cit.).

Le varietà di grani moderni hanno più glutine di quelli antichi? FALSO!

In realtà le varietà moderne ne hanno di meno rispetto le varietà antiche. Senza nulla togliere al valore del recupero, in determinati areali o contesti marginali, è privo di fondamento scientifico il mito che le varietà antiche siano necessariamente più salutari. Le varietà antiche hanno un glutine diverso rispetto a molte, non tutte, varietà moderne. Tuttavia affermare che sia più “sano” usare frumenti antichi è un’affermazione senza basi scientifiche, ed il famoso “sapore di una volta” dipende in gran parte dalle tecniche di lavorazione, pastificazione e panificazione che spesso sono differenziate tra pane e pasta moderni ed antichi.

Per quanto riguarda invece gli OGM?

Molte persone sono convinte, sbagliando, che le TEA (o New Genomic Techniques, NGT) equivalgano agli OGM. In realtà attraverso le TEA si va a modificare in maniera mirata il genoma della pianta coltivata, a differenza dei “tradizionali” OGM dove invece si inseriva nella specie oggetto di miglioramento un gene proveniente da un’altra specie non interfertile con la specie coltivata. Questa è la differenza fondamentale che fa sì che le due tecnologie siano da considerarsi completamente diverse.


(Nell’immagine soprastante la parte superiore del pannello illustrativo commentato dalla dott.ssa Desiderio, dove sono riportati alcuni stereotipi correnti in tema di OGM e TEA. “Gli OGM e TEA sono innaturali?”; “OGM e TEA sono dannosi per l’ambiente?”; “OGM e TEA non sono adeguatamente testati?”; “Con le TEA miglioriamo i geni malati?”; “OGM e TEA possono essere dannose per la salute?”; “Le colture biologiche sono più salutari degli OGM?”; “gli OGM permettono di ottenere piante più salutari?” Immagine catturate dal filmato Biotech week 2024, cit.).

“Frumenti antichi…ma quanto sono antichi?” VERO/FALSO…dipende!

La definizione di frumenti antichi, almeno secondo il comune sentire di alcune persone, frequentemente non è basata su criteri oggettivi. Nel linguaggio comune e in quello pubblicitario, “antichi” sono i frumenti selezionati prima degli anni Sessanta e caratterizzati geneticamente dal portare la versione selvatica e non mutata del gene Rht-1 (Reduced height-1), la cui versione mutata fu introdotta da Norman Borlaug nel germoplasma occidentale a partire da una varietà giapponese (il grande scienziato statunitense utilizzo per i suoi incroci anche la varietà di grano tenero Mentana, creata dall’agronomo italiano Nazareno Strampelli oltre trenta anni prima, Salvi (2016)). Anche in alcune varietà selezionate da Strampelli agli inizi del Novecento si ritrova il gene della famiglia Rht (Rht-8), che però ha un effetto minore di Rht-1 sull’altezza delle piante; pertanto, le varietà di Strampelli risultano un poco più alte di quelle selezionate dagli anni Sessanta in poi. 
Quanti anni deve avere una varietà per essere dichiarata “antica”? Cosa si intende per “antico”, la varietà o la specie botanica? Una varietà moderna di una specie antica può essere considerata antica? Come spiega anche Cattivelli (2023), queste non sono domande banali; infatti, basta fare un giro tra le corsie di un supermercato per rendersi conto di come, a seconda della convenienza, il concetto di antico possa mutare. Si possono per esempio trovare prodotti realizzati con varietà modernissime di frumento monococco (Triticum monococcum), dove viene enfatizzata l’origine antica di questa specie, che in effetti è stato il primo frumento coltivato dall’uomo (a partire da 12.000 anni fa). Allo stesso modo è facile imbattersi in prodotti realizzati con varietà antiche di frumento tenero (Triticum aestivum), una specie nata 6-8.000 anni fa, probabilmente una delle specie botaniche più recenti e che quindi dovremmo definire “moderna”. Non a caso in molti paesi la dicitura “frumento antico” è sostituita dall’espressione “varietà storica” (heritage variety), che fa riferimento a quelle varietà che hanno avuto un ruolo importante nella storia alimentare di un paese.


(Popolazioni locali di frumento duro degli inizi del Novecento, a confronto con le varietà selezionate nella prima metà del secolo e quelle di tipo moderno selezionate a partire dagli anni Settanta (foto di Pasquale De Vita). Immagine tratta da: Cattivelli Luigi, Pane Nostro, 2023, op.cit.)

 


“Le varietà moderne hanno più glutine”. FALSO.

Il glutine rappresenta la principale frazione proteica del frumento, una miscela costituita da due classi di proteine: gliadine e glutenine che da sole rappresentano circa l’80% di tutte le proteine presenti in un seme di frumento. Il glutine è una matrice proteica insolubile in acqua e con proprietà uniche: è sia elastico sia estensibile e il grado di queste caratteristiche varia a seconda della specifica composizione delle famiglie gliadiniche o gluteniniche presenti. Grazie alle sue proprietà visco-elastiche, è possibile ottenere pane e prodotti da forno con caratteristiche qualitative (volume, sofficità) che altri cereali come riso, mais, orzo, avena e segale non sono in grado di produrre. 
Queste proprietà visco-elastiche determinano la qualità panificatoria o pastificatoria delle farine ricavate dal grano. La superiore tenuta alla cottura e la ridotta collosità della pasta di grano duro rispetto a quelle di altri cereali sono dovute in larga parte alla composizione e alle proprietà del glutine, e a parità di composizione e caratteristiche tecnologiche, risulta essere il suo contenuto totale a determinare la tenuta alla cottura della pasta.
Dagli anni Sessanta è cominciata l’importazione in Italia di “grani di forza”, ossia capaci di produrre farine con determinate caratteristiche reologiche utili per sostenere lunghe lievitazioni (si pensi ad es. alle diverse caratteristiche reologiche che può presentare una farina da crackers rispetto un’altra farina destinata alla produzione di panettoni!). Le farine di forza si caratterizzano per un elevato contenuto proteico (indicativamente più del 13%), tuttavia la forza di un impasto dipende principalmente dalla qualità del glutine (composizione) e, solo secondariamente dalla sua quantità. Esistono parametri specifici per misurare le proprietà del glutine (elasticità es estensibilità), che per brevità, non si affrontano in questa sede. 
Il passaggio dalla panificazione artigianale a quella industriale, è stato accompagnato dalla selezione di varietà con valori crescenti dei pametri alveografici W (il parametro corrispondente all’”energia” dell’impasto) e P (l’altezza massima dell’impasto). Si aggiunga che le varietà di grano tenero moderne hanno un valore medio di W più che doppio rispetto a quello delle varietà coltivate fino agli anni Cinquanta. Un risultato ottenuto attraverso un cambiamento nella composizione del glutine, preferendo tra le tante forme di gliadine e glutenine presenti nella diversità naturale dei frumenti, quelle capaci di conferire un particolare livello di elasticità e estensibilità del glutine. I frumenti moderni hanno meno proteine e quindi anche meno glutine rispetto ai frumenti antichi se cresciuti in suoli con lo stesso livello di fertilità. A parità di condizioni agronomiche i frumenti antichi, meno produttivi, hanno più proteine e più glutine; tuttavia, la composizione del glutine di frumenti antichi e moderni è spesso diversa. Un parametro utilizzato per definire le caratteristiche del glutine è l’”indice di glutine”, un valore percentuale utilizzato per descriverne la qualità: debole (<30%); normale (30-80%); forte (> 80%). Frumenti con contenuti proteici simili possono mostrare indici di glutine anche molto diversi. Pertanto, l’equivalenza basso indice di glutine=poco glutine (come fanno diversi prodotti miranti al mondo salutistico), non è necessariamente vera dal momento che vi sono frumenti caratterizzati da un elevato contenuto proteico e quindi di glutine, ma con un basso indice di glutine (ad esempio i frumenti antichi). Se quindi è vero che in generale tutti i frumenti antichi sono caratterizzati da glutine debole (e non da un minore contenuto di glutine), non è altrettanto vero che tutti i frumenti moderni sono caratterizzati da glutine tenace; inoltre, se ci fosse l’esigenza di frumenti con glutine debole, sarebbe possibile selezionare varietà moderne con questa caratteristica usando conoscenze genetiche, come peraltro è già stato fatto. 
Un’importante differenza tra frumenti antichi e moderni risiede quindi nella qualità del glutine, che nei frumenti moderni ha composizione e proprietà tecnologiche diverse da quelli antichi anche se i frumenti moderni, in particolare quelli teneri, non sono affatto tutti uguali, esistendo un’ampia gamma di varietà con diverse caratteristiche quantitative e qualitative del glutine, selezionate per produrre farine con svariate proprietà tecnologiche idonee ai diversi usi. In altri termini, se per fare pane o pizze servono farine con W > 300 (per i panettoni W>400), per fare biscotti si usano grani biscottieri caratterizzate da un basso contenuto in proteine (<11%) e glutine debole (W<110), che consentono un basso assorbimento dell’acqua e un rapido processo di impastamento. La questione glutine è molto spesso associata alla celiachia. La celiachia è determinata da alcuni frammenti delle gliadine e, in misura minore, delle glutenine, caratterizzati da brevi sequenze di amminoacidi (epitopi), che si generano a seguito dei processi digestivi che determinano una reazione infiammatoria che può portare a lesioni della mucosa intestinale. Circa un terzo della popolazione italiana è costituito da individui geneticamente predisposti alla celiachia; tuttavia, solo circa l’1% della popolazione la sviluppa.Alcuni studi hanno dimostrato che esiste una diversità genetica naturale per il contenuto in epitopi tossici, tuttavia anche nel caso del monococco, (il frumento a minor contenuto in epitopi tossici), la quantità presente è sufficiente per scatenare la reazione celiaca; pertanto, nessun frumento può essere considerato idoneo per le persone celiache.


“L’uso di frumenti antichi evita lo sviluppo di intolleranze?” FALSO.

Recentemente è stata codificata una sensibilità al glutine diversa dalla malattia celiaca, la “sensibilità al glutine non celiaca” (gluten sensivity), che si manifesta con disturbi gastrointestinali che tendono a scomparire con l’eliminazione del frumento dalla dieta. Il numero delle persone che manifestano sintomi collegati alla sensività al glutine è difficile da stimare con precisione, in generale si ritiene sia uguale o superiore al numero delle persone affette da celiachia. Questa patologia possiede contorni non ancora chiari. Permane infatti e tuttora un’incertezza riguardante le sostanze che ne determinano l’insorgenza, pur chiamando in causa già nel nome specificamente il glutine.Diversi studi hanno suggerito il ruolo di altre sostanze presenti nella cariosside, in particolare è stata posta attenzione sui composti noti con l’acronimo FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) e sugli inibitori della tripsina e delle amilasi (entrambi enzimi).



(Un campione multiforme di diversi cereali fa bella mostra di sé al pubblico, in occasione del FPD 2024 presso il CREA-Centro per la Genomica e Bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza. Foto: A. Cantarelli)


Non ci sono frumenti OGM”. VERO (almeno fino ad oggi in Europa); FALSO (in Sud America).

Premesso che fino a questo momento in nessuna parte del mondo si coltiva frumento duro OGM, invece il grano tenero OGM è da anni in lista di attesa: nel 2002 Monsanto aveva richiesto l’autorizzazione a commercializzare un grano resistente agli erbicidi; poi però, in seguito a polemiche sulle possibili ricadute commerciali negative su tutto il settore (l’Italia e l’Europa importano moltissimo grano di alta qualità proveniente dal Nord America), nel 2004 ha ritirato la domanda in attesa di tempi migliori. 
Riporta Cattivelli che di fatto fino al 2020 nel mondo non esistevano coltivazioni di grani OGM, poi dall’ottobre di quell’anno il Ministero dell’Agricoltura argentino ha autorizzato sia la coltivazione sia l’uso alimentare di un frumento transgenico portante il gene HB4 del girasole (un gene coinvolto nella risposta alla carenza idrica, che determina un importante miglioramento della capacità produttiva in ambienti siccitosi), facendo dell’Argentina il primo paese a coltivare e commercializzare grano transgenico. Il grano HB4 non è autorizzato in Europa né per la coltivazione né per il consumo e pertanto, ad oggi, non si consumerà grano tenero OGM, nonostante in prove di campo condotte in Argentina per oltre 10 anni, le linee di frumento HB4 abbiano mostrato una resa superiore fino al 20% rispetto ai controlli nelle condizioni di siccità.

 

“I frumenti antichi sono più salutari?” FALSO.

Precisa al riguardo il direttore Luigi Cattivelli in “Pane Nostro” (2023) che “nonostante i frumenti antichi non abbiano, in generale, caratteristiche migliorative specifiche che non si ritrovino in qualche frumento moderno, esiste un’eccezione. I frumenti moderni mostrano una diminuzione modesta del contenuto in minerali (in particolare ferro e zinco), nell’ordine del 15-20%. Questa tendenza è dovuta alla diversa potenzialità produttiva delle varietà antiche e moderne che causa un “effetto diluizione” dei minerali nelle varietà moderne più produttive. Essendo i minerali concentrati nei tegumenti esterni (crusca), avendo le varietà meno produttive (tipicamente i frumenti antichi), semi un poco più striminziti o allungati rispetto le varietà più produttive, sono quindi i tegumenti esterni a incidere maggiormente sul totale del seme; per questo motivo i semi più grandi hanno una minore proporzione di tegumenti rispetto il totale del seme”.Si aggiunga infine che oltre a un contenuto leggermente superiore di minerali, i frumenti antichi spesso contengono anche una quantità più elevata di componenti bioattivi con attività antiossidante (polifenoli quali tocoferoli, tocotrienoli e fitosteroli, nonché carotenoidi), rispetto ai frumenti moderni. 
Come i minerali, questi composti sono soprattutto presenti nella crusca: anche per loro vale il principio secondo il quale le varietà più produttive tendono a diluire i componenti che si trovano prevalentemente sui tegumenti esterni della cariosside. Sul contenuto di antiossidanti vi è inoltre un’influenza esercitata dalle condizioni di coltivazione: i composti antiossidanti sono infatti metaboliti che le piante accumulano maggiormente in risposta a condizioni di stress, dunque quelle cresciute con minore disponibilità idrica e minore fertilizzazione (regime biologico) tendono a contenerne di più. In commercio si trovano anche farine e tipologie di pasta pubblicizzate come derivate da specie antiche, realizzate con frumento monococco, farro e Triticum turgidum subspecie turanicum, noto commercialmente con il marchio Kamut (marchio registrato) o grano Khorasan. Il Triticum turanicum è un grande successo commerciale, ma esiste davvero un vantaggio nutrizionale? Guardando in dettaglio le pubblicazioni più significative, emergono alcune valutazioni positive circa le caratteristiche nutrizionali da mettere in relazione al maggiore contenuto, rispetto ai frumenti moderni, di componenti bioattivi con valenza antiossidante. Come è già stato riportato, tutte le farine integrali di tutti i frumenti meno produttivi (farro, monococco e le varietà antiche di tenero e duro), si caratterizzano per avere un contenuto di minerali, proteine, sostanze antiossidanti e fibra un poco più elevato rispetto a quello delle varietà più produttive (per via dell’effetto diluizione riportato sopra). Altri lavori riportano evidenze di un miglioramento di alcuni parametri ematici (come il livello di colesterolo) o una riduzione dei sintomi collegati alla sensibilità al glutine non celiaca. Ma si tratta di un numero esiguo di lavori e comunque realizzati su un numero ridotto di pazienti (<50) e pertanto, trattasi di dati preliminari che hanno bisogno di conferme su numeri più ampi e realizzati da diversi gruppi di ricerca indipendenti. 
Analoghe conclusioni, si estendono anche ai positivi riscontri trovati su un esiguo numero di pazienti, in risposta a diete basate sul grano duro Senatore Cappelli o sul farro monococco; per il Senatore Cappelli il positivo riscontro riguardava la sensibilità al glutine, realizzato su poche decine di volontari. Anche gli studi sul monococco (che si ricorda l’avere il contenuto proteico più elevato tra tutti i frumenti, permettendo di ottenere paste al 20-21% di proteine, ma con indice di glutine debole), sono stati realizzati su piccoli numeri e tutto sommato, quindi, in letteratura esistono alcuni lavori che suggeriscono un potenziale effetto benefico di alcuni frumenti antichi, in persone a cui è stata diagnosticata la sensibilità al glutine non celiaca. Ma alla domanda se i frumenti antichi siano davvero diversi da un punto di vista nutrizionale e salutistico quando confrontati con i grani moderni, sulla base dei dati disponibili al momento non vi è la possibilità di arrivare a una conclusione certa, perché da un lato vi sono pochi trials clinici e tutti effettuati su poche decine di individui, dall’altro perché ancora non è stata identificata la sostanza (o le sostanze) a cui andrebbe il merito degli effetti benefici descritti. 
“É meglio mangiare un prodotto con farina integrale di grano moderno piuttosto che un prodotto con farina raffinata di grano anticoVERO. Da un punto di vista nutrizionale, più che preoccuparsi della modesta diminuzione del contenuto in minerali riscontrabile nei frumenti moderni rispetto a quelli antichi sarebbe opportuno incentivare il più possibile l’uso di prodotti integrali. I dati analitici evidenziano un’unica differenza, in termini nutrizionali, tra i frumenti poco produttivi (antichi) e i frumenti altamente produttivi (moderni) associabile a un benefico effetto dei grani antichi: il contenuto delle sostanze presenti prevalentemente nei tegumenti esterni dei semi (fibre, minerali, e polifenoli con azione antiossidante) che tende a diminuire nei frumenti moderni. Se gli effetti benefici fossero ascrivibili prevalentemente alla quantità di fibra e dei composti a essa associati, allora risultati simili potrebbero essere ottenuti arricchendo in fibre e altre sostanze con effetto nutrizionale le farine integrali derivanti da varietà moderne con processi tecnologici durante la molitura. Un’ultima puntualizzazione pare opportuna: quando si sente parlare della potenziale diversità dei sapori per i prodotti da forno o di una pasta, vi è sempre da tenere presente che il primo fattore che ne determina il sapore è il processo di lavorazione e non la materia prima impiegata, posto che le differenze tra specie sono maggiori rispetto alle differenze tra subspecie o varietà della stessa specie. Se il frumento tenero ha sapori e caratteristiche diverse da quello duro, la differenza tra semola di un qualsiasi grano duro e quello del Triticum turanicum, per fare un esempio, sarà più difficile da percepire. Ancora di più tra semole della stessa specie o subspecie appartenenti a varietà diverse.




(Varietà moderna di grano di qualità=pasta di qualità. Il grano Svevo, la prima varietà italiana degli anni Novanta con elevate caratteristiche qualitative. Il Centro di Fiorenzuola con il direttore Luigi Cattivelli, coordinò un Consorzio internazionale per il sequenziamento del genoma del grano duro: il progetto pluriennale culminò nel 2019 con la pubblicazione del DNA sequenziato sulla prestigiosa rivista Nature.



“I frumenti antichi sono più alti e perciò più competitivi verso le infestanti” VERO, ma a quale prezzo?


Le colture di frumento sono tra quelle in cui le erbe infestanti trovano le condizioni meno agevoli per affermarsi, a causa dell’alta densità di piante della specie coltivata e del suo rapido accrescimento nella fase di levata. Inoltre, la composizione e la diffusione della flora infestante dipende da fattori ambientali e colturali, fra questi ultimi preminente è l’avvicendamento delle colture (Toderi , 1989). 
Le varietà a taglia alta come le varietà coltivate nei primi decenni del Novecento, senz’altro presentano la potenzialità di controllare meglio le piante infestanti; tuttavia, gli svantaggi produttivi derivati dalla loro reintroduzione sarebbero tali da inficiarne gli eventuali vantaggi in termini di lotta alle malerbe. 
La resistenza all’allettamento è uno degli obiettivi a cui si è mirato in ogni programma di miglioramento, in quanto influisce sia sulla resa del prodotto che sull’esecuzione della raccolta, meno agevole e decisamente problematica in condizione di piante allettate. Bisogna ritornare infatti al periodo antecedente la seconda guerra mondiale, dove l’adozione delle varietà selezionate dall’agronomo marchigiano Nazareno Strampelli aveva permesso di raggiungere importanti incrementi produttivi: dai 44 milioni di quintali di frumento prodotte nel 1922, l’Italia passò agli 80 milioni di quintali nel 1933 quasi senza ampliare la superficie coltivata. Studi condotti nell’analisi delle varietà coltivate in Italia nell’arco temporale di circa un secolo a partire dai primi anni del Novecento, indicano per il frumento sia tenero che duro un guadagno genetico compreso tra i 20 e i 40 kg per ettaro all’anno. 
Lo Strampelli fu il primo a intuire che per rendere il frumento più produttivo, era necessario ridurre l’altezza della pianta, introdurre geni di resistenza alle malattie e adattare l’epoca di fioritura, e di conseguenza quella di maturazione, al clima italiano. L’eccessiva altezza delle varietà coltivate fino ai primi decenni del Novecento, rendeva le piante suscettibili all’”allettamento” (ossia alla perdita della posizione eretta della pianta in fase di maturazione, un fatto che rende molto difficoltosa la raccolta, limita la produzione e ne pregiudica la qualità). Le varietà alte e tardive erano scarsamente produttive (produzioni pari al 20-30% di quelle ottenibili con le varietà moderne) e le loro cariossidi erano generalmente striminzite per effetto della stretta da caldo. Dopo il lavoro pioneristico dello Strampelli (ma come riporta lo storico delle scienze agrarie Antonio Saltini, in questo lavoro non fu secondario il contributo derivato da razionali impianti sperimentali ed efficaci piani di concimazione approntati da Alfonso Draghetti e Dante Gibertini, direttori rispettivamente delle Regie Stazioni agrarie sperimentali di Modena e Brescia), a partire dalla metà degli anni Quaranta l’agronomo genetista Norman Borlaug riuscì a selezionare delle varietà di frumento ancora più basse di quelle di Strampelli, con altezze tipicamente comprese tra i 70 e i 90 cm. A motivo del fondamentale contributo per il progresso genetico dei cereali, quindi per il suo lavoro presso il Centro internazionale di miglioramento del mais e del grano (CYMMYT) del Messico, a Borlaug venne assegnato il premio Nobel per la Pace il 10 dicembre 1970 in quanto le varietà da lui selezionate, permisero a molti paesi dell’America centrale, meridionale e dell’Asia di sollevarsi dalla fame e di aumentare comunque la disponibilità mondiale di cibo, primo deterrente in assoluto per l’instaurazione e il mantenimento della pace tra i popoli. 
Si può affermare che alla base di tutto il lavoro di miglioramento genetico c’era e c’è tutt’ora, l’esigenza di aumentare la produzione per unità di superficie in un contesto sostenibile: senza l’incremento produttivo registrato nell’ultimo secolo oggi non vi sarebbe cibo per tutti. In generale, l’aumento della produzione agricola può essere ottenuto attraverso l’uso di migliori tecniche di coltivazione (soprattutto l’uso di fertilizzanti e agrofarmaci), e la selezione di piante geneticamente più produttive. Nel caso del frumento, l’enorme aumento produttivo registrato in Italia (la resa per ettaro è quantomeno triplicata dagli inizi del Novecento a oggi) e nel mondo, è attribuibile per più del 50% al miglioramento genetico e nei prossimi decenni si stima che il suo apporto sarà anche maggiore. I grani “antichi” a taglia alta non sono in grado di valorizzare le concimazioni di campo anche seguendo le più aggiornate indicazioni agronomiche; concimazioni necessarie per assicurare adeguate quantità e qualità dei raccolti, che in queste particolari varietà determinerebbero l’allettamento della coltura con conseguente danno produttivo (e qualitativo).

 

Il curatore ringrazia il dott. Luigi Cattivelli direttore del Crea di Fiorenzuola d’Arda per la revisione critica del testo. 

 

FINE PRIMA PARTE 

(La bibliografia di riferimento, sarà fornita al termine di questa quarta puntata -seconda parte-). 

  



ALESSANDRO CANTARELLI

Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria dell' Università Cattolica del Sacro Cuore a  Piacenza. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma e Piacenza (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizi Provinciali), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma.Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.



 


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